Rivista di Ornitologia, Ornitocoltura, Ornitofilia e fotografia Naturalistica
 

La posta dei lettori ALCEDO N. 13/2004

 UN WEEK-END NEL PAESE DEI CROCIERI
Grazie al lavoro di un gruppo di veri appassionati di ornitologia, ogni anno, si svolge in Austria un evento che può essere definito “lo show mondiale del Crociere”.
Quest’anno lo show si è tenuto nel weekend del 25 e 26 ottobre, a Stumm, una graziosa e tipica località Austriaca a pochi chilometri dal confine Italiano.
In una radiosa giornata autunnale, ho avuto il piacere di conoscere Michael Gandler ed il gruppo di suoi appassionatissimi amici. Michael, giudice ed esperto allevatore è uno dei più attivi ed entusiasti fautori di questa splendida ed inusuale esposizione ornitologica.
Ma veniamo ai fatti, in un luminoso ambiente messo a disposizione da un organizzatissimo garden center locale, ho potuto ammirare centinaia di crocieri in forma smagliante, esposti nelle tipiche gabbie da mostra in legno, tanto usate nei paesi di lingua tedesca.
C’erano soggetti di altissimo livello e di tutte le varietà che compongono la singolare famiglia del genere Loxia.
Oltre ai comuni crocieri ed ai bifasciati, erano presentati strepitosi Crocieri fasciati, minuscoli e ciarlieri Crocieri dell’himalaya ed infine anche degli imponenti Crocieri di Scozia.
Gli uccelli erano esposti in modo gradevolissimo ed ordinato, immersi in un verde scenario alpino, che, per la meraviglia dei visitatori, era stato creato ad hoc e delimitato da una sottile rete in nylon, trasformando così l’area espositiva, in un’enorme voliera, entro la quale, mentre osservavi i soggetti ingabbiati, venivi sorvolato da frotte di domesticissimi crocieri lasciati liberi di scorrazzare tra i visitatori, che hanno così potuto ammirarli a distanza ridottissima, mentre prendevano un bagno in una fontanella di acqua corrente o mentre, appesi a testa in giù, “tritavano” pigne di larice e abete, facendo gridare di gioia e meraviglia i numerosi bambini presenti, elettrizzati anche dal simpatico chiacchierio musicale che i ciarlieri uccellini, non hanno mai smesso di diffondere per l’intera giornata.
Contemporaneamente allo show dei crocieri, era allestita anche una esposizione di selezionatissimi volatili, tra i quali ricordo dei fiammanti Cardinalini del Venezuela, dei docili ed attillati ciuffolotti, degli zuffolanti ciuffolotti delle pinete, un gruppo di cardellini e lucherini in mutazione, dei diamanti di Gould di tutte le varietà ed infine, un buon numero di canarini di colore di ottima struttura e con un piumaggio invidiabile (specie alcuni verdi!).
Altra nota interessante, la presenza di allevatori ed appassionati venuti da tutta Europa, che, oltre a godersi lo splendido evento, hanno potuto scambiare tra loro preziose esperienze di allevamento ed anche vendere ed acquistare, bellissimi esemplari di crociere. Ma non solo. Erano infatti offerti nella sezione scambio, numerosi esemplari dei generi: Spinus, Carduelis, Pyrrhula, Achantis e molti altri, tutti in strepitosa forma (grazie ad un regime alimentare basato su semi boschivi ed erbe selvatiche molto praticato dagli allevatori Austriaci e Tedeschi).
Piacevole per i visitatori, la possibilità di abbinare uno show di uccelli ad uno shopping in un garden center, o ancora di pranzare discutendo di volatili, mentre si svolgeva l’esibizione di un gruppo folkloristico locale.
Insomma per chi ama la natura, gli uccelli ed i crocieri in particolare, lo show del club Austriaco è sicuramente un evento da non perdere!
Già fissata la data per il prossimo anno sarà il 30 e 31 ottobre 2004, credo nello stesso luogo (quando si dice organizzazione teutonica….!).
Per chi fosse intenzionato a visitare questa manifestazione sono a disposizione per informazioni.

