Rivista di Ornitologia, Ornitocoltura, Ornitofilia e fotografia Naturalistica
 

La posta dei lettori ALCEDO N. 10/2003

 SULLA MALATTIA DEGLI OCCHI GONFI
Sono Claudia di Camerino ho letto l'articolo pubblicato nel n.° 2 della rivista Alcedo mese di Marzo/Aprile 2003 (La malattia degli Occhi Gonfi nei canarini).
Vorrei sapere qual è il farmaco più idoneo da utilizzare per trattare alcuni soggetti affetti da questo disturbo e come dosarlo. E' necessario trattare anche gli altri soggetti sani? Se hanno i piccoli che si alimentano da soli (40-45 giorni) il dosaggio è lo stesso?
Le malattie respiratorie con quale farmaco vanno trattate?
In attesa di un gentile riscontro invio distinti saluti.
Claudia, e-mail

Risponde il Dr. Gino Conzo
Poiché, come già è stato illustrato nell' articolo da Lei citato, la malattia in questione è generalmente sostenuta da più di un agente patogeno la scelta nel medicinale da utilizzare può cadere, a seconda del caso, su più di un principio attivo o su associazioni di farmaci. Le infezioni da Chlamydiophila psittaci possono essere trattate con Doxiciclina (da 200mg/litro se somministrata in acqua da bere fino ad 1gr./kg se addizionata al pastone) per un periodo prolungato (30-40 giorni). Le infezioni da altri agenti batterici (E.coli, Stafilococchi, Streptococchi, ecc.) possono essere combattute impiegando diverse molecole antibiotiche la cui scelta, data l'elevata antibiotico-resistenza mostrata spesso da questi germi, deve necessariamente essere subordinata alle indicazioni fornite dagli esami di laboratorio (isolamento del batterio ed antibiogramma).
Nel caso vi sia in allevamento un focolaio di tale malattia conviene trattare tutti i soggetti presenti nello stesso ambiente di quelli malati, piccoli compresi (per i quali è necessario impiegare la stessa dose considerata per gli adulti).
Le malattie infettive dell'apparato respiratorio possono essere sostenute da microrganismi (virus, batteri, funghi, parassiti) molto diversi tra loro; ne deriva che il trattamento da eseguire (ove possibile) deve necessariamente conseguire ad una diagnosi corretta, da formulare anche nei casi di malattie respiratorie d'origine non infettiva (tossica, allergica, ecc.).


 QUESITI VARI SULLA SPIRULINA
Gentilissima redazione,
invio questa e-mail innanzitutto per complimentarmi con voi che rendete questa rivista sempre più interessante e, in secondo luogo, per avere se possibile, un chiarimento riguardo un dubbio che mi è sorto.
Dopo aver letto l'articolo sulla Spirulina, comparso sul numero di Gennaio 2003, e aver appreso tutti i benefici che apporta, ho pensato di iniziare ad utilizzarla.
Il dubbio che mi è sorto è il seguente: essendo la Spirulina ricchissima di pigmenti (verde, blu, giallo e soprattutto arancio) e considerato l'alto contenuto di betacarotene (100 volte superiore alla papaia e 25 volte rispetto alle carote), il suo utilizzo durante il periodo della muta nei soggetti per i quali è vietata la colorazione "artificiale", può comportare delle variazioni di colore (es. giallo che diventa arancio) o semplicemente contribuisce ad intensificare il colore naturale del canarino?
Per quanto riguarda il dosaggio viene indicata una quantità da somministrare pari allo 0.5% - 1% (5 - 10 grammi per Kg di alimento) ma non viene indicata la frequenza; si può quindi introdurre regolarmente nell'alimentazione o è bene somministrarla saltuariamente (una volta a settimana, una volta al mese, ogni due mesi, etc.)?.
In attesa di un vostro riscontro, rinnovo i complimenti per la rivista e vi saluto cordialmente.
Marco Fissore, e-mail

