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NUOVE
PROPOSTE DELL’AIAD PER SNELLIRE LE PRATICHE CITES
Gentile Alcedo, invio del materiale, relativo alle
richieste ufficializzate da parte dell’AIAD ai
ministeri competenti nei giorni scorsi. Ne chiedo la
pubblicazione sulla rivista.
Camillini Virgilio
Al Ministero Dell’Ambiente e Della Tutela del
Territorio Serv. Cons. della Natura-Autorità di
Gestione CITES Via Capitan Bavastro n 174 00154 ROMA
Al Ministero Delle Politiche Agricole e Forestali
Corpo Forestale Dello Stato-Servizio CITES Centrale
Via G. Carducci 5 00187 ROMA
Al Ministero Dell’Ambiente e Della Tutela del
Territorio Via Cristoforo Colombo 44 00147 ROMA
Alla Segreteria della Commissione Scientifica CITES
Via Capitan Bavastro 174 00154 ROMA
Al Ministero delle Attività Produttive Via Molise 2
00187 ROMA
L’AIAD, considerate la complessità della normativa
concernente le questioni in oggetto, nonché le
problematiche emerse dall’applicazione delle relative
procedure, si fa promotrice di una proposta di
modifica delle disposizioni in essere.
D’altra parte, a suo tempo, il decreto 3 maggio 2001
aveva imposto il registro di carico e scarico a tutti
i settori, mentre, dopo soli otto mesi, il decreto 8
gennaio 2002 ha esentato dalla tenuta del Registro i
dettaglianti di borse, scarpe, pellicce, statuine,
oggettistica in genere; chi effettua la vendita di
caviale, poi, non solo è stato esentato dalla tenuta
del Registro, ma anche dal rilascio di alcuna
certificazione di provenienza.
A nostro modo di vedere, le disposizioni in materia
non possono non tener conto che il SELVATICO è cosa
diversa dal DOMESTICO. La CITES ha lo scopo di
tutelare le specie di flora e fauna selvatiche
minacciate di estinzione.
Solo prevedendo deroghe e semplificando le procedure
di legge si incentiva il domestico, tutelando, nel
contempo, il selvatico.
Ormai da tempo gli operatori del settore sono in
difficoltà nel reperire animali comuni allevati,
dedicandosi ad altre specie in esenzione: in questo
modo avremo un numero eccessivo di animali di alcune
specie, mentre altre andranno estinte.
Il futuro, a nostro avviso, non è legato alla
quantità, ma alla qualità e varietà delle specie
allevate.
Punto 1 - PROBLEMI TESTUDO EUROPEE
Da pochi giorni si è conclusa la seconda edizione
della mostra di tartarughe terrestri a Cesenatico,
Tartarughe Beach 2003, un evento straordinario, unico
nel suo genere a livello Europeo, con una presenza di
10.000 persone venute da tutta Italia: ciò dimostra
che l’interesse per questi animali è notevole,
compreso quello dei più piccini.
Va ricordato che, dalla sanatoria del 1994, non sono
più stati rilasciati CITES, causando un danno sotto
tutti i punti di vista
La nuova circolare ministeriale in materia fissa
procedure particolarmente complesse e laboriose,
vanificando l’interesse generale degli allevatori, che
cosi si limitano alla sola denuncia di nascita,
continuando a smistare migliaia di animali simulando
la donazione.
Dal 1994, infatti, gli operatori commerciali attendono
di poter reperire tartarughe da commercializzare,
mentre, da parte loro, molti allevatori sostengono di
non essere disposti neppure a farle nascere, non
avendo più sbocchi di collocazione. D’altra parte,
aumentano le richieste di appassionati che vorrebbero
acquistarne e non le trovano o, quando le reperiscono
presso gli allevatori, che potrebbero solo donarle, si
sentono fare delle richieste di anche 350 euro per
ciascun animale.
Visto il sondaggio di Tarta Club Italia, dal quale
risulta una presenza di testuggini terrestri in
cattività nei giardini Italiani stimata in oltre 5
milioni di esemplari, AIAD ritiene di potersi spingere
oltre, sostenendo che il numero è sicuramente
superiore e che quindi è necessario e urgente
intervenire sulle norme in vigore regolamentando il
settore con la massima semplificazione.
