Rivista di Ornitologia, Ornitocoltura, Ornitofilia e fotografia Naturalistica
 

La posta dei lettori ALCEDO N. 17/2004

 LO SPECIALE SUI MONDIALI
Gentile Redazione
ho ricevuto solo oggi il numero speciale Mondiali Losanna 2004. Volevo con questa mia lettera fare i complimenti per l'ottimo lavoro svolto, per la qualità al solito straordinaria delle fotografie, e per l'intuizione avuta. Bravi davvero. Un'esperienza sicuramente da ripetere.
L'unico neo invero che ho riscontrato è questo. Ho notato, almeno per quanto riguarda i canarini che io conosco e allevo, delle inesattezze nelle didascalie. Comprendo benissimo che scrivere delle didascalie, e quindi in questo caso, giudicare un canarino da una semplice, se pur ottima e chiara foto, è quanto di più arduo e difficile si possa fare. Premesso ciò non ho capito come si sia potuto scrivere (in una foto che mostra un Padovano fotografato di lato a pag. 37) "Anche lo stacco che dovrebbe avere tra il jabot e l'addome non si nota” quando è noto che tale caratteristica si può ammirare unicamente guardando il canarino di fronte. Lateralmente è impossibile. Fiorino Ciuffato a pag.35: "Jabot leggermente scomposto" ma anche in questo caso il soggetto è fotografato di lato, e il Jabot non lo si può vedere. Infatti, non si vede.
A.G.I a pag. 38 "Ottima e profonda la pettorina” ma anche in questo caso la pettorina non si può vedere, e non si vede. La foto ritrae il soggetto ancora lateralmente.
Ma soprattutto a pag. 36 vi è un errore che è bene a mio avviso evidenziare.
Parigino: recita la didascalia "La testa, ben fatta con ottimo casco”. La testa a casco nei Parigini non esiste. Esiste la testa con elmo e piume ribattute a sinistra o a destra (calotta semplice), o da tutte e due le parti (calotta doppia) come nel caso del Parigino della fotografia. La testa a casco richiama alla mente ben altri tipi di teste, tipiche però, solo nell'A.G.I.
Mai come in questi periodi bisogna far ben chiarezza fra quelle che sono le caratteristiche del Parigino e quelle invece proprie dell'A.G.I. Qui mi fermo, e mi scuso per il tono che potrebbe sembrare un po’ saputello. Ma il parere è onesto, e il mio "in bocca al lupo” è sincero. Quando passo da Monza, vengo a trovarvi.
Valendino Giuseppe

Risponde la Redazione
Gentile sig. Valendino
il redattore delle didascalie ha ricevuto diverse proiezioni dello stesso soggetto (anteriore, laterale, posteriore) ed ha redatto il giudizio in didascalia osservando diverse prospettive, mentre su Alcedo, per questioni di spazio, alla fine abbiamo potuto pubblicare una sola foto, dunque una sola proiezione.
Già in questo numero, trova un altro contributo sui soggetti osservati ai Mondiali di Losanna.
La ringraziamo per la segnalazione e la aspettiamo presto in redazione.


 VACCINAZIONE ANTIVAIOLOSA ED R1
Complimenti per la BELLISSIMA rivista, sono un vostro abbonato ed appassionato lettore, vorrei porvi alcune domande:
1) Dovrei fare il vaccino per il vaiolo, però alcuni miei canarini hanno iniziato la muta, altri invece hanno ancora i piccoli. Posso farlo a tutti oppure ormai devo aspettare che tutti abbiano terminato la muta (fine Agosto)?
2) Dovrei scegliere alcuni soggetti R1 maschi (verzellino X canarina giallo mosaico), essendo alcuni pezzati ed altri gialli (devono ancora terminare la muta). Per l'accoppiamento futuro con canarine giallo mosaico, quali sono i soggetti più idonei? Come devono essere le eventuali femmine G.M. (taglia grande, piccola, linea maschile oppure linea femminile?) al fine di ottenere un buon risultato sia sulla taglia che sul lipocromo?
Ringraziandovi anticipatamente per un'immediata risposta vi porgo le più sincere congratulazioni per il lavoro svolto.
Aurelio, e-mail