Risponde Angelo Fumagalli
Egr. sig. Marco,
come ho scritto nell’ articolo, bisogna sempre tener presente che la Spirulina è un prodotto completamente naturale e di conseguenza anche i vari pigmenti in essa contenuti (verde, blu, giallo e arancio) - a differenza dei "coloranti" artificiali presenti sul mercato - vengono prodotti dalla natura e quindi, in generale, favoriscono l'intensità dei colori e non dovrebbero alterare in alcun modo le varie tonalità del piumaggio. Questo in linea del tutto teorica, che però, ho potuto verificare personalmente nella pratica di allevamento. Purtroppo non ho esperienza diretta sugli "effetti" della Spirulina sul mantello dei canarini, in particolare dei canarini gialli, ma penso che anche in questo caso si limiti ad intensificarne il colore. Questa ipotesi l'ho dedotta verificando gli effetti della Spirulina sul piumaggio dei giovani Cardellini. Infatti, somministrando Spirulina giornalmente, nella dose dello 0,5%, a partire dalla fase di svezzamento fino a muta ultimata, non ho notato alcuna alterazione dei colori originali, propri del cardellino, ma solo un incremento dell'intensità dei colori stessi. In particolari il colore giallo della barratura alare non subisce alcuna variazione di tonalità, non diventa né arancio né giallo oro, ma rimane di un bel giallo intenso.
Per verificare che la Spirulina agisca allo stesso modo anche sul piumaggio dei canarini gialli, il mio consiglio, rivolto a Lei ed a tutte le persone interessate, è quello di eseguire delle prove su un numero limitato di novelli, fornendo Spirulina giornalmente - nella dose dello 0,5% - a partire dalla fase di svezzamento e fino a muta completata. Al termine della muta, verificando la differenza di colore tra questi soggetti e quelli "non trattati" con la Spirulina, io credo che Lei potrà avere una risposta certa ed inequivocabile, una prova "provata", alla Sua domanda.
Per quanto riguarda la frequenza di somministrazione, nell'articolo a cui Lei fa riferimento tale aspetto è riportato in modo preciso, probabilmente le sarà sfuggito, infatti è scritto testualmente:
"La Spirulina può essere somministrata agli uccelli durante tutto l’arco dell’anno, in modo particolare se ne consiglia la somministrazione giornaliera nella fase di preparazione dei riproduttori, ovvero nel periodo pre-cove, nel periodo riproduttivo e durante la muta".


 CONSIGLI SULLA GESTIONE DELLE UOVA CON I CARDELLINI
Salve dott. Natale.
Le scrivo di nuovo per alcuni consigli. Finalmente sono alla mia prima esperienza riproduttiva. Una femmina di Cardellino ha iniziato la costruzione del nido un paio di giorni fa ed oggi, in fretta e furia, l’ha ultimato probabilmente perché pronta per la deposizione (ha il ventre bello gonfio).
Sono veramente eccitato, però volevo dei consigli. Devo sostituire le uova deposte con le finte?
Devo togliere il maschio a fine deposizione e rimetterlo quando?
In tal caso, devo separarlo dalla femmina ma tenerlo in vista o devono solo sentirsi?
Grazie mille!
Renato, e-mail

Risponde Massimo Natale
Gentile Renato
conviene sempre procedere con la sostituzione delle uova, in modo da consentire una schiusa simultanea. Inoltre, le consiglio di non togliere il maschio, ma di dividerlo col separé in modo che “i due” possano vedersi. In ogni caso, stia attento a questa ultima operazione, spesso poco gradita dalla cardellina, soprattutto per la riduzione dello spazio di volo. Se vede che il maschio non sfilaccia il nido, al limite, osservandone periodicamente il comportamento, può provare a lasciarlo assieme alla femmina, proprio per non rischiare che lei, sentendosi eccessivamente disturbata, molli tutto. Eventualmente, se infine deciderà di porre il separé, lo metta dopo la deposizione del 4° uovo, in modo che le placche di incubazione siano già ben mature, ciò che scongiura spesso un abbandono del nido da parte della femmina.