Va poi evidenziato che il mercato illegale di
tartarughe terrestri è concentrato sui soggetti
selvatici adulti. Dunque, considerato che dal 1994 è
sempre stata denunciata la nascita degli esemplari
regolari, il domestico fino ad una età di cinque anni
non contrasta in nessun modo con gli aspetti di
illegalità, ravvisandosi, a maggior ragione,
l’esigenza di una semplificazione della procedura.
L’AIAD, vista la proposta di modifica delle procedure
predisposta dall’Associazione Tarta Club Italia,
dichiara di condividerne il Metodo tecnico, e pertanto
chiede:
1- Esenzione registro carico/scarico e previsione di
una scheda allevamento molto semplice, consegnata una
tantum, per allevatori e commercianti, col solo
obbligo di denuncia nascite e decessi e marcaggio con
vernice per ceramica e vetri, come da proposta tecnica
del Tarta Club. Al momento della vendita compilazione
del foglio di cessione. Questa procedura a valere per
i soggetti fino ai 5 anni; poi si provvederà ad
effettuare le 2 foto identificative che verranno
allegate al documento CITES, con rinnovo delle stesse
ogni 5 anni e vidimazione dell’ufficio CITES.
2- Rilascio, entro 10 giorni, dei certificati da parte
degli uffici CITES territorialmente competenti a tutti
gli allevatori che abbiano compilato la scheda
allevamento e regolarmente denunciato le nascite.
3- Nessuna imposta. Siamo contrari alla richiesta
dell’imposta di euro 15,49, in quanto un allevatore va
sostenuto per il suo fondamentale ruolo di
salvaguardia delle specie. Si propone venga rilasciato
un attestato ad ogni allevatore autorizzato: in questo
modo tutto il sommerso verrà portato alla luce,
emergendo il fatturato disperso dal 1994, con vantaggi
sicuri anche per lo Stato Italiano.
PUNTO 2 - PROBLEMI ANNESSO 3 - AMPLIAMENTO E
SEMPLIFICAZIONI
Vista la complessità delle procedure e considerato che
si tratta di animali il cui prelievo in natura risulta
inesistente, è necessario ed urgente che l’Annesso 3
venga ampliato e che siano adottate tutte le
semplificazioni.
AIAD CHIEDE:
1- Ampliamento Annesso 3: si è predisposto un elenco
ristretto, che raggruppa le specie più comunemente
allevate sul nostro territorio (si allega elenco già
fattovi pervenire il 27/01/03).
2- Esenzione registro carico/scarico su Annesso 3;
obbligo di compilare scheda allevamento (Annesso 2 )
da consegnare una tantum; obbligo di denuncia nascite.
PUNTO 3 - Considerazioni su proposta di modifica Legge
150/92
AIAD CHIEDE:
che si tenga conto delle problematiche di gestione di
tutto il comparto commerciale, impegnandosi a
semplificare le procedure sul prodotto interno
Domestico Allevato, che in tal modo sarà incentivato,
riducendosi il bracconaggio sul selvatico/illegale.
Sin da oggi AIAD si rende disponibile a partecipare ad
un Tavolo istituzionale intorno al quale sieda
chiunque, esponenzialmente, possa contribuire al buon
esito dei lavori.
PUNTO 4 - SANZIONI
Le sanzioni applicate ad allevatori, amatori e
negozianti, corrispondenti a 3.098,00 euro, si sono
rivelate un disastro. Per effetto del passaparola
molti allevatori hanno interrotto di coltivare il loro
hobby e numerosi negozi hanno addirittura chiuso. E’
inammissibile che la sanzione prescritta sia uguale
per tutti i casi di infrazione, senza prevedere le
debite differenze (ad esempio, c’è certamente
differenza tra chi viene sorpreso senza Registro e
chi, pur tenendo il Registro, non ha trascritto le
nascite sullo stesso entro i termini, o ancora ha
compilato il Registro commettendo semplici
irregolarità formali).
Si tratta, in ogni caso, di meri inadempimenti
documentali, i quali poco hanno a che fare con
l’obiettivo della CITES, che ha come scopo precipuo il
controllo del commercio internazionale di flora e
fauna selvatica.
