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UN
WEEK-END NEL PAESE DEI CROCIERI
Grazie al lavoro di un gruppo di veri appassionati di
ornitologia, ogni anno, si svolge in Austria un evento
che può essere definito “lo show mondiale del
Crociere”.
Quest’anno lo show si è tenuto nel weekend del 25 e 26
ottobre, a Stumm, una graziosa e tipica località
Austriaca a pochi chilometri dal confine Italiano.
In una radiosa giornata autunnale, ho avuto il piacere
di conoscere Michael Gandler ed il gruppo di suoi
appassionatissimi amici. Michael, giudice ed esperto
allevatore è uno dei più attivi ed entusiasti fautori
di questa splendida ed inusuale esposizione
ornitologica.
Ma veniamo ai fatti, in un luminoso ambiente messo a
disposizione da un organizzatissimo garden center
locale, ho potuto ammirare centinaia di crocieri in
forma smagliante, esposti nelle tipiche gabbie da
mostra in legno, tanto usate nei paesi di lingua
tedesca.
C’erano soggetti di altissimo livello e di tutte le
varietà che compongono la singolare famiglia del
genere Loxia.
Oltre ai comuni crocieri ed ai bifasciati, erano
presentati strepitosi Crocieri fasciati, minuscoli e
ciarlieri Crocieri dell’himalaya ed infine anche degli
imponenti Crocieri di Scozia.
Gli uccelli erano esposti in modo gradevolissimo ed
ordinato, immersi in un verde scenario alpino, che,
per la meraviglia dei visitatori, era stato creato ad
hoc e delimitato da una sottile rete in nylon,
trasformando così l’area espositiva, in un’enorme
voliera, entro la quale, mentre osservavi i soggetti
ingabbiati, venivi sorvolato da frotte di
domesticissimi crocieri lasciati liberi di scorrazzare
tra i visitatori, che hanno così potuto ammirarli a
distanza ridottissima, mentre prendevano un bagno in
una fontanella di acqua corrente o mentre, appesi a
testa in giù, “tritavano” pigne di larice e abete,
facendo gridare di gioia e meraviglia i numerosi
bambini presenti, elettrizzati anche dal simpatico
chiacchierio musicale che i ciarlieri uccellini, non
hanno mai smesso di diffondere per l’intera giornata.
Contemporaneamente allo show dei crocieri, era
allestita anche una esposizione di selezionatissimi
volatili, tra i quali ricordo dei fiammanti
Cardinalini del Venezuela, dei docili ed attillati
ciuffolotti, degli zuffolanti ciuffolotti delle
pinete, un gruppo di cardellini e lucherini in
mutazione, dei diamanti di Gould di tutte le varietà
ed infine, un buon numero di canarini di colore di
ottima struttura e con un piumaggio invidiabile
(specie alcuni verdi!).
Altra nota interessante, la presenza di allevatori ed
appassionati venuti da tutta Europa, che, oltre a
godersi lo splendido evento, hanno potuto scambiare
tra loro preziose esperienze di allevamento ed anche
vendere ed acquistare, bellissimi esemplari di
crociere. Ma non solo. Erano infatti offerti nella
sezione scambio, numerosi esemplari dei generi: Spinus,
Carduelis, Pyrrhula, Achantis e molti altri, tutti in
strepitosa forma (grazie ad un regime alimentare
basato su semi boschivi ed erbe selvatiche molto
praticato dagli allevatori Austriaci e Tedeschi).
Piacevole per i visitatori, la possibilità di abbinare
uno show di uccelli ad uno shopping in un garden
center, o ancora di pranzare discutendo di volatili,
mentre si svolgeva l’esibizione di un gruppo
folkloristico locale.
Insomma per chi ama la natura, gli uccelli ed i
crocieri in particolare, lo show del club Austriaco è
sicuramente un evento da non perdere!
Già fissata la data per il prossimo anno sarà il 30 e
31 ottobre 2004, credo nello stesso luogo (quando si
dice organizzazione teutonica….!).
Per chi fosse intenzionato a visitare questa
manifestazione sono a disposizione per informazioni.
Daniele Meroni
dmero@libero.it
QUESITI VARI E
RHODIOLA
Gentilissima Redazione,
Sono un piccolo allevatore di indigeni e volevo
complimentarmi con voi per la vostra bellissima e
utilissima rivista e porvi alcuni quesiti.