Risponde la Redazione
Gentile sig. Aurelio
la vaccinazione è bene venga effettuata a fine muta, dunque alla fine dell'estate/inizio stagione autunnale.
In merito agli R1, onestamente la strada che prevedeva un miglioramento dei mosaico attraverso il delicato verzellino è stata da tempo rivista, per cui si tende, in tal senso, a non inserire sangue del serino indigeno, se non in alcuni ceppi di gialli per migliorarne la qualità del lipocromo. Comunque, volendo proprio utilizzarli, è bene accoppiare questi maschi R1 con canarina mosaico di grossa taglia (per bilanciare la riduzione di stazza dettata dal serino selvatico), e di buona categoria e tipicità.


 ANCORA SULLA SPIRULINA
Rileggendo l'articolo LA SPIRULINA - GENNAIO 2003, mi accorgo che la quantità di spirulina da aggiungere al pastoncino è dell'1% (1 grammo per kg.). Devo considerare esatta la dose di 1grammo per kg.?
Ringrazio anticipatamente, Bruno Campolo

Risponde Angelo Fumagalli
Egr. Sig. Campolo
nell'articolo da Lei indicato, la dicitura (1 grammo kg) è errata, si tratta di un errore di stampa, che era già stato segnalato in un numero successivo di Alcedo, anche perché è in netto contrasto con l'indicazione "aggiungere la Spirulina nella dose dell’1%", infatti la dose dell'1% su di un kg di prodotto è di 10 grammi, non di 1 grammo.
All'inizio del paragrafo "Modalità d'uso" trova la definizione globale e corretta, ovvero:
"La dose normalmente consigliata varia dallo 0,5% all’ 1%, ovvero dai 5 ai 10 grammi per Kg di alimento. Nel caso la Spirulina venga aggiunta ad alimenti umidi è consigliabile non eccedere la dose dello 0,5%, su alimenti secchi può essere aggiunta in quantità maggiore, fino alla dose massima dell’1%".


 I CANARINI PHAEO
Gentilissima Redazione, sono un nuovo iscritto alla Vostra rivista e vorrei porVi un quesito cui spero possiate fare finalmente chiarezza, e che riguarda il modo d'interpretare il criterio di giudizio, in particolare per i canarini Phaeo. La domanda è: di questi canarini, quelli geneticamente nero-bruni, sono giudicabili o sono da squalificare se presentati in gara? Domanda, questa, che è oggetto di molte discussioni e divergenze di opinioni con alcuni amici che allevano, come me, questo tipo di canarino. Nel ringraziarVi in anticipo della disponibilità concessa, mi complimento con Voi per l'impegno fino ad ora profuso e spero che continuiate a trattare argomenti importanti e specifici, che approfondite sempre con molta semplicità, rendendo a tutti un utile servizio.
Cordialmente Gennaro Savino

Risponde Diego Crovace
Gentile Gennaro,
i canarini Nero sui quali agisce la mutazione Phaeo non sono giudicabili solo nel caso in cui presentino sul piumaggio l’effetto comunemente denominato “melanina centrale”.
Tra i motivi d’astensione dal giudizio particolareggiato (previsti dai “criteri di giudizio”, proposti dalla Commissione Tecnica Nazionale dei canarini di colore ed approvati dal Consiglio Direttivo Federale), al punto 9 è prescritto che il giudice (in osservanza del regolamento dell’ordine dei giudici), in presenza di eumelanina al centro di penne (riferendosi a remiganti e timoniere) e piume (con riferimento alle restanti penne del piumaggio) in canarini Phaeo, compila la scheda di giudizio, astenendosi dall’attribuire il punteggio particolareggiato, indicando unicamente il numero di gabbia, la data, la denominazione completa del soggetto esposto, avendo cura di specificare nello spazio riservato alle note il motivo del mancato giudizio.
In merito alla “melanina centrale”, Le rappresento che è verosimile ritenere che tale effetto possa essere determinato dalla minore capacità della mutazione in argomento di inibire totalmente la melanina nera che pigmenta la parte centrale delle penne dei Nero (a differenza di quanto accade nei confronti dell’eumelanina bruna dei Bruno, i quali sono esenti dal difetto ).
L’indesiderata presenza di eumelanina nera, inoltre, si riscontra in maggior misura su esemplari frutto di accoppiamenti in purezza ed è più evidente su remiganti e timoniere.
Per evitare (o marginare) l’inconveniente, pertanto, si dovrebbero formare coppie composte da un portatore e da un puro ovvero da due portatori. Tali accoppiamenti, tuttavia, riducono il numero dei novelli Phaeo potenzialmente ottenibili da cui trarre i soggetti da esporre: questo è il motivo per cui molti preferiscono allevare solo Phaeo geneticamente Bruno. Tale circostanza non deve indurre a concludere che questi ultimi sono da preferire ai Nero Phaeo poiché ritenuti in grado di generare soggetti migliori dal punto di vista della tipicità: tutto dipende dal livello di selezione raggiunto ed è strettamente connesso alle caratteristiche del tipo base sul quale agisce la mutazione.