 IN BREVE
Del Sarto Luca, di Lucca, ci invia un fax in cui chiede se l’ibrido di Messicano x Canarina sia fecondo.
Da quanto riferito, in passato ed anche in tempi recenti, da affidabili allevatori, pare che taluni F1 maschi ottenuti con la Canarina siano pienamente fecondi, ed in grado di generare R1 a loro volta ad alto indice di fecondità. Rimane pur sempre un fondo di dubbio sulla mancata documentazione fotografica dell’intera faccenda, tuttavia è pur vero che questo simpatico e robusto Carpodaco, dall’incredibile rusticità e duttilità, nonché impareggiabile balia per specie “difficili”, non finirà mai di stupirci.
Il sig. Loretti Marco, avendo ottenuto da una coppia di Verdoni una femmina Lutino, ad occhi rossi, ci chiede per e-mail se tale caratteristica sia pregiudizievole per la vista ed inoltre come selezionare al meglio tale mutazione nel Verdone.
Come già analizzato a proposito della mutazione Albino (Alcedo n.1, Gennaio 2002, ed Alcedo n.3 Maggio 2003), la più estrema tra quelle “riduttive”, ossia in grado di eliminare i pigmenti melanici, l’occhio rosso si accompagna spesso a carenze visive, il cui livello di gravità dipende, oltre che dal tipo di mutazione (la Albino è più invalidante di Lutino e Satinè), anche dalla linea selettiva seguita: la strada della consanguineità probabilmente induce un peggioramento anche del residuo visivo.
Riguardo invece la selezione della Lutino, senza dubbio ottimo è l’accoppiamento in purezza, ossia Lutino x Lutino, o Lutino x Agata. La invitiamo comunque a leggere con attenzione la nota presente in questo numero sugli effetti reali a livello del piumaggio della mutazione Lutino e sui conseguenti bisticci selettivi.
Il sig. Bernetti Christian, per e-mail, ci chiede
se oltre ai fiori del Dente di Leone, può somministrare ai Canarini anche le foglie, ed in quale quantità.
Le foglie di fresca raccolta di Dente di Leone o Tarassaco (Taraxaxum officinale), sono ottime per i granivori, e molto superiori alle comuni insalate, essendo annoverate tra le erbe mediche. La raccomandazione, valevole per tutti i tipi di verdura, è quella di fornirle con parsimonia, nella misura di una foglia di media grandezza per coppia ogni 2-3 giorni, ed ai genitori con piccoli dopo la prima settimana di vita. Per ulteriori approfondimenti, rimandiamo all’articolo già pubblicato sul n.1 di Alcedo Gennaio 2002.


 CONTRIBUTI DEI LETTORI SUL TEMA DEGLI ESTRUSI

In seguito all’articolo comparso sul numero 2 di Alcedo (Esperienze personali con gli estrusi), abbiamo ricevuto moltissime testimonianze da parte dei lettori, alcune delle quali di seguito riportate. Come sarà possibile notare, le conclusioni dedotte sono spesso discordanti, tuttavia sembra prevalere lo scetticismo tra gli allevatori di granivori, ed invece una certa euforia tra gli allevatori di Pappagalli, a conferma dei sostanzialmente diversi processi digestivi a carico di queste diverse classi di uccelli.
Da parte nostra, evitiamo ancora qualsiasi conclusione in merito, limitandoci a dare spazio ai vostri contributi. Crediamo che per il futuro gli estrusi avranno un posto di prim’ordine nell’ambito dell’alimentazione per uccelli ornamentali, tuttavia, in attesa che le ditte abbiano a produrre dei rigidi e certificati protocolli di ricerca e sperimentazione, raccomandiamo agli allevatori di avvalersi della prudenza, e di utilizzare eventualmente l’alimento col criterio della somministrazione a “campione”. 

Giovanni Salimbene, Milano, allevatore di Psittacidi e altri Pappagalli
“Gentile redazione, in seguito all’articolo pubblicato sul numero Marzo del bellissimo periodico Alcedo, vorrei proporre la mia testimonianza in merito alla “questione estrusi”.
Nell’ambiente dei Pappagalli, ma anche dei granivori come riferito da qualche amico, gli estrusi hanno risolto molti problemi, in particolare per ciò che riguarda la possibilità di eliminare i semi, o quanto meno sostituire quei semi a più alto rischio e maggiormente responsabili di diarrea e forme enteriche, come il girasole. Personalmente, utilizzo gli estrusi ormai da quattro anni, e devo ammettere di aver notato pochissimi problemi, e concentrati quasi esclusivamente nel primo periodo di passaggio dai semi agli estrusi. Certo, è fondamentale integrare comunque l’alimentazione con frutta e verdura, e personalmente devo dire di aver anche migliorato le performance riproduttive, con ottenimento di un maggior numero di covate e di pulcini svezzati. E’ sicuramente  necessario rispettare le regole di base, sia in termini di passaggio graduale, sia in termini di igiene di attrezzature e contenitori. Attenzione, dunque, a criminalizzare un alimento che nel futuro potrà risolvere molti dei nostri problemi di allevatori.”
 

