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LA SELEZIONE
DEL CANARINO GIALLO AVORIO
Spett.le redazione Alcedo
sono Simone un allevatore di canarini di colore della
provincia di Ascoli Piceno, abbonato alla Vostra
rivista.
Vorrei prima di tutto farVi i complimenti per la
splendida rivista che ogni bimestre fate arrivare
nelle nostre case e ringraziarVi per il Vostro grande
impegno che mettete nella realizzazione della rivista
e che ben traspare dalla qualità della stessa.
Inoltre, avendo l'intenzione di iniziare la selezione
del canarino giallo avorio, con il fine di ottenere
soggetti di qualità sia nella categoria intenso che in
quella brinato, vorrei farVi alcune domande:
- quale tonalità di colore deve avere questo canarino
per raggiungere lo standard previsto dal regolamento?
- è meglio fare gli accoppiamenti in purezza (giallo
avorio x giallo avorio) o accoppiare con la varietà
giallo intenso e brinato e magari utilizzare
portatori? (in questo caso come posso ottenere ottimi
portatori?)
- secondo Voi quali sono i migliori schemi di
accoppiamento per cercare di ottenere canarini di
ottima qualità sia intensi che brinati?
Perdonatemi se ho approfittato della Vostra
disponibilità, ma vorrei avere più informazioni
possibili per evitare di partire con il piede
sbagliato.
Vi ringrazio anticipatamente.
Simone e-mail
Risponde
Diego Crovace
La varietà Giallo Avorio è determinata da una
mutazione recessiva e legata al sesso che agendo sulla
varietà Giallo ne diluisce i lipocromi, rendendoli più
tenui.
Nei criteri di giudizio dei Canarini di colore non è
specificata espressamente la tonalità del colore
Giallo Avorio; nel definire il parametro che deve
caratterizzare questa varietà la C.T.N. dei Canarini
di Colore ha testualmente stabilito: “Perfetta purezza
ed uniformità del lipocromo, accompagnata da una
ottima diluizione”.
In relazione a quanto premesso, atteso che nei
Canarini Gialli l’espressione tipica è data dalla
tonalità limone, è logico desumere che quando la
mutazione in argomento agisce sulla manifestazione
lipocromica gialla a diffrazione, diluendola in
maniera ottimale, la tonalità giallo avorio standard
corrisponde ad un giallo limone molto tenue. Le
rammento che la tonalità limone è prodotta dalla
particolare struttura delle penne del Canarino, le
quali diffrangono la luce in modo da far apparire
verdognolo il pigmento lipocromico giallo. Tra un
giallo limone ed un giallo dorato, pertanto, non vi è
alcuna differenza di pigmento: la tonalità appare
diversa per effetto del differente grado di
assorbimento della luce da parte delle penne. La
selezione del giallo limone, quindi, è indirizzata nei
confronti della struttura delle penne e non della
tonalità del pigmento.
Il ricorso all’impiego di Gialli portatori di Giallo
avorio (ovviamente maschi) non è indispensabile, ma
consigliato specie per coloro i quali, in difetto
d’esperienza, hanno difficoltà nell’individuare tra i
Gialli Avorio gli esemplari dotati di effetto
diffrattivo. Disponendo di ottimi Giallo limone,
quindi, gli stessi potrebbero essere utilmente
utilizzati per migliorare la varietà dei Giallo
Avorio, riducendo il rischio di errori nella selezione
dei soggetti migliori. Coloro i quali hanno
dimestichezza nel valutare la tonalità giallo avorio
possono ottenere buoni risultati accoppiando
esclusivamente in purezza. Nel compiere la selezione
bisogna escludere gli esemplari che manifestano in
maniera palese una tonalità avorio poiché
corrisponderebbero ad un giallo dorato.
Nell’ambito di una stessa tonalità, inoltre, la
mutazione Giallo Avorio si esprime con differenti
gradi di diluizione, i cui estremi vanno da un colore
prossimo al giallo ad uno talmente diluito da
confondere il soggetto con un bianco. La selezione si
opera eliminando le manifestazioni estreme e
mantenendosi su livelli di diluizione intermedi (tali
da non generare difficoltà di individuazione certa
della varietà).