AIAD CHIEDE:
REVISIONE del sistema Sanzionatorio e SANATORIA delle
infrazioni contestate dopo l’istituzione del Registro
di carico e scarico, ovvero RIDUZIONE delle relative
sanzioni amministrative.
L’Associazione AIAD, infine, ritiene che ogni
soluzione del problema debba essere ricercata nelle
appropriate sedi Istituzionali e perseguita mediante
l’audizione degli Organismi scientifici e delle parti
sociali ed economiche interessate. Attendendo un
cortese riscontro, desideriamo ringraziarLa per
l’attenzione prestata, augurandoLe buon lavoro.
Distinti Saluti,
il Coordinatore Nazionale
Virgilio Camillini
E-mail:
camillinivirgilio@libero.it
Fax 0541 623425
AIAD, Associazione Italiana Animali Domestici
Aderente alla CONFESERCENTI, via Nazionale 60, 00184
ROMA
tel 06 47251- fax 06 4746556-e-mail:
confes@confesercenti.it
PIANTE PER VOLIERE
Sono un allevatore di Caserta, abbonato alla
meravigliosa rivista ALCEDO.
Ho letto in un numero della rivista (luglio 2002) l'
articolo di Angelo Fumagalli " La voliera” e volevo
un’informazione.
Siccome dovrei costruire delle voliere simili e vorrei
usare anche io le colonne di edera per schermare le
cassettine nido esterne, che danno alle voliere un
aspetta naturale e molto gradevole, avrei due domande
da porre.
L' edera attaccata alla rete se viene mangiata dagli
uccelli non è tossica?
E se l' edera è tossica, quale sistema viene usato per
non farla mangiare ?
Io avevo pensato di metterci delle rose rampicante al
posto dell' edera.
Ringrazio anticipatamente,
Esposito Raffaele, e-mail
Risponde
il Angelo Fumagalli
L’edera comune (Hedera helix), in generale, ha
un livello di tossicità medio-basso ma che comunque è
sempre direttamente proporzionale alla quantità
ingerita. Chiaro che se ne venisse ingerita una grande
quantità può risultare anche letale. La concentrazione
delle tossine varia a seconda delle parti della
pianta. In particolare le bacche di edera sono molto
più tossiche delle foglie, specie se acerbe, ma ciò
non toglie che molti uccelli (merli, tordi, storni,
ecc.) se ne cibino in gran quantità senza evidenziare,
in apparenza, problemi di intossicazione. In realtà,
in voliera, gli uccelli granivori tendono a pizzicarne
le foglie ma non vanno oltre, anche perché le foglie
d’edera causano l’irritazione della lingua e delle
pareti della bocca, di conseguenza inducono gli
uccelli a non proseguire oltre.
Io, personalmente, è da oltre 20 anni che uso colonne
d’edera per mascherare ed adornare le mie voliere e
non ho mai adottato alcuna protezione per evitare che
gli uccelli possano venirne a contatto, malgrado ciò
non mi è mai successo di trovare un uccello
intossicato od addirittura morto per averne mangiato
le foglie, e si che ne sono passati di uccelli nelle
mie voliere: lucherini, verdoni, cardellini,
organetti, fringuelli, peppole, frosoni, cardinali
rossi, e altri.
Comunque, se Lei è indeciso se usare o meno l’edera
per le sue voliere le consiglierei di usare altri
rampicanti ritenuti “non velenosi”, ce ne sono di
tutti i tipi e per tutte le necessità: a foglia
caduca, sempreverdi, rifiorenti, perenni, annuali, può
scegliere quelle che meglio si adattano alle sue
esigenze. Oltre alle rose rampicanti da Lei citate
potrebbe utilizzare la vite del Canada, il gelsomino,
la glicine e le varie specie di clematidi, molto
indicate la Clematis armandi e la Clematis
flammula.
QUESITI VARI SUI
PADDA
Gentilissima Redazione di Alcedo, finalmente mi sono
decisa ed ho "adottato" un Padda femmina di colore
scuro che convive pacifica con il mio Diamante
Mandarino maschio. Volevo avere alcune informazioni
riguardo al regime alimentare del Padda, ma anche dei
miei canarini.
