Rivista di Ornitologia, Ornitocoltura, Ornitofilia e fotografia Naturalistica
 

La posta dei lettori ALCEDO N. 18/2004

 LA SELEZIONE DEL CANARINO GIALLO AVORIO
Spett.le redazione Alcedo
sono Simone un allevatore di canarini di colore della provincia di Ascoli Piceno, abbonato alla Vostra rivista.
Vorrei prima di tutto farVi i complimenti per la splendida rivista che ogni bimestre fate arrivare nelle nostre case e ringraziarVi per il Vostro grande impegno che mettete nella realizzazione della rivista e che ben traspare dalla qualità della stessa.
Inoltre, avendo l'intenzione di iniziare la selezione del canarino giallo avorio, con il fine di ottenere soggetti di qualità sia nella categoria intenso che in quella brinato, vorrei farVi alcune domande:
- quale tonalità di colore deve avere questo canarino per raggiungere lo standard previsto dal regolamento?
- è meglio fare gli accoppiamenti in purezza (giallo avorio x giallo avorio) o accoppiare con la varietà giallo intenso e brinato e magari utilizzare portatori? (in questo caso come posso ottenere ottimi portatori?)
- secondo Voi quali sono i migliori schemi di accoppiamento per cercare di ottenere canarini di ottima qualità sia intensi che brinati?
Perdonatemi se ho approfittato della Vostra disponibilità, ma vorrei avere più informazioni possibili per evitare di partire con il piede sbagliato.
Vi ringrazio anticipatamente.
Simone e-mail

Risponde Diego Crovace
La varietà Giallo Avorio è determinata da una mutazione recessiva e legata al sesso che agendo sulla varietà Giallo ne diluisce i lipocromi, rendendoli più tenui.
Nei criteri di giudizio dei Canarini di colore non è specificata espressamente la tonalità del colore Giallo Avorio; nel definire il parametro che deve caratterizzare questa varietà la C.T.N. dei Canarini di Colore ha testualmente stabilito: “Perfetta purezza ed uniformità del lipocromo, accompagnata da una ottima diluizione”.
In relazione a quanto premesso, atteso che nei Canarini Gialli l’espressione tipica è data dalla tonalità limone, è logico desumere che quando la mutazione in argomento agisce sulla manifestazione lipocromica gialla a diffrazione, diluendola in maniera ottimale, la tonalità giallo avorio standard corrisponde ad un giallo limone molto tenue. Le rammento che la tonalità limone è prodotta dalla particolare struttura delle penne del Canarino, le quali diffrangono la luce in modo da far apparire verdognolo il pigmento lipocromico giallo. Tra un giallo limone ed un giallo dorato, pertanto, non vi è alcuna differenza di pigmento: la tonalità appare diversa per effetto del differente grado di assorbimento della luce da parte delle penne. La selezione del giallo limone, quindi, è indirizzata nei confronti della struttura delle penne e non della tonalità del pigmento.
Il ricorso all’impiego di Gialli portatori di Giallo avorio (ovviamente maschi) non è indispensabile, ma consigliato specie per coloro i quali, in difetto d’esperienza, hanno difficoltà nell’individuare tra i Gialli Avorio gli esemplari dotati di effetto diffrattivo. Disponendo di ottimi Giallo limone, quindi, gli stessi potrebbero essere utilmente utilizzati per migliorare la varietà dei Giallo Avorio, riducendo il rischio di errori nella selezione dei soggetti migliori. Coloro i quali hanno dimestichezza nel valutare la tonalità giallo avorio possono ottenere buoni risultati accoppiando esclusivamente in purezza. Nel compiere la selezione bisogna escludere gli esemplari che manifestano in maniera palese una tonalità avorio poiché corrisponderebbero ad un giallo dorato.
Nell’ambito di una stessa tonalità, inoltre, la mutazione Giallo Avorio si esprime con differenti gradi di diluizione, i cui estremi vanno da un colore prossimo al giallo ad uno talmente diluito da confondere il soggetto con un bianco. La selezione si opera eliminando le manifestazioni estreme e mantenendosi su livelli di diluizione intermedi (tali da non generare difficoltà di individuazione certa della varietà).
Per conseguire risultati apprezzabili nella categoria non esistono schemi che, in assoluto, garantiscono il successo. In generale per ottenere Canarini sia intensi che brinati d’ottima fattura bisogna accoppiare i migliori intensi figli di ottimi brinati (il riferimento è ad uno dei genitori) ai migliori brinati ottenuti da ottimi intensi. Questa condizione rispecchia lo schema di un ceppo altamente selezionato. Se Lei è agli inizi dovrà crearsi da solo queste condizioni cercando d’acquisire esemplari di pregio e/o progredendo, anno dopo anno, nel miglioramento qualitativo del suo ceppo, attraverso un’oculata selezione. Per migliorare la qualità degli intensi potrebbe ricorrere all’accoppiamento intenso x intenso da cui trarre intensi omozigoti da accoppiare ai migliori brinati di cui dispone. Otterrà così tutti soggetti intensi eterozigoti, probabilmente in grado di dare buona figliolanza sia intensa che brinata. Alcuni allevatori posseggono due differenti linee di sangue. Da una ottengono solo ottimi brinati, dall’altra solo ottimi intensi. Altri ancora accoppiano maschi ottimi brinati a femmine dalla buona intensità, in modo da garantirsi visivamente delle condizioni di tipicità che caratterizzano la categoria. Tutte queste scelte possono fornire buoni risultati, il cui ottenimento non dipenderà tanto dallo schema adottato ma dal patrimonio genetico di partenza e dalla capacità di compiere la scelta dei riproduttori.