Su un articolo apparso su un vecchio numero di Alcedo,
si parlava dei molteplici benefici della Rhodiola
rosea, ne ho fatto richiesta in varie erboristerie, ma
sono riuscito a trovarla solo in capsule da 500mg,
volevo quindi sapere che dosi devo utilizzare per i
miei indigeni.
Che differenza c'è (se esiste) tra i semi ammollati e
i semi germinati?
Per problemi di tempo, volevo alimentari i miei
volatili con un misto di semi già pronto, essendo
questo misto povero di scagliola (solo il 4-5%), è
bene fornirgliela a parte? I miei animali sono
alloggiati in un ambiente dove la temperatura non
scende mai al di sotto dei 13°.
Vi ringrazio anticipatamente e aspetto al più presto
una vostra risposta
Cordiali saluti, Michele
Risponde
la Redazione
Gentile sig. Michele
la differenza tra ammollati e germinati è relativa al
tempo di permanenza in ambiente umido: gli ammollati
sono soltanto rigonfi, per aver sostato in acqua poche
ore (10-20), avendo già iniziato il processo di
attivazione, ma senza aver emesso dal guscio la
radichetta di germinazione. I grani germinati, invece,
non solo hanno iniziato il processo di germinazione,
ma hanno anche emesso la relativa radichetta. In
sostanza, dunque, ammollo e germinazione sono due
diverse fasi cronologiche dello stesso processo.
Per il secondo quesito, viste le condizioni
ambientali, diremmo senz'altro di fornire, a parte,
anche ottima scagliola (canadese, per i motivi
spiegati nel N.2 – Marzo 2002 di ALCEDO).
In merito alla Rhodiola, lasciamo la risposta al Dr.
Massetani.
Risponde Stefano Massetani
L’utilizzo nei piccoli fringillidi dell’ estratto
secco contenuto nelle capsule di Rhodiola rosea
risulta essere subordinato alla scarsa quantità di
pastoncino da essi ingerito.
Per questo l’uso della tintura madre è preferibile, ed
alle dosi da me sperimentate con varie specie di
carduelidi (fino a 15 gtt per beverino da 50 cc) per
periodi continuati di almeno 5-7 giorni non ha mai
dato alcun problema.
Personalmente non ho mai provato l’estratto secco in
capsule, ma ritengo che una capsula contenente 500mg
di E.S. miscelata a 100 g di supporto solido (p.es.
glucosio, reperibile in farmacia od in pasticceria) e
messo a disposizione dei soggetti in una linguetta,
per ameno 5/7 giorni, sia ottimo in tutti quei casi di
stress o muta difficoltosa per cui la Rhodiola risulta
essere un ottimo rimedio.
Le consiglio di miscelare bene il contenuto della
capsula in una eguale quantità di glucosio,
aggiungendo via via alla miscela ottenuta una sempre
uguale quantità di glucosio, continuando fino ad
utilizzare tutti i 100gr. a disposizione
Per informazioni su dove trovare la tintura madre di
Rhodiola rosea provi a seguire il link.
http://www.erbavita.com/
OCCHI GONFI E
VAIOLO
Egr. Dott. Conzo, allevo da alcuni anni canarini di
colore, con attenzione particolare all’igiene e
all’alimentazione. Dopo una stagione riproduttiva, che
ritenevo più che soddisfacente, ho avuto l’incauta
sventura di introdurre nel mio allevamento (per poter
effettuare un rinsanguamento) due canarine, che a
distanza di alcuni giorni hanno manifestato differenti
aspetti patologici. La prima ha manifestato la
patologia degli occhi gonfi e nel giro di pochi giorni
è morta.
Alla seconda sono comparse a livello delle zampe
alcune pustole che una volta seccate sono cadute;
Ho cercato di documentarmi, e ho appreso che nel
secondo caso la malattia in oggetto poteva essere il
vaiolo, seppur nella forma cutanea.
La cosa grave è che pur tenendo isolati (seppure nella
stessa stanza) i due soggetti, l’infezione si è estesa
a tutto l’allevamento, con l’aggravante dell’irruzione
della forma difterica del vaiolo che insieme alla
patologia degli occhi gonfi ha decimato il mio
aviario.
Assodato che entrambe le malattie una volta
manifestatesi non possono essere efficacemente
combattute con alcun antibiotico e che nel caso del
vaiolo è possibile vaccinare i soggetti prima che la
malattia si manifesti, desideravo sapere:
una profilassi adeguatala da attuarsi per poter
introdurre nuovi soggetti nell’allevamento senza
nessun rischio; quando i soggetti finora sopravvissuti
potranno ritenersi salvi; se i soggetti eventualmente
sopravvissuti sono portatori sani delle malattie; se
mi conviene iniziare tutto daccapo. Grazie per
l’attenzione.