 QUESITI SULLA GENETICA DEI CARDELLINI
Ciao sono Andrea, vorrei sapere il tipo di prole ottenuta dai seguenti accoppiamenti:
• maschio cardellino portatore di Agata x femmina cardellina testa bianca;
• maschio cardellino portatore di testa bianca x femmina cardellina Bruno;
• dire Lutino e dire Satinè è la stessa cosa?
• maschio Lutino x femmina testa bianca

Risponde Massimo Natale
Caro Andrea, ecco i risultati d'accoppiamento, per calcolare i quali è sufficiente considerare la mendeliana legge de “l’indipendenza dei caratteri”, e considerare cioè ogni singolo carattere ereditario come un’unità indipendente.
1. Femmine metà Agata e metà ancestrali, maschi metà portatori e metà ancestrali; tutta la prole (maschi e femmine) portatori di testa bianca
2. femmine tutte a fenotipo ancestrale, la metà portatrici di testa bianca; maschi tutti portatori di Bruno, la metà anche di testa bianca
3. Non è la stessa cosa, il Lutino è a base nera, il Satinè è a base bruna. Attualmente, in Italia, con il termine Satinè si intendono cardellini a genetica Lutino, per ragioni spiegate nel numero 6 di ALCEDO del 2002. Il vero Satinè, nato dall’interazione tra Bruno e Lutino, dobbiamo ancora ammirarlo, e probabilmente un esemplare è fotografato nel libro IL CARDELLINO. Dico probabilmente perché per essere certi della vera natura di quel soggetto, dovremmo conoscere il genotipo dei genitori
4. tutte femmine Lutino, tutti i maschi portatori di lutino. Tutta la prole (maschi e femmine) portatrice di testa bianca.


 BRINATO X MOSAICO: UN RISULTATO INATTESO
Gentile Redazione, questa stagione cove mi è capitato di dover accoppiare un maschio rosso brinato con brinatura uniforme su tutto il mantello (destinato precedentemente ad una femmina intensa che è morta prima delle cove) ed una femmina rosso mosaico, entrambi lipocromici. So che si tratta di un accoppiamento sbagliato per i problemi che si sarebbero creati nel piumaggio dei novelli. Come se non bastasse, poi, la femmina proviene da un allevatore amatoriale senza molta esperienza, ed è figlia di un maschio mosaico con piumaggio molto lungo e scomposto con sopracciglia debordanti sugli occhi (anche se lei non manifesta questo difetto) ed una femmina rosso brinata con piumaggio morbido e abbondante; bene,io credevo di fare un disastro o quasi ed invece i novelli della prima cova, a muta quasi ultimata (tutti brinati) anche se di categoria non eccezionale, presentano tutti un bel piumaggio simile a quello dei genitori, senza degenerazione alcuna, ed in 2 di questi sembra quasi più corto e attillato. Ora vorrei chiedervi: è un fenomeno normale o si tratta di un’anomalia? Ringraziandovi per l'attenzione cordialmente saluto
Dino Mellone, e-mail