 LA MUTAZIONE DILUITO DEL LUCHERINO
Spett.le Dott. Massimo Natale, le vorrei porre un quesito che riguarda la mutazione autosomica:
Ho comprato una femmina di lucherino T.N. diluita, che però non so se sia dominante o recessiva. Volendola accoppiare con un maschio ancestrale, i pullus come saranno?
E nei prossimi anni quale deve essere lo schema di allevamento. Nel ringraziarla porgo Distinti Saluti
Corriale, e-mail

Risponde Massimo Natale
Gentile sig, Corriale
la mutazione Diluito del Lucherino (poi trasferita ad altri Spinus, quale per es. il Testa nera, ma anche il Negrito, e come visto nel numero 17 del 2004 anche nel Lucherino petto nero) è a comportamento ereditario di tipo autosomico dominante a mezzo fattore, ciò significa che la femmina in suo possesso, se diluita a mezzo fattore, darà circa la metà della prole (maschi e femmine) mutata e l'altra metà normale (non portatori).
Per la relativa selezione, trattandosi di mutazione diluente, è consigliabile inserire di volta in volta sangue ancestrale, in modo da non osservare un eccessivo scadimento della quota melanica.
Cordiali saluti ed auguri per i suoi testa nera.


 IL TICO-REY
Gentile Redazione di Alcedo,
sfogliano il vostro fantastico speciale sui Mondiali di Losanna, mi sono davvero entusiasmato per il bellissimo tico-rey osservato in foto. Potreste darmi qualche delucidazione su: provenienza, abitudini, alimentazione e quant’altro?
Ringrazio e saluto
C.L., e-mail

Risponde la Redazione
Risponde la Redazione
Il Tico Rey, o fringuello rosso (Coryphospingus cucullatus), è uno zigolo americano appartenente alla famiglia Emberizidae. E' di raro allevamento in cattività, per cui le notizie sull'allevamento di questo volatile sono davvero scarne. Trattandosi di uno Zigolo, andrebbe sicuramente mantenuto con una miscela di semi per canarini, con aggiunta quotidiana di pastone per insettivori e mance di tarme vive (tarme della farina) o bollite e surgelate (buffalos). Durante la riproduzione, rigorosamente in voliera esterna, la sua dieta va integrata con ulteriori fonti di proteine, sotto forma di insetti.
Ci auguriamo che qualche nostro appassionato lettore, che abbia avuto esperienze con la specie, leggendo questa nota possa fornire maggiori informazioni su questa bellissima specie.
 


 SI TRATTA DI ACARI?
Caro Alcedo,
mi affido a voi perché sono una vostra assidua lettrice, ma anche una novella allevatrice.
Ho due canarini meticci che si sono riprodotti, hanno fatto 3 covate e sono nati 10 piccoli, i primi 6 in ottima salute mentre nell’ultima covata un piccolo (dei 4 presenti) ha avuto difficoltà ad impiumare. Controllando approfonditamente mi sono accorta che le piume non sono nate perché ha dei piccolissimi presumo insetti neri sul dorso. Saranno acari? Posso intervenire? Con antiparassitari? Il piccolo ha solo 28 giorni, l’ho diviso dai genitori che sembrano puliti mentre due dei piccoli (che stavano benissimo) cominciano e perdere le piume vicino al becco (ho diviso anche loro). Un solo piccolo è pulito e resta con i genitori.
I 3 piccoli “malati” (solo esteticamente in quanto sono vivacissimi come al solito) li ho messi da parte ed ho cominciato ha ripulire le gabbie disinfettando con Amuchina diluita.
Aspettando un vostro consiglio vi saluto
Antonella, e-mail