Maione Domenico, Spoltore (PE), allevatore di Ondulati e Canarini di forma e posizione
“Circa due anni addietro, leggendo le riviste ornitologiche, mi ero imbattuto in diversi articoli positivi sugli estrusi: mancanza di batteri, di muffe, di polvere, maggior contenuto di proteine, senza preparazione di pastoni e semi germinabili, con conseguente risparmio economico e di tempo.
Ricordando le mie esperienze di tanti anni fa, quando allevavo i pastori tedeschi, ed i vantaggi derivati dall’entrata  in commercio dei mangimi sottoforma di crocchette (non avevo più bisogno di sporcare casa, più tempo a disposizione per i miei cani, risparmio economico e soprattutto ottima crescita fisica dei cani), decisi senza mezzi termini di usare gli estrusi con le specie da me allevate: ondulati, canarini norwich e gloster . In quel periodo ero molto occupato nel lavoro e il tempo a mia disposizione era molto limitato, inoltre si avvicinava una  partenza a settembre per un aggiornamento fuori dall’Italia, ed ero per questo costretto a lasciare tutti gli uccelli alle cure di mia moglie. Decisi così di provare gli estrusi e approfittai per iniziare la somministrazione a fine cova, al passaggio nelle voliere.
Ho preferito così perché in voliera, stando tutti insieme adulti e giovani, si abituano subito ai nuovi alimenti. Nelle voliere per i primi tempi misi a disposizione semi, pastone ed estrusi di una nota ditta, seguendo attentamente tutte le istruzioni scritte sui sacchi, a disposizione sempre acqua fresca. Pian piano ha diminuito la quantità di semi lasciando comunque il pastone a disposizione. Dopo qualche settimana, finalmente, fornivo solo estruso, senza semi e cominciai a razionare il pastone, lasciandolo solo ai Norwich  per la colorazione.
Durante il periodo precedente alla mia partenza, circa un mese, sembrava che tutto andasse bene, piccolo inconveniente riscontrato le feci molli. Tra i  benefici elencati l’unico che non riscontravo era quello economico in quanto facendo i conti (che io tengo sempre, per non andare fuori e intaccare le entrate familiari), ho verificato  che il consumo, tra piccoli sprechi e quantità effettivamente consumate, sembrava alla pari con i semi, però mi accontentavo visto che ritenevo vi fossero altri benefici, come il risparmio di tempo, la mancanza di polvere, di germi, di anticrittogamici e di trattamenti chimici. Arrivò il giorno della mia partenza, preparai tutto nei minimi dettagli, lasciando tutte le direttive a mia moglie. Tutti i soggetti erano nelle voliere, e raccomandai di dare ad ogni tipo di uccello il suo estruso, il pastone  due volte la settimana per gli ondulati ed i Gloster e tutti i giorni  per i Norwich per la colorazione. Avevo raccomandato di servire sempre acqua fresca e per gli ondulati di mettere a disposizione ogni tanto per leccornia spighe di panico.
Al mio ritorno circa un mese dopo, trovai una situazione drammatica. Gli ondulati erano dimagriti a dismisura, con parecchie perdite, i Gloster presentavano un piumaggio arruffato, muta ferma e dimagrimento, ma senza perdite. I Norwich sembravano stare abbastanza bene ma il piumaggio non era serico come al solito. Chiesi cosa fosse successo a mia moglie, se per caso si fosse dimenticata di dare da mangiare in qualche occasione, mi disse che aveva seguito tutto ciò che avevo lasciato detto; dalle osservazioni che feci, capii che il problema erano gli estrusi, perché gli unici che erano morti e che stavano peggio erano gli ondulati: probabilmente l’estruso non era sufficiente per il loro fabbisogno e non avevano usufruito del pastoncino di cui non sono particolarmente ghiotti; invece i canarini in special modo i Norwich avendo a disposizione il pastoncino colorato tutti i giorni non ne avevano tanto risentito; i Gloster, al contrario, che avevano il pastone a disposizione per due volte la settimana, si sono mantenuti in discreta forma.
Immediatamente somministrai a tutti i semi e nel giro di un mese tutti i volatili si sono ripresi.  La rimanenza dell’estruso è stata  utilizzata come integratore sino alla fine della mia riserva.
Eravamo arrivati a fine ottobre ed era ora di accoppiare gli ondulati. Quell’anno fu disastroso: uova bianche, femmine che non hanno mai deposto un uovo, femmine apparentemente in buona salute che sono morte improvvisamente durante la cova, uova che non si sono mai schiuse. Invece con i canarini, anche se con un po’ di difficoltà, riuscii a ottenere qualcosa, ma dovetti comprare nuove balie per i Norwich e non affidarmi ai Gloster che ne avevano risentito quasi al pari degli ondulati.
Non voglio trarre nessuna conclusione, probabilmente ci saranno state delle complicazioni e degli sbagli da parte mia, ma so soltanto che in trenta anni di allevamento con i semi non mi era mai successo niente di simile. Con questo scritto non voglio colpevolizzare gli estrusi ma vorrei far riflettere chi dovesse avvicinarvisi, in moda che ognuno prenda le precauzioni che ritiene opportune.”