Per conseguire risultati apprezzabili nella categoria
non esistono schemi che, in assoluto, garantiscono il
successo. In generale per ottenere Canarini sia
intensi che brinati d’ottima fattura bisogna
accoppiare i migliori intensi figli di ottimi brinati
(il riferimento è ad uno dei genitori) ai migliori
brinati ottenuti da ottimi intensi. Questa condizione
rispecchia lo schema di un ceppo altamente
selezionato. Se Lei è agli inizi dovrà crearsi da solo
queste condizioni cercando d’acquisire esemplari di
pregio e/o progredendo, anno dopo anno, nel
miglioramento qualitativo del suo ceppo, attraverso
un’oculata selezione. Per migliorare la qualità degli
intensi potrebbe ricorrere all’accoppiamento intenso x
intenso da cui trarre intensi omozigoti da accoppiare
ai migliori brinati di cui dispone. Otterrà così tutti
soggetti intensi eterozigoti, probabilmente in grado
di dare buona figliolanza sia intensa che brinata.
Alcuni allevatori posseggono due differenti linee di
sangue. Da una ottengono solo ottimi brinati,
dall’altra solo ottimi intensi. Altri ancora
accoppiano maschi ottimi brinati a femmine dalla buona
intensità, in modo da garantirsi visivamente delle
condizioni di tipicità che caratterizzano la
categoria. Tutte queste scelte possono fornire buoni
risultati, il cui ottenimento non dipenderà tanto
dallo schema adottato ma dal patrimonio genetico di
partenza e dalla capacità di compiere la scelta dei
riproduttori.
LA MUTAZIONE
DILUITO DEL LUCHERINO
Spett.le Dott. Massimo Natale, le vorrei porre un
quesito che riguarda la mutazione autosomica:
Ho comprato una femmina di lucherino T.N. diluita, che
però non so se sia dominante o recessiva. Volendola
accoppiare con un maschio ancestrale, i pullus come
saranno?
E nei prossimi anni quale deve essere lo schema di
allevamento. Nel ringraziarla porgo Distinti Saluti
Corriale, e-mail
Risponde
Massimo Natale
Gentile sig, Corriale
la mutazione Diluito del Lucherino (poi trasferita ad
altri Spinus, quale per es. il Testa nera, ma anche il
Negrito, e come visto nel numero 17 del 2004 anche nel
Lucherino petto nero) è a comportamento ereditario di
tipo autosomico dominante a mezzo fattore, ciò
significa che la femmina in suo possesso, se diluita a
mezzo fattore, darà circa la metà della prole (maschi
e femmine) mutata e l'altra metà normale (non
portatori).
Per la relativa selezione, trattandosi di mutazione
diluente, è consigliabile inserire di volta in volta
sangue ancestrale, in modo da non osservare un
eccessivo scadimento della quota melanica.
Cordiali saluti ed auguri per i suoi testa nera.
IL TICO-REY
Gentile Redazione di Alcedo,
sfogliano il vostro fantastico speciale sui Mondiali
di Losanna, mi sono davvero entusiasmato per il
bellissimo tico-rey osservato in foto. Potreste darmi
qualche delucidazione su: provenienza, abitudini,
alimentazione e quant’altro?
Ringrazio e saluto
C.L., e-mail
Risponde la Redazione
Risponde la Redazione
Il Tico Rey, o fringuello rosso (Coryphospingus
cucullatus), è uno zigolo americano appartenente
alla famiglia Emberizidae. E' di raro
allevamento in cattività, per cui le notizie
sull'allevamento di questo volatile sono davvero
scarne. Trattandosi di uno Zigolo, andrebbe
sicuramente mantenuto con una miscela di semi per
canarini, con aggiunta quotidiana di pastone per
insettivori e mance di tarme vive (tarme della farina)
o bollite e surgelate (buffalos). Durante la
riproduzione, rigorosamente in voliera esterna, la sua
dieta va integrata con ulteriori fonti di proteine,
sotto forma di insetti.