Daniele Meroni
dmero@libero.it 


 QUESITI VARI E RHODIOLA
Gentilissima Redazione,
Sono un piccolo allevatore di indigeni e volevo complimentarmi con voi per la vostra bellissima e utilissima rivista e porvi alcuni quesiti.
Su un articolo apparso su un vecchio numero di Alcedo, si parlava dei molteplici benefici della Rhodiola rosea, ne ho fatto richiesta in varie erboristerie, ma sono riuscito a trovarla solo in capsule da 500mg, volevo quindi sapere che dosi devo utilizzare per i miei indigeni.
Che differenza c'è (se esiste) tra i semi ammollati e i semi germinati?
Per problemi di tempo, volevo alimentari i miei volatili con un misto di semi già pronto, essendo questo misto povero di scagliola (solo il 4-5%), è bene fornirgliela a parte? I miei animali sono alloggiati in un ambiente dove la temperatura non scende mai al di sotto dei 13°.
Vi ringrazio anticipatamente e aspetto al più presto una vostra risposta
Cordiali saluti, Michele

Risponde la Redazione
Gentile sig. Michele
la differenza tra ammollati e germinati è relativa al tempo di permanenza in ambiente umido: gli ammollati sono soltanto rigonfi, per aver sostato in acqua poche ore (10-20), avendo già iniziato il processo di attivazione, ma senza aver emesso dal guscio la radichetta di germinazione. I grani germinati, invece, non solo hanno iniziato il processo di germinazione, ma hanno anche emesso la relativa radichetta. In sostanza, dunque, ammollo e germinazione sono due diverse fasi cronologiche dello stesso processo.
Per il secondo quesito, viste le condizioni ambientali, diremmo senz'altro di fornire, a parte, anche ottima scagliola (canadese, per i motivi spiegati nel N.2 – Marzo 2002 di ALCEDO).
In merito alla Rhodiola, lasciamo la risposta al Dr. Massetani.

Risponde Stefano Massetani
L’utilizzo nei piccoli fringillidi dell’ estratto secco contenuto nelle capsule di Rhodiola rosea risulta essere subordinato alla scarsa quantità di pastoncino da essi ingerito.
Per questo l’uso della tintura madre è preferibile, ed alle dosi da me sperimentate con varie specie di carduelidi (fino a 15 gtt per beverino da 50 cc) per periodi continuati di almeno 5-7 giorni non ha mai dato alcun problema.
Personalmente non ho mai provato l’estratto secco in capsule, ma ritengo che una capsula contenente 500mg di E.S. miscelata a 100 g di supporto solido (p.es. glucosio, reperibile in farmacia od in pasticceria) e messo a disposizione dei soggetti in una linguetta, per ameno 5/7 giorni, sia ottimo in tutti quei casi di stress o muta difficoltosa per cui la Rhodiola risulta essere un ottimo rimedio.
Le consiglio di miscelare bene il contenuto della capsula in una eguale quantità di glucosio, aggiungendo via via alla miscela ottenuta una sempre uguale quantità di glucosio, continuando fino ad utilizzare tutti i 100gr. a disposizione
Per informazioni su dove trovare la tintura madre di Rhodiola rosea provi a seguire il link.
http://www.erbavita.com/ 


 OCCHI GONFI E VAIOLO
Egr. Dott. Conzo, allevo da alcuni anni canarini di colore, con attenzione particolare all’igiene e all’alimentazione. Dopo una stagione riproduttiva, che ritenevo più che soddisfacente, ho avuto l’incauta sventura di introdurre nel mio allevamento (per poter effettuare un rinsanguamento) due canarine, che a distanza di alcuni giorni hanno manifestato differenti aspetti patologici. La prima ha manifestato la patologia degli occhi gonfi e nel giro di pochi giorni è morta.
Alla seconda sono comparse a livello delle zampe alcune pustole che una volta seccate sono cadute;
Ho cercato di documentarmi, e ho appreso che nel secondo caso la malattia in oggetto poteva essere il vaiolo, seppur nella forma cutanea.
La cosa grave è che pur tenendo isolati (seppure nella stessa stanza) i due soggetti, l’infezione si è estesa a tutto l’allevamento, con l’aggravante dell’irruzione della forma difterica del vaiolo che insieme alla patologia degli occhi gonfi ha decimato il mio aviario.
Assodato che entrambe le malattie una volta manifestatesi non possono essere efficacemente combattute con alcun antibiotico e che nel caso del vaiolo è possibile vaccinare i soggetti prima che la malattia si manifesti, desideravo sapere:
una profilassi adeguatala da attuarsi per poter introdurre nuovi soggetti nell’allevamento senza nessun rischio; quando i soggetti finora sopravvissuti potranno ritenersi salvi; se i soggetti eventualmente sopravvissuti sono portatori sani delle malattie; se mi conviene iniziare tutto daccapo. Grazie per l’attenzione.
Distinti saluti M. D. D.