Posso somministrare del riso al Padda? Se si, deve
essere prima bollito? In che quantità? Quanto lo devo
lasciare nella mangiatoia?
Posso somministrare dei semi germogliati a tutti gli
uccellini? Come devo fare per averli germogliati ed a
che stadio del germoglio mi devo fermare? Anche qui:
che quantità e quanto devono essere tenuti nella
mangiatoia?
Infine volevo chiedervi se potevate darmi una ricetta
per fare un pastone all'uovo evitando di doverlo
comprare e se è possibile conoscere le singole qualità
e quantità di semi che compongono le miscele per
canarini ed esotici (Diamante e Padda), in modo da
poter comprare i singoli semi per poi mescolarli
insieme nelle giuste quantità.
Vi ringrazio per la vostra disponibilità!
Grazie e cordiali saluti
Merloni Luisa, e-mail
Risponde
Ivo Ginevra
Carissima Luisa
per rispondere ai suoi quesiti, bisogna sicuramente
scrivere moltissimo e lo spazio da dedicarle in questa
rubrica non è molto. Anche se i suoi quesiti
tradiscono una certa imperizia li apprezzo molto
perché sono più che legittimi e degni di chi ha
entusiasmo e voglia di apprendere, pertanto più che
meritevoli di risposte. Cominciamo subito facendo la
premessa che l'accoppiamento Diamante Mandarino per
Padda fino ad ora non è mai stato realizzato da alcuno
e questo fondamentalmente per le difficoltà genetiche
che si manifestano in tale ibridazione.
L'interrogativo sul riso è più che appropriato perché
il Padda è conosciuto come "uccello delle risaie" è
quindi logico che vivendo in tal posto si nutri di
riso, ma ovviamente non lo cucina di certo, pertanto
assolutamente da sconsigliare è la cottura. Può
tranquillamente somministrare il risone oppure la
rottura di riso che trova di certo in supermercato o
nei negozi specializzati per animali. Come quantità va
bene un cucchiaino scarso per mangiatoia. Al Padda
somministri tranquillamente un misto per uccelli
esotici di buona marca che puoi integrare con il riso
o con un po’ di miglio od avena. Anche per il
pastoncino ed il misto semi per i canarini le
consiglio di affidarsi ad una seria impresa
produttrice di mangimi perché oramai tutte attente e
specializzate ai bisogni alimentari dei nostri amici.
Purtroppo la metodica della germinazione dei semi è un
po’ complessa ed è adatta a chi possiede già della
esperienza, pertanto se vuole saperne di più le
consiglio di leggere i numeri 3, 4 e 5 della rivista
Alcedo anno 2002. In questi numeri troverà la
descrizione approfondita e tecnica della giusta
germinazione e somministrazione dei semi. Circa il
tempo da tenerli a disposizione degli uccelli, qui le
rispondo subito con un secco "vanno cambiati due volte
al giorno" per evitare la formazione di muffe, tossine
e di quanto possa essere dannoso per la salute.
UN RISULTATO
INASPETTATO
Gentile Redazione di ALCEDO, allevo prevalentemente
canarini lipocromici a fattore giallo ma da qualche
anno mi sono cimentato nell’allevamento dell’Agata a
fattore rosso e giallo mosaico nonché del bellissimo
Agata argento recessivo. Il mio quesito riguarda i
nati da un accoppiamento fatto in questa stagione
cove, per me appena volta al termine, tra un maschio
Agata a fattore bianco ed una femmina Agata giallo
mosaico. Devo precisare che la femmina a fattore
giallo è il frutto di pluriennali accoppiamenti fra
gialli, il maschio a fattore bianco deriva da
accoppiamenti tra Agata a fattore rosso e i medesimi
bianchi, ho sempre mantenuto divise le due linee, ma
quest’anno per necessità ho fatto il suddetto
accoppiamento. Due dei quattro novelli si presentano
di colore rosso, e fin qui niente di nuovo visti i
precedenti del maschio bianco, ma come mai gli altri
due sono argento? Non dovevano nascere solo
accoppiandoli fra loro, o accoppiandoli in caso con
degli argento dalla prossima stagione essendo
recessivi?. Dopo la visita di un amico allevatore,
nonché pluricampione italiano con gli Agata argento,
ci siamo entrambi chiesti se i due canarini in
questione non siano degli avorio e la mancanza di
lipocromo non sia dovuta ad una degenerazione
derivante dall’azione del bianco. Vi sarei grato per
una delucidazione. Prima di lasciarvi volevo dare un
parere su un antiparassitario molto efficace quale
Atoxan5, in vendita nei magazzini agricoli,
nebulizzandolo nell’aria, dopo aver tolto mangiatoie e
beverini, è un ottimo repellente per acari e pidocchi
e non è tossico per gli uccelli. Come ultima, sarebbe
molto interessante leggere su Alcedo un articolo sulla
discussa doratura del piumaggio. Sono sicuro che certi
alimenti interferiscano sul lipocromo, ma sono anche
convinto che si tratti di struttura della penna e cioè
parte del patrimonio genetico.