Risponde  la Redazione
Gentile Antonella
gli acari sono puntini mobili, che si spostano rapidamente, dunque dovremmo scartare tale ipotesi. Gli unici parassiti statici sono le zecche, ma riteniamo non trattarsi di questo parassita, in quanto difficilmente riesce ad entrare in ambienti d'allevamento, e poi anche perché facilmente riconoscibile, ed anche infine perché di solito è una sola, non una colonia. Non è che i puntini neri sono gli astucci cornei delle penne che stanno per rispuntare? Chissà i piccoli siano stati deplumati dai genitori, per esempio. In ogni caso, senza vedere i soggetti non siamo in grado di identificare i presunti parassiti. Le suggeriamo di rivolgersi ad un veterinario della sua zona, oppure di inviarci una piccola jpg del dorso. Per l'eventuale terapia, potrebbe avvalersi del Frontiline, con le modalità descritte nel n. 12 del 2003.


 QUESITI VARI SUI DIAMANTI DI GOULD
Spettabile Redazione,
mi sono appena abbonato alla Vostra rivista poiché attraverso un amico, Vostro abbonato, ho constatato che i Vostri articoli sono molto interessanti e le Vostre fotografie sembrano vere.
Inoltre sul numero che ho sfogliato ho letto dei Diamanti di Gould e poiché sono interessato a questo argomento in quanto è mia intenzione iniziarne l'allevamento, desidero chiederVi alcune cose.
E' necessario un ambiente particolare oppure è sufficiente un ambiente qualsiasi con delle particolari caratteristiche, in caso quali.
Il tipo e le misure delle gabbie necessarie per l'allevamento dei Diamanti di Gould.
Il tipo e il colore dei prodotti per il tinteggio della stanza.
Il tipo di luce artificiale appropriata, i tempi ed il colore della lampada (più appropriata luce neon o normale).
Il periodo appropriato per l'accoppiamento e le modalità di preparazione.
Alimentazione: il miscuglio di semi, le varie percentuali e le qualità di semi da dare in aggiunta.
Nidi: tipologia, misure e l'imbottitura da predisporre affinché i Diamanti di Gould li occupino.
Delle sei o otto uova fatte da una coppia di Gould, la quantità di uova da mettere ad ogni coppia di passere eventualmente utilizzate come balie.
La stanza predisposta per l'allevamento è stata dotata di stufetta quindi volevo chiederVi cortesemente quale temperatura devo mantenere nel periodo invernale e di allevamento.
Inoltre volevo chiederVi se nel Vostro archivio avete un libro o un depliant riguardante i Diamanti di Gould dove ci siano informazioni generali su questo tipo di volatile e se potreste inviarmene uno.
RingraziandoVi vivamente per le Vostra attenzione e in attesa di una Vostra risposta, Vi porgo cordiali saluti.
Mirko, e-mail