 Calabi Domenico, Roma, allevatore di Canarini ed Indigeni
“Mi chiamo Calabi Domenico e sono un vostro attentissimo lettore fin dal primo numero. Mi sono deciso a scrivervi dopo aver letto l'ultimo articolo, quello sugli estrusi. Sono pienamente d'accordo con chi ha scritto quell'articolo, e per questo mi sono deciso a dare il mio contributo.
Nella primavera-estate del 1998 avevo parecchie coppie in riproduzione con quel tipo di alimentazione. Tutti i miei volatili erano stati per tempo abituati alla suddetta dieta sin dal inverno precedente. Avevo adottato anche tutti gli accorgimenti del caso perché andassero in perfetta forma amorosa come consigliato dalla casa  produttrice, una nota ditta americana. Quell'anno in riproduzione avevo verdoni, cardellini, organetti ed anche loro mutazioni, e canarini a fattore rosso, più altre coppie in ibridazione. Per rendere l'idea, posso dirvi senza ombra di dubbio che solo le coppie di canarini sono partite quasi regolarmente. Con i canarini, i problemi più grossi sono iniziati durante l’allevamento dei piccoli, con muta interminabile ed un finale di colori smorti e slavati. Per quanto riguarda gli indigeni, su un totale dì venticinque coppie, sono  partite solo due coppie di verdoni ancestrali, ma all’età di circa cinquanta giorni, i novelli sono morti senza una plausibile spiegazione. Ad un primo esame, evidenziavano una muta incompleta e  un forte dimagrimento. Per quanto riguarda le coppie in ibridazione, una sola coppia su cinque è partita, più o meno regolarmente, Verdone x Canarina, due novelli, uno morto a pochi giorni, l’altro con problemi di barcollamenti e convulsioni. Questo soggetto è morto all’età di circa trenta  giorni. Dopo quel annata cosi disastrosa sono tornato ai cari vecchi semi, naturalmente germinabili, e non si è mai più verificata una cosa del genere. Tutte le coppie sono andate in calore normalmente, non  si sono verificati problemi di muta o quant’altro. Inoltre i cardellini a fine muta hanno evidenziato  una netta e ben colorata mascherina di color carminio, ed i tempi della muta sono stati pienamente rispettati. Da questa mia personale e negativa esperienza, posso dire che la differenza (in positivo) 1’hanno fatta proprio i tanto maltrattati semi, con i quali  generazioni di allevatori hanno allevato le loro nidiate. Spero con queste mie righe di non avervi annoiato ma era da parecchio che ci tenevo a scrivere questa mia esperienza con gli estrusi, spinto anche dal bellissimo articolo di ALCEDO. Anche io credevo nel famoso miracolo degli estrusi, ma il miracolo ahimè non c’è stato, anzi solo offrendo il meglio ai nostri beniamini(vedi semi germinabili, verdure di campo nelle varie stagioni ecc. ecc.) possiamo ottenere il massimo dei risultati.”

 

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