Risponde Gino Conzo
Il caso da Lei esposto permette ancora una volta di sottolineare quanto sia importante mettere in quarantena i volatili di nuova acquisizione. Per questi nuovi acquisti è fondamentale poter eseguire la quarantena in un locale differente da quello dell'allevamento giacché molte malattie possono diffondere facilmente e rapidamente se gli uccelli sono ospitati nello stesso ambiente.
Per poter rispondere con cognizione di causa ai Suoi quesiti sarebbe importante poter essere confortati da una diagnosi di certezza sulla/e malattie presenti nel suo allevamento che vada oltre il semplice sospetto basato sui sintomi clinici.
In ogni modo la migliore prevenzione (non solo per le malattie da Lei citate) è quella di quarantenare i nuovi canarini ed eseguire su di loro degli esami di laboratorio in modo da evidenziare eventuali agenti patogeni dei quali potrebbero essere portatori sani. Gli uccelli che superano il vaiolo ne risultano generalmente immuni per circa un anno e non sono considerabili portatori. Discorso diverso va fatto per la "malattia degli occhi" la cui complessa eziologia ed il coinvolgimento di più agenti patogeni rende frequente la possibilità che vi siano portatori sani tra gli uccelli che spontaneamente, o dopo trattamento (possibile in questa patologia), superano la malattia.
 


 IL CARDINALINO ISABELLA
Buonasera, innanzitutto complimenti per i suoi articoli su Alcedo.
M chiamo Tommaso e da poco tempo, insieme al papà della mia ragazza, abbiamo acquistato 8 coppie di cardinalini del Venezuela fra cui un maschio agata e una femmina bruna.
Sarei intenzionato ad iniziare una serie di incroci per arrivare ad ottenere soggetti isabella.
Avrei calcolato di poter riuscire ad ottenere:
1° anno un maschio passepartout (maschio agata x femmina bruna)
2° una femmina isabella (maschio passepartout x femmina agata)
3° anno un maschio portatore isabella (femmina isabella x maschio ancestrale)
4° un maschio isabella.
E' corretto il mio ragionamento?
Inoltre:
A) In un sito internet ho letto che i maschi ottenuti sarebbero da "scartare" Che tipo di maschi otterrei?
B)Per la conservazione delle uova in attesa del quarto è meglio conservarle su uno dei 2 poli a rotazione o distese? E’ sufficiente voltarle 1 volta al giorno?
C) Teoricamente quanti novelli dovrei ottenere da 8 coppie (con 2 o 3 covate) per ritenermi soddisfatto?
D) Potrei tenere nello stesso locale anche una coppia di gola tagliata?
Ringraziandola anticipatamente per la risposta

Risponde Massimo Natale
Gentile sig. Tommaso, il ragionamento è teoricamente corretto, e tale anche l’iter genetico, tuttavia vorrei farle notare che la mutazione Isabella, nel Cardinalino, è ormai già ben fissata, per cui personalmente “salterei” questi 4 anni di lavoro, ed acquisterei direttamente un bel maschio Isabella da accoppiare con una femmina Agata o Isabella. Nel caso di tale mutazione, l'accoppiamento con ancestrale è poco conveniente, in quanto incrocerebbe un diluito (isabella) con un ossidato (ancestrale), dando infine vita a dei soggetti isabella troppo marcati (quota melanica eccessiva proveniente dal parentale ancestrale). Le ricordo che un caposaldo della selezione prevede sempre di tenere rigorosamente separate la linea degli ossidati (Ancestrale e Bruno) da quella dei Diluiti (Agata, Isabella, Lutino).
B) Le uova, fino al 4-5° giorno possono essere conservate anche distese, senza particolari preoccupazioni, superato tale limite, è bene girarle quotidianamente sul polo opposto, verticalmente.
C) 8 coppie almeno 40 novelli.
D) Può tranquillamente tenere la coppia di Amadina fasciata nel locale riservato ai Cardinalini.
 