Ci auguriamo che qualche nostro appassionato lettore,
che abbia avuto esperienze con la specie, leggendo
questa nota possa fornire maggiori informazioni su
questa bellissima specie.
SI TRATTA DI ACARI?
Caro Alcedo,
mi affido a voi perché sono una vostra assidua
lettrice, ma anche una novella allevatrice.
Ho due canarini meticci che si sono riprodotti, hanno
fatto 3 covate e sono nati 10 piccoli, i primi 6 in
ottima salute mentre nell’ultima covata un piccolo
(dei 4 presenti) ha avuto difficoltà ad impiumare.
Controllando approfonditamente mi sono accorta che le
piume non sono nate perché ha dei piccolissimi presumo
insetti neri sul dorso. Saranno acari? Posso
intervenire? Con antiparassitari? Il piccolo ha solo
28 giorni, l’ho diviso dai genitori che sembrano
puliti mentre due dei piccoli (che stavano benissimo)
cominciano e perdere le piume vicino al becco (ho
diviso anche loro). Un solo piccolo è pulito e resta
con i genitori.
I 3 piccoli “malati” (solo esteticamente in quanto
sono vivacissimi come al solito) li ho messi da parte
ed ho cominciato ha ripulire le gabbie disinfettando
con Amuchina diluita.
Aspettando un vostro consiglio vi saluto
Antonella, e-mail
Risponde
la Redazione
Gentile Antonella
gli acari sono puntini mobili, che si spostano
rapidamente, dunque dovremmo scartare tale ipotesi.
Gli unici parassiti statici sono le zecche, ma
riteniamo non trattarsi di questo parassita, in quanto
difficilmente riesce ad entrare in ambienti
d'allevamento, e poi anche perché facilmente
riconoscibile, ed anche infine perché di solito è una
sola, non una colonia. Non è che i puntini neri sono
gli astucci cornei delle penne che stanno per
rispuntare? Chissà i piccoli siano stati deplumati dai
genitori, per esempio. In ogni caso, senza vedere i
soggetti non siamo in grado di identificare i presunti
parassiti. Le suggeriamo di rivolgersi ad un
veterinario della sua zona, oppure di inviarci una
piccola jpg del dorso. Per l'eventuale terapia,
potrebbe avvalersi del Frontiline, con le modalità
descritte nel n. 12 del 2003.
QUESITI VARI SUI
DIAMANTI DI GOULD
Spettabile Redazione,
mi sono appena abbonato alla Vostra rivista poiché
attraverso un amico, Vostro abbonato, ho constatato
che i Vostri articoli sono molto interessanti e le
Vostre fotografie sembrano vere.
Inoltre sul numero che ho sfogliato ho letto dei
Diamanti di Gould e poiché sono interessato a questo
argomento in quanto è mia intenzione iniziarne
l'allevamento, desidero chiederVi alcune cose.
E' necessario un ambiente particolare oppure è
sufficiente un ambiente qualsiasi con delle
particolari caratteristiche, in caso quali.
Il tipo e le misure delle gabbie necessarie per
l'allevamento dei Diamanti di Gould.
Il tipo e il colore dei prodotti per il tinteggio
della stanza.
Il tipo di luce artificiale appropriata, i tempi ed il
colore della lampada (più appropriata luce neon o
normale).
Il periodo appropriato per l'accoppiamento e le
modalità di preparazione.
Alimentazione: il miscuglio di semi, le varie
percentuali e le qualità di semi da dare in aggiunta.
Nidi: tipologia, misure e l'imbottitura da predisporre
affinché i Diamanti di Gould li occupino.
Delle sei o otto uova fatte da una coppia di Gould, la
quantità di uova da mettere ad ogni coppia di passere
eventualmente utilizzate come balie.
La stanza predisposta per l'allevamento è stata dotata
di stufetta quindi volevo chiederVi cortesemente quale
temperatura devo mantenere nel periodo invernale e di
allevamento.