Distinti saluti M. D. D.
Risponde Gino Conzo
Il caso da Lei esposto permette ancora una volta di
sottolineare quanto sia importante mettere in
quarantena i volatili di nuova acquisizione. Per
questi nuovi acquisti è fondamentale poter eseguire la
quarantena in un locale differente da quello
dell'allevamento giacché molte malattie possono
diffondere facilmente e rapidamente se gli uccelli
sono ospitati nello stesso ambiente.
Per poter rispondere con cognizione di causa ai Suoi
quesiti sarebbe importante poter essere confortati da
una diagnosi di certezza sulla/e malattie presenti nel
suo allevamento che vada oltre il semplice sospetto
basato sui sintomi clinici.
In ogni modo la migliore prevenzione (non solo per le
malattie da Lei citate) è quella di quarantenare i
nuovi canarini ed eseguire su di loro degli esami di
laboratorio in modo da evidenziare eventuali agenti
patogeni dei quali potrebbero essere portatori sani.
Gli uccelli che superano il vaiolo ne risultano
generalmente immuni per circa un anno e non sono
considerabili portatori. Discorso diverso va fatto per
la "malattia degli occhi" la cui complessa eziologia
ed il coinvolgimento di più agenti patogeni rende
frequente la possibilità che vi siano portatori sani
tra gli uccelli che spontaneamente, o dopo trattamento
(possibile in questa patologia), superano la malattia.
IL CARDINALINO
ISABELLA
Buonasera, innanzitutto complimenti per i suoi
articoli su Alcedo.
M chiamo Tommaso e da poco tempo, insieme al papà
della mia ragazza, abbiamo acquistato 8 coppie di
cardinalini del Venezuela fra cui un maschio agata e
una femmina bruna.
Sarei intenzionato ad iniziare una serie di incroci
per arrivare ad ottenere soggetti isabella.
Avrei calcolato di poter riuscire ad ottenere:
1° anno un maschio passepartout (maschio agata x
femmina bruna)
2° una femmina isabella (maschio passepartout x
femmina agata)
3° anno un maschio portatore isabella (femmina
isabella x maschio ancestrale)
4° un maschio isabella.
E' corretto il mio ragionamento?
Inoltre:
A) In un sito internet ho letto che i maschi ottenuti
sarebbero da "scartare" Che tipo di maschi otterrei?
B)Per la conservazione delle uova in attesa del quarto
è meglio conservarle su uno dei 2 poli a rotazione o
distese? E’ sufficiente voltarle 1 volta al giorno?
C) Teoricamente quanti novelli dovrei ottenere da 8
coppie (con 2 o 3 covate) per ritenermi soddisfatto?
D) Potrei tenere nello stesso locale anche una coppia
di gola tagliata?
Ringraziandola anticipatamente per la risposta
Risponde
Massimo Natale
Gentile sig. Tommaso, il ragionamento è teoricamente
corretto, e tale anche l’iter genetico, tuttavia
vorrei farle notare che la mutazione Isabella, nel
Cardinalino, è ormai già ben fissata, per cui
personalmente “salterei” questi 4 anni di lavoro, ed
acquisterei direttamente un bel maschio Isabella da
accoppiare con una femmina Agata o Isabella. Nel caso
di tale mutazione, l'accoppiamento con ancestrale è
poco conveniente, in quanto incrocerebbe un diluito
(isabella) con un ossidato (ancestrale), dando infine
vita a dei soggetti isabella troppo marcati (quota
melanica eccessiva proveniente dal parentale
ancestrale). Le ricordo che un caposaldo della
selezione prevede sempre di tenere rigorosamente
separate la linea degli ossidati (Ancestrale e Bruno)
da quella dei Diluiti (Agata, Isabella, Lutino).
B) Le uova, fino al 4-5° giorno possono essere
conservate anche distese, senza particolari
preoccupazioni, superato tale limite, è bene girarle
quotidianamente sul polo opposto, verticalmente.
C) 8 coppie almeno 40 novelli.
D) Può tranquillamente tenere la coppia di Amadina
fasciata nel locale riservato ai Cardinalini.
A PROSITO DI
FANELLI
Dopo avere espresso i
miei più vivi complimenti per lo splendido servizio
sui fanelli, vorrei sottoporre alla Vostra attenzione
una personale esperienza su questa splendida specie di
indigeni.