 A PROSITO DI FANELLI
Dopo avere espresso i miei più vivi complimenti per lo splendido servizio sui fanelli, vorrei sottoporre alla Vostra attenzione una personale esperienza su questa splendida specie di indigeni.
Da numerosi anni trascorro le mie vacanze estive in un villaggio turistico, in una delle più belle località del Salento, circondato da una splendida pineta ed a qualche centinaio di metri dal mare. La mia villetta si trova ai margine del complesso, ad una decina di metri da un gruppo di pini e dalla folta siepe che ne delimita il confine, dietro si estende un vasto campo dove pascolano le greggi.
Ogni estate sugli alberi vicini nidificano alcune coppie di cardellini ed io, rilassato sotto il porticato, ascolto il canto dei maschi posati impettiti sui rami più alti o sulla mia antenna televisiva.
Il primo giorno di vacanza di circa cinque anni fa, come ero solito, attendevo sotto il portico l’inizio del “concerto” dei cardellini; ma con mia grande meraviglia mi giunse un gorgheggio meno metallico e più melodioso.
Uscivo dal portico per osservare chi era il nuovo arrivato e notavo sull’antenna un uccellino, dalle dimensioni del cardellino, che spiegava il suo canto d’amore. L’intenso azzurro del cielo mi consentiva di vedere solo la sagoma nera e non i colori. Affioravano subito alla mia mente ricordi di ragazzo quando in Sicilia, in casa di un allevatore, avevo ascoltato il canto di uno “zuino”, il nome dialettale del fanello.
Al tramonto udendo nuovamente il “cantante” esibirsi al solito posto, correvo subito fuori e questa volta, il sole basso sull’orizzonte, lo illuminava in pieno facendo risplendere il magnifico rosso sul petto di un fanello.
Nei giorni successivi continuai le mie osservazioni e potei constatare che erano spariti i cardellini ed a loro posto si erano installate alcune coppie della nuova specie di fringillidi. Li vedevo scendere dai rami alti dei pini, in picchiata nella siepe, dove evidentemente avevano nidificato.
L’estate successiva attesi l’arrivo dei fanelli ma, invano, al loro posto tornarono a nidificare le solite coppie di cardellini. Da quell’anno l’evento non si è più verificato!
Ho voluto segnalarVi la mia esperienza perché contrasta con quanto affermato nell’articolo, che descrive la specie come tendente “a nidificare nelle zone cespugliose di montagna, ad altezza compresa fra gli 800 ed i 1300 metri “.
Da parte mia ipotizzo che quell’anno si siano verificate “condizioni particolari”, impalpabili da parte degli umani, ma avvertite degli uccelli, che hanno determinato la sosta di alcuni fanelli in un habitat inusuale per la loro specie.
Mi piacerebbe ascoltare la Vostra opinione in proposito.
Lecce, 20/12/2003 Eduardo Corsini

Risponde la Redazione
Gentile Dr. Corsini
è certo che il Fanello, pur prediligendo gli ambienti montani, nidifichi anche a livello del mare. Interessante sarebbe scoprire cosa (semi, clima, predatori, altro?), in quella particolare occasione, ha facilitato la colonizzazione della zona da parte dei Fanelli a scapito dei Cardellini e, più in generale, quale evento induca in una coppia la scelta della località a ridosso del mare rispetto alle zone di montagna.
In ogni caso, ringraziamo per il contributo, e invitiamo tutti gli appassionati a segnalarci le loro osservazioni, per migliorare le conoscenze sulla biologia di questo splendido e per certi versi ancora misterioso fringillide.


IL LOCALE D’ALLEVAMENTO
Cara redazione di Alcedo vi disturbo ancora per chiedervi di aiutarmi a costruire il mio allevamento dandomi dei preziosi suggerimenti.
(omissis)
Scusate della descrizione un po' complessa del edificio.
Una volta ultimati questi lavori vorrei rivestire il soffitto in cartongesso per diminuire la temperatura in estate e aumentarla in inverno. Comunque il locale verrà dotato di riscaldamento. L'uso del cartongesso è consigliato nei locali di allevamento o c’è pericolo che bestie o parassiti si annidino nell'intercapedine che esso forma con il solaio?
L'uso di estrattori e dei condotti di aerazione è consigliabile solo con i filtri?
Per la pitturazione vanno preferite determinate pitture?
Dopo aver risolto i problemi edili passiamo a dei problemi di posizione delle gabbie. Attualmente dispongo di 12 gabbie da cova, 12 gabbie 40x25cm, 3 gabbie da 120 ed una da 130 auto costruita. Ho pensato di distribuirle in questa maniera: le gabbie da cova sulla parete più lunga con le gabbie più piccole mentre le 4 gabbie più grandi tra le due finestre di fonte alle gabbie da cova. Per finire, in fondo al locale volevo costruire una voliera lunga come tutta la parete. Che ne pensate ?
Visto che voi di esperienze di allevamenti ne avete da vendere vi chiedevo anche se potevate darmi alcuni consigli sulla realizzazione di un sistema automatizzato per la fornitura di acqua visto che fino adesso non ho avuto tanto successo con alcuni esperimenti fatti.
Dimenticavo di chiedervi che gradazione di neon devo usare per illuminare il mio allevamento.
Grazie tante e ancora complimenti per la vostra bellissima rivista
Bernetti Christian