Ringraziando per la magnifica rivista, porgo distinti
saluti
Gabriele, e-mail
Risponde
Diego Crovace
Gentile sig. Gabriele,
di fronte a manifestazioni fenotipiche per le quali,
sulla scorta delle informazioni genotipiche e
fenotipiche di cui si dispone, non è possibile fornire
una spiegazione logica, si rende necessario compiere
un’indagine a posteriori, prendendo cognizione dello
stato dei fatti su cui è possibile formulare,
oggettivamente, una precisa valutazione.
Si tratta, in sostanza, di addivenire alla soluzione
di un fatto parzialmente o totalmente ignoto (le
caratteristiche genotipiche dei genitori) attraverso
l’esame di un fatto noto (le caratteristiche
fenotipiche dei due figli che appaiono di colore
bianco).
La prima cosa che dovrà fare è di verificare il colore
della pelle dei due canarini bianchi, la quale potrà
essere:
- violacea, per assenza di lipocromo;
- giallognola, per presenza di lipocromo.
Nel primo caso si tratterà di bianchi recessivi e,
pertanto, avrà acquisito un fatto noto attraverso il
quale è ora possibile conoscere il fatto in precedenza
a Lei ignoto: la femmina agata giallo mosaico è
portatrice del carattere recessivo bianco che,
verosimilmente, è rimasto latente nei soggetti del suo
ceppo di agata giallo mosaico fino al giorno in cui si
è manifestato per mezzo dell’accoppiamento in
argomento.
La seconda circostanza potrebbe essere spiegata col
fatto che il maschio da Lei utilizzato per
l’accoppiamento sia:
- bianco dominante e bianco recessivo
contemporaneamente (in questo caso il maschio sarebbe
fenotipicamente bianco recessivo - per effetto
epistatico prodotto da quest’ultimo -, e geneticamente
sia bianco dominante che recessivo);
- rosso avorio ovvero portatore di rosso avorio
(considerati gli accoppiamenti di provenienza del
maschio avvenuti con soggetti a fattore rosso, come da
Lei descritto).
In questo caso i due canarini nati sarebbero:
- bianchi dominanti;
- certamente delle femmine (poiché se fossero dei
maschi sarebbero evidenti, sia pur marginalmente, le
soffusioni giallo-arancio – colore dovuto alla
commistione delle due differenti espressioni
lipocromiche dei genitori) e in esse non si
evidenzierebbe il lipocromo non già per un effetto
degenerativo del bianco (che, peraltro, non esiste),
ma per la riduzione del lipocromo dovuta alla
mutazione dominante;
- portatori di bianco recessivo.
Tuttavia, quest’ultimo caso non dovrebbe riguardarLa
perché sono tanti i fattori che avrebbero agito
congiuntamente da non essersi accorto della loro
presenza in passato.
Qualora il colore della pelle dei due figli non fosse
violacea, potrebbe essersi realizzata un’altra
circostanza: i due soggetti sono comunque dei giallo
mosaico, ma probabilmente femmine e talmente gessate
da non evidenziare le zone di elezione.