Inoltre volevo chiederVi se nel Vostro archivio avete
un libro o un depliant riguardante i Diamanti di Gould
dove ci siano informazioni generali su questo tipo di
volatile e se potreste inviarmene uno.
RingraziandoVi vivamente per le Vostra attenzione e in
attesa di una Vostra risposta, Vi porgo cordiali
saluti.
Mirko, e-mail
Risponde Eduardo Corsini
Egregio Signor Mirko,
Dal tono della Sua lettera mi sembra di capire che Lei
è già un allevatore che, affascinato da questo
splendido estrildide australiano, vuole iniziarne
l’allevamento. Desidero premettere che il Diamante di
Gould non è un esotico particolarmente difficile da
riprodurre, a parte il “fastidio” dell’uso delle
balie. Al riguardo mi permetto consigliarLe, dovendo
iniziare, di provare “in purezza”, sulle cui tecniche
La rimando al mio articolo su Alcedo da Lei citato…..la
fortuna in genere aiuta i principianti!
Per incoraggiarLa le comunico i miei risultati nella
stagione cove testè trascorsa. Ho formato 4 coppie
che, a metà febbraio, ho collocato in altrettanti
gabbioni da cm.90, dopo circa 10 giorni tre coppie
hanno iniziato a deporre, mentre la quarta non ha mai
deposto. Tutte hanno imbeccato da sole: una coppia ha
svezzato 3 novelli, un’altra 5 e la terza, su 7 uova
deposte tutte feconde, 6 novelli; uno è morto al 5°
giorno. Non ho proceduto con una seconda covata
essendo sopraggiunta la muta.
Adesso cerco di rispondere dettagliatamente alle Sue
domande.
Non è necessario un ambiente con caratteristiche
diverse da quello che si utilizza per i canarini,
avendo la stessa accortezza di non sopraffollare il
locale, che non dovrà avere particolari colori alle
pareti e per la cui tinteggiatura è sufficiente l’uso
dei normali prodotti.
A differenza di quanto comunemente si crede i Gould
non soffrono il freddo; possono svernare in locali con
temperatura che scende anche sotto i 10°, l’importante
che non avvengano sbalzi e correnti d’aria. Entrano in
estro anche a 15°. Come per i canarini è più nociva
l’umidità che favorisce lo sviluppo di coccidi e
miceti, sempre in agguato negli allevamenti.
Una buona luminosità naturale è preferibile, senza che
i raggi del sole colpiscano direttamente le gabbie;
nel caso d’ambiente buio si può ricorrere ad un
programmatore di luce in commercio dotato di
fotocellula, che automaticamente accenderà la luce
artificiale nel caso che quella naturale sia
insufficiente. Quanto alle lampade sono da preferire
quelle al neon a “luce solare”. Tenga presente che nel
periodo della riproduzione la durata
dell’illuminazione dovrà essere progressivamente
aumentata, per mezzo del programmatore, fino a circa 9
ore giornaliere, mentre negli altri periodi non è
necessario; se il locale è particolarmente buio
penserà la fotocellula ad accendere le luci.
I Gould si possono riprodurre nelle comuni gabbie da
cova per canarini di cm.60; anche “in purezza” mi
risulta che le accettano di queste dimensioni, ma per
avere maggiori probabilità di successo sono
consigliabili quelle da cm.90, collocandole affiancate
in modo che le coppie guardandosi si stimolano a
vicenda.
I nidi di legno a doppia camera si trovano normalmente
nei negozi che vendono materiale per ornicoltura:
dimensioni generali cm.20 x 13 h.12, anticamera 8 x
13, camera deposizione 12 x 13, diametro ingresso cm.
4,5. Il materiale da fornire è la juta e le fibre di
cocco; i Gould non sono comunque dei buoni costruttori
pertanto è preferibile che il nido lo predisponga
l’allevatore, lasciando a loro il compito di definirlo
con un poco di materiale lasciato a disposizione.