Risponde la Redazione
Gentile sig. Bernetti
con la premessa che è per noi molto difficile "immaginare" la situazione logistica basandoci sulla pur fedele descrizione da lei realizzata, tentiamo di rispondere ai suoi quesiti.
1. Non dovrebbe sussistere alcun problema dalla posa del cartongesso, cha appare materiale poroso non più d’altri, e comunque fermo restando che il controllo dei “vampiri” si esercita con un attento controllo di fondi, nidi e posatoi.
2. I filtri sono sempre utili, ma è sufficiente anche un filtro a maglie relativamente larghe, utile per evitare l'ingresso di zanzare ed altri noiosi insetti
3. Vernici ad acqua, ecologiche.
4. Sulle gabbie, onestamente non riusciamo a pronunciarci non vedendo "de visu" la situazione logistica, sulla voliera l'idea è ottima, e le misure idonee, utile per specie difficili o muta di novelli pregiati.
5. Riguardo la distribuzione dell'acqua, abbiamo osservato un ottimo sistema automatico, che sembra risolvere tutte le problematiche che finora hanno afflitto tali sistemi. Speriamo presto di proporre una specifica nota sulle pagine di ALCEDO.
Infine, Neon a luce solare (ma non a UV), ottimi i TLD/94 della Philips.


IN BREVE
Il sig Antonio, chiede
se esista l’obbligo di denuncia, presso gli uffici preposti, anche delle specie Carduelis c. major e C. caniceps.
Né il major né il caniceps dovrebbero essere compresi tra le specie indigene, e dunque, per tali specie (sottospecie) non dovrebbe essere prevista alcuna denuncia o autorizzazione. Onestamente, però, riteniamo che un'ispezione, condotta da personale certamente non in grado di distinguere un major da un normale, o un agata da un ancestrale, potrebbe rilevare delle irregolarità e creare non pochi problemi. Per tale ragione, almeno per major e mutazioni "leggere" (agata, bruno, pastello) consigliamo di richiedere regolare autorizzazione alla detenzione ed allevamento del cardellino. Per i C. caniceps, invece, nessun problema, sono soggetti assolutamente esotici.
Il sig. Giuseppe chiede alcune informazioni, per ciò che concerne la normativa per la detenzione e l'allevamento degli indigeni, cosa occorre per ottenere l'autorizzazione, se i locali devono essere abitabili, se può essere idonea una voliera nel giardino
.
Certamente, occorre entrare in possesso di esemplari inanellati, ceduti da allevatore autorizzato, che assieme agli esemplari fornisca altresì certificati di cessione e copia del proprio atto autorizzativo. In genere, entrato in possesso degli esemplari, è bene fare domanda presso la ripartizione faunistico venatoria, che previa visita dei locali (una voliera in giardino va benissimo) e verifica dei documenti e degli anelli degli esemplari, rilascia autorizzazione all'allevamento della specie.
Il sig. Ciro chiede
se possono essere forniti ai Fringillidi e Canarini i Bigattini vivi (larve di mosca Carnarie ) usati per la pesca.
Assolutamente no, in quanto larve di mosca carnaria, crescono nella carne imputridita, e sono un vero ricettacolo di batteri! Tali tarme andrebbero somministrate bollite e surgelate (ALCEDO n.1 del 2002). Ricordiamo inoltre che in commercio ormai esistono ditte in grado di offrire, già pronte (bollite, surgelate, confezionate) degli insetti anche migliori dei bigattini, vedi buffalo's e pinkies.

 

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