Risponde  Diego Crovace
Gentile Dino,
la corretta valutazione del piumaggio dei novelli dovrebbe essere compiuta ad ultimazione della muta, periodo in cui le penne che ricoprono un canarino hanno assunto il loro assetto definitivo.
Ad ogni buon conto, qualora le caratteristiche del piumaggio della prole ottenuta dall’accoppiamento da Lei descritto fossero quelle evidenziate allo stato, non sarebbe corretto parlare di anomalia (in biologia, deviazione anatomo-strutturale o funzionale, per lo più ereditaria o congenita), ma di normale (seppur poco frequente) espressione fenotipica, frutto della combinazione degli innumerevoli caratteri genetici trasferiti alla prole dai genitori.
Un semplice esempio potrà chiarirLe il concetto: da due coniugi con capelli neri e lisci nasce un figlio con capelli rossi e ricci. Data per certa la paternità, non potendo classificare l’evento come anomalo (sarebbe tale, ad esempio, la mancanza assoluta di capelli), è evidente che trattasi di espressioni fenotipiche latenti nei due genitori ovvero in uno di essi (a seconda delle modalità di trasmissione dei caratteri citati) e che da questi sono state trasferite e si sono manifestate nel figlio. Tornando al suo caso, il maschio (brinato) e/o la femmina (verosimilmente mosaico portatrice di brinato), sono detentori di un corredo genetico (latente e/o visibile) per cui il piumaggio dei figli risulta essere corto ed attillato (benché l’accoppiamento in argomento comporti, in generale, l’allungamento del piumaggio oltre al suo scadimento in termini di espressione lipocromica e di categoria).
In questa circostanza più che di anomalia parlerei di eccezione (intesa come evento normale a bassa frequenza), la cui ricorrenza è in funzione del corredo genetico dei riproduttori.
Sarebbe da verificare se selezionando le eccezioni è possibile tramutare le stesse in regola, analogamente a quanto si verifica nei mosaico, categoria in cui l’accurata selezione operata negli ultimi anni, specie nei lipocromici, dimostra che è possibile contenere il piumaggio della prole pur accoppiando reiteratamente mosaico tra loro, scelti in combinazione ottimale in termini di compostezza del carattere in argomento.
Concludo riferendo di un esempio reale: conosco un allevatore che alcuni anni fa vinse i campionati italiani con uno stamm molto tipico di Rosso Avorio brinato, tutti figli di una stessa coppia composta da due soggetti, entrambi a piumaggio brinato. Negli anni successivi, tuttavia, non ha ottenuto alcun risultato apprezzabile né dalla stessa coppia né da altre dieci impostate in tal guisa (utilizzando come riproduttori anche i figli della stessa coppia), giungendo a disfarsi, dopo due anni, dell’intero ceppo. E’ lecito concludere che le “combinazioni ottimali” (da considerarsi quale evento di difficile realizzazione), che avevano dato vita ad esemplari tipici ai fini espositivi, non si sono più ricomposte.


 DISSENTERIA E COLIBACILLOSI
Salve , sono un vostro abbonato. Allevo i nero rossi e nero rossi mosaici. Mi sta capitando (come da circa tre-quattro anni) che solo i mosaici soffrano di dissenteria (fondo della gabbia sempre bagnato e maleodorante). Purtroppo nel corso degli anni ho anche notato che nel periodo riproduttivo ho delle difficoltà più o meno grosse (da nido a nido), a portare a svezzamento i piccoli sempre e solo nei mosaici.
I sintomi sembrerebbero quelli della colibacillosi. Quest'anno durante la prima covata ho perso quasi il 60% dei nati e un'altro 30% sul totale delle uova feconde deposte (non nati). A fronte di questo disastro nella seconda e ultima covata mi sono deciso ad adottare la terapia proposta da Alcedo nel numero di Marzo 2002 (“Storia di una colibacillosi”) usando il ciproxin da 250 mg nella dose di 1/2 pastiglia x litro di acqua nel beverino e col contagocce per tre o quattro volte al giorno direttamente nel gozzo ai piccoli. Ciò soltanto nei nidi malconci. Ho avuto dei miglioramenti del 60-70% dei nati. Tengo a precisare che l'alimentazione è uguale sia per i mosaici che per i bronzi tranne la colorazione da nido per gli ultimi. Non faccio terapie pre cova anche se alcuni allevatori mi consigliano di farle x eliminare il problema. Voi cosa mi consigliate? Il La dissenteria durante il periodo subito dopo le cove può essere collegato al problema che ho durante le cove? Sinceramente non so più cosa fare o pensare.
Cordialmente D. P. G. e-mail