Da numerosi anni trascorro le mie vacanze estive in un
villaggio turistico, in una delle più belle località
del Salento, circondato da una splendida pineta ed a
qualche centinaio di metri dal mare. La mia villetta
si trova ai margine del complesso, ad una decina di
metri da un gruppo di pini e dalla folta siepe che ne
delimita il confine, dietro si estende un vasto campo
dove pascolano le greggi.
Ogni estate sugli alberi vicini nidificano alcune
coppie di cardellini ed io, rilassato sotto il
porticato, ascolto il canto dei maschi posati
impettiti sui rami più alti o sulla mia antenna
televisiva.
Il primo giorno di vacanza di circa cinque anni fa,
come ero solito, attendevo sotto il portico l’inizio
del “concerto” dei cardellini; ma con mia grande
meraviglia mi giunse un gorgheggio meno metallico e
più melodioso.
Uscivo dal portico per osservare chi era il nuovo
arrivato e notavo sull’antenna un uccellino, dalle
dimensioni del cardellino, che spiegava il suo canto
d’amore. L’intenso azzurro del cielo mi consentiva di
vedere solo la sagoma nera e non i colori. Affioravano
subito alla mia mente ricordi di ragazzo quando in
Sicilia, in casa di un allevatore, avevo ascoltato il
canto di uno “zuino”, il nome dialettale del fanello.
Al tramonto udendo nuovamente il “cantante” esibirsi
al solito posto, correvo subito fuori e questa volta,
il sole basso sull’orizzonte, lo illuminava in pieno
facendo risplendere il magnifico rosso sul petto di un
fanello.
Nei giorni successivi continuai le mie osservazioni e
potei constatare che erano spariti i cardellini ed a
loro posto si erano installate alcune coppie della
nuova specie di fringillidi. Li vedevo scendere dai
rami alti dei pini, in picchiata nella siepe, dove
evidentemente avevano nidificato.
L’estate successiva attesi l’arrivo dei fanelli ma,
invano, al loro posto tornarono a nidificare le solite
coppie di cardellini. Da quell’anno l’evento non si è
più verificato!
Ho voluto segnalarVi la mia esperienza perché
contrasta con quanto affermato nell’articolo, che
descrive la specie come tendente “a nidificare nelle
zone cespugliose di montagna, ad altezza compresa fra
gli 800 ed i 1300 metri “.
Da parte mia ipotizzo che quell’anno si siano
verificate “condizioni particolari”, impalpabili da
parte degli umani, ma avvertite degli uccelli, che
hanno determinato la sosta di alcuni fanelli in un
habitat inusuale per la loro specie.
Mi piacerebbe ascoltare la Vostra opinione in
proposito.
Lecce, 20/12/2003 Eduardo Corsini
Risponde la Redazione
Gentile Dr. Corsini
è certo che il Fanello, pur prediligendo gli ambienti
montani, nidifichi anche a livello del mare.
Interessante sarebbe scoprire cosa (semi, clima,
predatori, altro?), in quella particolare occasione,
ha facilitato la colonizzazione della zona da parte
dei Fanelli a scapito dei Cardellini e, più in
generale, quale evento induca in una coppia la scelta
della località a ridosso del mare rispetto alle zone
di montagna.
In ogni caso, ringraziamo per il contributo, e
invitiamo tutti gli appassionati a segnalarci le loro
osservazioni, per migliorare le conoscenze sulla
biologia di questo splendido e per certi versi ancora
misterioso fringillide.
IL LOCALE D’ALLEVAMENTO
Cara redazione di Alcedo vi disturbo ancora per
chiedervi di aiutarmi a costruire il mio allevamento
dandomi dei preziosi suggerimenti.
(omissis)
Scusate della descrizione un po' complessa del
edificio.
Una volta ultimati questi lavori vorrei rivestire il
soffitto in cartongesso per diminuire la temperatura
in estate e aumentarla in inverno. Comunque il locale
verrà dotato di riscaldamento. L'uso del cartongesso è
consigliato nei locali di allevamento o c’è pericolo
che bestie o parassiti si annidino nell'intercapedine
che esso forma con il solaio?
L'uso di estrattori e dei condotti di aerazione è
consigliabile solo con i filtri?
Per la pitturazione vanno preferite determinate
pitture?