L’alimentazione di base che fornisco è costituita da
70% di scagliola, che riduco al 50% durante le cove e
la muta, con aggiunta per la differenza di miscela per
esotici del commercio. Una volta al mese per 5 giorni
somministro un prodotto polivitaminico, la cui
frequenza durante cove e muta porto 2 volte al mese.
Osso di seppia, grit, sali minerali e carbone vegetale
a disposizione tutto l’anno.
Per l’imbecco dei nidiacei, sia ai Diamanti di Gould
che alle balie, fornisco semi germinati, miscelati con
la “ricottina” e pastone secco all’uovo. Quando la
temperatura stagionale comincia ad essere troppo
elevata sostituisco i semi germinati con quelli
bolliti ed elimino la “ricottina”, inumidendo il
preparato con un poco di acqua.
Riguardo al periodo da destinare alle cove, ogni
allevatore si regola in relazione alla latitudine del
luogo ed alla possibilità di mantenere la temperatura
almeno a 15° gradi e prolungare le ore di luce
artificialmente. Gli allevatori del nord iniziano a
formare le coppie anche in settembre, mentre scendendo
nel meridione il periodo si sposta in avanti anche di
un paio mesi. In base alla mia esperienza ho costatato
che le covate primaverili presentano maggiore
percentuale di uova feconde e di nidiacei svezzati, ma
in conseguenza della lunga durata della muta dei
novelli dei Gould, spesso gli esemplari ultimi nati
non finiscono di completarla in tempo per la stagione
mostre.
Non mi preoccuperei eccessivamente riguardo alla
quantità di uova da affidare alle balie, comunque se
c’è la possibilità di suddividerle, il numero ideale è
di 4 uova per coppia; altrimenti si possono lasciare
in quanto i Passeri del Giappone sono quasi sempre
capaci di svezzare tranquillamente anche 8 pulli….
con l’augurio che le uova siano tutte feconde!
L’ESTRATTO DI
POMPELMO
Sul numero 4 anno III di alcedo alla pag.88 si
descrive un nuovo prodotto made in usa denominato
Citricidal a base di estratto di semi di pompelmo,
l'autore Stefano Massetani consiglia di usarlo,
ovviamente con cautela, ma non menziona, la ditta
produttrice o quella distributrice. Da una ricerca
della mia farmacista presso i distributori locali non
risulta alcun prodotto con questo nome o che contenga
la molecola citricidal, quindi vi chiedo la cortesia
di pubblicare sul prossimo Alcedo o di rispondere a
questa mia e-mail privatamente.
G.P. e-mail
Risponde Stefano Massetani
Gentile lettore
Il mio articolo su Alcedo riguardante il GSE, è nato
per divulgare un estratto di origine vegetale dalle
caratteristiche molto poco conosciute in Italia anche
per uso umano.
Sono contento che abbia suscitato in Lei, come in
molti altri un interesse su come utilizzarlo in
ornicoltura. Il Citricidal® è il marchio registrato
del prodotto ad uso professionale a base di estratto
di semi di pompelmo dalla NutriTEAM, INC PO. Box 71,
Ripton, VT 05766.
La stessa ditta ha anche registrato una linea
commerciale dal nome: NutriBiotic®, dove il GSE è
contenuto in dosaggi più bassi e rivolto ad una platea
più vasta di utilizzatori.
Il prodotto sotto questi nomi commerciali è reperibile
solo negli USA, tramite vari distributori di prodotti
naturali tra cui la stessa Nutriteam utilizzando il
link:
http://nutriteam.com/GSEorder2.htm
In Italia dovrà ricercare tramite la sua farmacia
prodotti a base di GSE tipo Actiseed della BIOEARTH
INTERNATIONAL Srl. reperibile in flacone da 20 e 50
ml. Nella speranza di esserle stato utile le consiglio
i link:
http://www.gfex.com/citricidal.htm dove potrà
approfondire le Sue curiosità sul GSE e
http://www.landofvos.com/articles/kitchen7.html dove
potrà trovare le esperienze di un allevatore di
pappagalli di grossa taglia.
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