Risponde la Redazione
Gentile sig. D.P.
la riuscita clinica della terapia con ciprofloxacina, depone per una batteriosi intestinale, salmonellosi o più probabilmente colibacillosi. Anche la sindrome che affligge i novelli adulti dovrebbe essere tale e riconoscere la stessa eziologia (causa). Se, in effetti, anche noi siamo contrari alle terapie precova, ne siamo favorevoli solo nei casi in cui l'anno precedente (o, come nel suo caso, durante gli anni precedenti) l'allevamento ha dimostrato problematiche sanitarie. Noi diremmo di fornire il Ciproxin a tutti i riproduttori, un mese prima degli accoppiamenti, per 6 giorni, seguiti da 7 giorni di multivitaminico, a sua volta seguito da altri 5 giorni di Fura-os (un medicinale che ha dimostrato buon potere preventivo verso la dissenteria). Ci faccia conoscere i risultati e l’andamento della riproduzione per il prossimo anno


 NOTIZIE SU L’ASTRILDE CERULEA
Salve, sono un vostro abbonato da Firenze. Allevo in voliera ondulati, e in gabbia diamantini mandarino...ma non mi ritengo un allevatore. Da tempo cerco degli estrildidi fantastici che qui chiamano coda d'aceto, Astrildida cerulea, giusto? Parlando con l'allevatore Enzo Patenè che mi incita a comprarne una coppia, mi sono accorto di non conoscere praticamente niente di questi gioielli naturali. Su internet non ho trovato niente...neanche una misera foto...Quindi chiedo a voi un piccolo aiuto, e se fosse possibile, avere link e indirizzi email di allevatori italiani. Grazie in anticipo per la cortese pazienza
M. B. e-mail

Risponde Ivo Ginevra
L'Astrilde cerulea è un piccolo uccellino originario dell'Africa centrale che generalmente non supera i 10 cm. di lunghezza. Il suo colore generale è grigio ceruleo (da qui si spiega l'origine del nome), leggermente sbiadito sulla parte facciale con un becco nero lucido da dove parte una fascia sempre di colore nero che attraversa l'occhio sfumando verso l'esterno. Il ventre è nero fuliggine, mentre la coda, il groppone, il basso ventre, il sopracoda ed il sottocoda sono del caratteristico colore rosso vinoso. Il dimorfismo sessuale è impossibile da distinguere per un allevatore inesperto perché i sessi si presentano simili; soltanto un occhio molto allenato potrà notare che la femmina è leggermente più piccola e più chiara. Una volta acclimatato non è un uccellino che necessita di particolare cure, ma teme i rigori dell'inverno. Per la sua alimentazione va benissimo il comune misto per esotici, integrato con spighe di panico e piccoli insetti, specialmente nel periodo riproduttivo; in tale fase gradisce molto i semi immaturi di graminacee ed i semi germinati. La sua riproduzione non è particolarmente facile da affrontare in gabbia mentre in voliera le possibilità di riuscita cominciano ad aumentare. Durante il periodo degli amori, il maschio Coda di aceto evidenzia un carattere battagliero nei confronti dei suoi rivali, pertanto è meglio per la riuscita della riproduzione, alloggiarne uno solo negli appositi spazi riservati alla cova. Gradisce anche i nidi già utilizzati da altre specie ed una volta deciso a riprodursi, con la dovuta integrazione proteica negli alimenti, manifesta le stesse particolarità che possiedono le altre specie di Estrildidi. Personalmente ritengo che sia un grazioso volatile, ma lo sconsiglio ai principianti, mentre incito chi ama le riproduzioni difficili a cimentarsi con questa Estrildide e magari riuscendo a costruire un ceppo domestico, anche perché, prima o poi, bloccheranno tutte le esportazioni come hanno già fatto per tante specie simili. Evitiamo, pertanto, che il Coda aceto diventi un ricordo degli allevatori più anziani!

 

 

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