Quest’ultima ipotesi è poco ricorrente, ma possibile:
attenda che i due soggetti abbiano ultimato la muta,
potrebbe intravedere del lipocromo in prossimità delle
zone di elezione.
DUBBI SUI SATINE’
Sono piccolo "allevatore"(allevo solo 4 coppie
all'anno) da oramai diversi anni, cambiando ogni tanto
il tipo di canarino.
Quest'anno ho recuperato da un allevatore:
1 coppia di Isabella opale gialli
2 coppia di satinè gialli
1 coppia maschio isabella giallo e femmina satinè
gialla.
Preciso che non so se esistano anche altri colori di
Isabella Opale e che è anche per questo che sono
abbonato ad Alcedo, cioè per imparare a conoscere le
varie razze e soprattutto distinguere un agata da un
isabella o da un bruno cioè, mi piacerebbe ogni volta
che VEDO un canarino in fiera (per esempio) potere
riconoscere da me la razza e il colore, senza dover
leggere la descrizione sulla gabbietta.
Volevo a tal proposito chiedervi:
da una delle due coppie di satinè (che sono gialli con
delle striature più scure, che penso siano
caratteristica della razza come se non sbaglio
l'occhio rosso)oltre ad altri piccoli come loro mi è
nato un canarino giallo, senza le striature, e
anch'esso ad occhi rossi.
Volevo sapere a cosa è dovuta questa nascita e come
viene definito (tipo di razza e colore)questo tipo di
canarino e anche se è un lipocromico o melanico.
Spero che mi possiate aiutare.
Spero anche che più avanti, su Alcedo, nella rubrica
per i neofiti vengano spiegate le cose sopra citate
(Differenze e distinzione tra una razza e l'altra).
Franco, e-mail
Risponde la Redazione
Gentile sig. Franco
onestamente è un po’ difficile darle una risposta
senza vedere i soggetti, maneggiarli, soffiare il
sottopiuma etc. Comunque, le ipotesi sono due: o dalla
coppia di Satinè ha ottenuto un soggetto Lutino (Satinè
senza disegno), oppure ha ottenuto un lipocromico (acianismo
totale) ad occhio rosso (a base Satinè).
Riguardo la distinzione dei vari tipi di canarini,
avrà notato già dal numero di luglio, che abbiamo
iniziato una serie di articoli che trattano dei
diversi tipi di canarini, seguendo il metodo del
"giudizio virtuale".
IN BREVE
Il sig Luigi, appassionato di Serinus africani,
chiede se esista uno standard
del Serinus leucopygius e se per l’ibridazione vadano
bene delle Canarine Giallo mosaico.
Non crediamo esista un vero standard del Cantore
d'Africa. Si tratta di soggetti di non frequente
allevamento ed esposizione, per le quali vale la
regola di esporre soggetti mansueti, ben preparati
alla gabbia d’esposizione, e dai disegni netti. Simili
soggetti saranno sicuramente premiati dal giudice
coscienzioso.
Il Cantore d'Africa può certamente essere ibridato con
le canarine, ma diremmo meglio una verde o un'ardesia
che una giallo mosaico.
Il sig. Ciro da Gravina in Puglia chiede come
ottenere ibridi gialli tra Cardellino e Canarina con
la maschera bella rossa e come favorire un bel
colorito della maschera nei Cardellini.
Onestamente, vorremmo conoscere anche noi il sistema
(se mai esista) per ottenere ibridi chiari con
mascherina rossa. Noi continuiamo a credere che si
tratti di combinazioni, sicuramente favorite
dall’utilizzo in ibridazione di soggetti dotati di
anche piccoli segnali di acianismo (piumette chiare,
gola bianca, unghie acianiche). In ogni caso, abbiamo
già ammirato l’ibrido inseguito dal sig. Ciro, il
fantastico maschio figlio di Canarino Satinè x
Cardellina Lutino, pubblicato sul numero di novembre
2002, ed onestamente crediamo davvero che l’utilizzo
di soggetti mutati o portatori sia l’unica strada
certa per simili traguardi. Sulla maschera del
Cardellino, invitiamo ad un’attenta lettura degli
articoli presenti su questo numero inerenti la Cicoria
ed il Cartamo.
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