Dopo aver risolto i problemi edili passiamo a dei
problemi di posizione delle gabbie. Attualmente
dispongo di 12 gabbie da cova, 12 gabbie 40x25cm, 3
gabbie da 120 ed una da 130 auto costruita. Ho pensato
di distribuirle in questa maniera: le gabbie da cova
sulla parete più lunga con le gabbie più piccole
mentre le 4 gabbie più grandi tra le due finestre di
fonte alle gabbie da cova. Per finire, in fondo al
locale volevo costruire una voliera lunga come tutta
la parete. Che ne pensate ?
Visto che voi di esperienze di allevamenti ne avete da
vendere vi chiedevo anche se potevate darmi alcuni
consigli sulla realizzazione di un sistema
automatizzato per la fornitura di acqua visto che fino
adesso non ho avuto tanto successo con alcuni
esperimenti fatti.
Dimenticavo di chiedervi che gradazione di neon devo
usare per illuminare il mio allevamento.
Grazie tante e ancora complimenti per la vostra
bellissima rivista
Bernetti Christian
Risponde la Redazione
Gentile sig. Bernetti
con la premessa che è per noi molto difficile
"immaginare" la situazione logistica basandoci sulla
pur fedele descrizione da lei realizzata, tentiamo di
rispondere ai suoi quesiti.
1. Non dovrebbe sussistere alcun problema dalla posa
del cartongesso, cha appare materiale poroso non più
d’altri, e comunque fermo restando che il controllo
dei “vampiri” si esercita con un attento controllo di
fondi, nidi e posatoi.
2. I filtri sono sempre utili, ma è sufficiente anche
un filtro a maglie relativamente larghe, utile per
evitare l'ingresso di zanzare ed altri noiosi insetti
3. Vernici ad acqua, ecologiche.
4. Sulle gabbie, onestamente non riusciamo a
pronunciarci non vedendo "de visu" la
situazione logistica, sulla voliera l'idea è ottima, e
le misure idonee, utile per specie difficili o muta di
novelli pregiati.
5. Riguardo la distribuzione dell'acqua, abbiamo
osservato un ottimo sistema automatico, che sembra
risolvere tutte le problematiche che finora hanno
afflitto tali sistemi. Speriamo presto di proporre una
specifica nota sulle pagine di ALCEDO.
Infine, Neon a luce solare (ma non a UV), ottimi i TLD/94
della Philips.
IN BREVE
Il sig Antonio, chiede se
esista l’obbligo di denuncia, presso gli uffici
preposti, anche delle specie Carduelis c. major e C.
caniceps.
Né il major né il caniceps dovrebbero essere compresi
tra le specie indigene, e dunque, per tali specie
(sottospecie) non dovrebbe essere prevista alcuna
denuncia o autorizzazione. Onestamente, però,
riteniamo che un'ispezione, condotta da personale
certamente non in grado di distinguere un major da un
normale, o un agata da un ancestrale, potrebbe
rilevare delle irregolarità e creare non pochi
problemi. Per tale ragione, almeno per major e
mutazioni "leggere" (agata, bruno, pastello)
consigliamo di richiedere regolare autorizzazione alla
detenzione ed allevamento del cardellino. Per i C.
caniceps, invece, nessun problema, sono soggetti
assolutamente esotici.
Il sig. Giuseppe chiede alcune informazioni, per
ciò che concerne la normativa per la detenzione e
l'allevamento degli indigeni, cosa occorre per
ottenere l'autorizzazione, se i locali devono essere
abitabili, se può essere idonea una voliera nel
giardino.
Certamente, occorre entrare in possesso di esemplari
inanellati, ceduti da allevatore autorizzato, che
assieme agli esemplari fornisca altresì certificati di
cessione e copia del proprio atto autorizzativo. In
genere, entrato in possesso degli esemplari, è bene
fare domanda presso la ripartizione faunistico
venatoria, che previa visita dei locali (una voliera
in giardino va benissimo) e verifica dei documenti e
degli anelli degli esemplari, rilascia autorizzazione
all'allevamento della specie.
Il sig. Ciro chiede
se possono essere forniti ai
Fringillidi e Canarini i Bigattini vivi (larve di
mosca Carnarie ) usati per la pesca.
Assolutamente no, in quanto larve di mosca carnaria,
crescono nella carne imputridita, e sono un vero
ricettacolo di batteri! Tali tarme andrebbero
somministrate bollite e surgelate (ALCEDO n.1 del
2002). Ricordiamo inoltre che in commercio ormai
esistono ditte in grado di offrire, già pronte
(bollite, surgelate, confezionate) degli insetti anche
migliori dei bigattini, vedi buffalo's e pinkies.
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