Risponde Eduardo Corsini
Egregio Signor Mirko,
Dal tono della Sua lettera mi sembra di capire che Lei è già un allevatore che, affascinato da questo splendido estrildide australiano, vuole iniziarne l’allevamento. Desidero premettere che il Diamante di Gould non è un esotico particolarmente difficile da riprodurre, a parte il “fastidio” dell’uso delle balie. Al riguardo mi permetto consigliarLe, dovendo iniziare, di provare “in purezza”, sulle cui tecniche La rimando al mio articolo su Alcedo da Lei citato…..la fortuna in genere aiuta i principianti!
Per incoraggiarLa le comunico i miei risultati nella stagione cove testè trascorsa. Ho formato 4 coppie che, a metà febbraio, ho collocato in altrettanti gabbioni da cm.90, dopo circa 10 giorni tre coppie hanno iniziato a deporre, mentre la quarta non ha mai deposto. Tutte hanno imbeccato da sole: una coppia ha svezzato 3 novelli, un’altra 5 e la terza, su 7 uova deposte tutte feconde, 6 novelli; uno è morto al 5° giorno. Non ho proceduto con una seconda covata essendo sopraggiunta la muta.
Adesso cerco di rispondere dettagliatamente alle Sue domande.
Non è necessario un ambiente con caratteristiche diverse da quello che si utilizza per i canarini, avendo la stessa accortezza di non sopraffollare il locale, che non dovrà avere particolari colori alle pareti e per la cui tinteggiatura è sufficiente l’uso dei normali prodotti.
A differenza di quanto comunemente si crede i Gould non soffrono il freddo; possono svernare in locali con temperatura che scende anche sotto i 10°, l’importante che non avvengano sbalzi e correnti d’aria. Entrano in estro anche a 15°. Come per i canarini è più nociva l’umidità che favorisce lo sviluppo di coccidi e miceti, sempre in agguato negli allevamenti.
Una buona luminosità naturale è preferibile, senza che i raggi del sole colpiscano direttamente le gabbie; nel caso d’ambiente buio si può ricorrere ad un programmatore di luce in commercio dotato di fotocellula, che automaticamente accenderà la luce artificiale nel caso che quella naturale sia insufficiente. Quanto alle lampade sono da preferire quelle al neon a “luce solare”. Tenga presente che nel periodo della riproduzione la durata dell’illuminazione dovrà essere progressivamente aumentata, per mezzo del programmatore, fino a circa 9 ore giornaliere, mentre negli altri periodi non è necessario; se il locale è particolarmente buio penserà la fotocellula ad accendere le luci.
I Gould si possono riprodurre nelle comuni gabbie da cova per canarini di cm.60; anche “in purezza” mi risulta che le accettano di queste dimensioni, ma per avere maggiori probabilità di successo sono consigliabili quelle da cm.90, collocandole affiancate in modo che le coppie guardandosi si stimolano a vicenda.
I nidi di legno a doppia camera si trovano normalmente nei negozi che vendono materiale per ornicoltura: dimensioni generali cm.20 x 13 h.12, anticamera 8 x 13, camera deposizione 12 x 13, diametro ingresso cm. 4,5. Il materiale da fornire è la juta e le fibre di cocco; i Gould non sono comunque dei buoni costruttori pertanto è preferibile che il nido lo predisponga l’allevatore, lasciando a loro il compito di definirlo con un poco di materiale lasciato a disposizione.
L’alimentazione di base che fornisco è costituita da 70% di scagliola, che riduco al 50% durante le cove e la muta, con aggiunta per la differenza di miscela per esotici del commercio. Una volta al mese per 5 giorni somministro un prodotto polivitaminico, la cui frequenza durante cove e muta porto 2 volte al mese. Osso di seppia, grit, sali minerali e carbone vegetale a disposizione tutto l’anno.
Per l’imbecco dei nidiacei, sia ai Diamanti di Gould che alle balie, fornisco semi germinati, miscelati con la “ricottina” e pastone secco all’uovo. Quando la temperatura stagionale comincia ad essere troppo elevata sostituisco i semi germinati con quelli bolliti ed elimino la “ricottina”, inumidendo il preparato con un poco di acqua.
Riguardo al periodo da destinare alle cove, ogni allevatore si regola in relazione alla latitudine del luogo ed alla possibilità di mantenere la temperatura almeno a 15° gradi e prolungare le ore di luce artificialmente. Gli allevatori del nord iniziano a formare le coppie anche in settembre, mentre scendendo nel meridione il periodo si sposta in avanti anche di un paio mesi. In base alla mia esperienza ho costatato che le covate primaverili presentano maggiore percentuale di uova feconde e di nidiacei svezzati, ma in conseguenza della lunga durata della muta dei novelli dei Gould, spesso gli esemplari ultimi nati non finiscono di completarla in tempo per la stagione mostre.
Non mi preoccuperei eccessivamente riguardo alla quantità di uova da affidare alle balie, comunque se c’è la possibilità di suddividerle, il numero ideale è di 4 uova per coppia; altrimenti si possono lasciare in quanto i Passeri del Giappone sono quasi sempre capaci di svezzare tranquillamente anche 8 pulli…. con l’augurio che le uova siano tutte feconde!


 L’ESTRATTO DI POMPELMO
Sul numero 4 anno III di alcedo alla pag.88 si descrive un nuovo prodotto made in usa denominato Citricidal a base di estratto di semi di pompelmo, l'autore Stefano Massetani consiglia di usarlo, ovviamente con cautela, ma non menziona, la ditta produttrice o quella distributrice. Da una ricerca della mia farmacista presso i distributori locali non risulta alcun prodotto con questo nome o che contenga la molecola citricidal, quindi vi chiedo la cortesia di pubblicare sul prossimo Alcedo o di rispondere a questa mia e-mail privatamente.
G.P. e-mail

Risponde  Stefano Massetani
Gentile lettore
Il mio articolo su Alcedo riguardante il GSE, è nato per divulgare un estratto di origine vegetale dalle caratteristiche molto poco conosciute in Italia anche per uso umano.
Sono contento che abbia suscitato in Lei, come in molti altri un interesse su come utilizzarlo in ornicoltura. Il Citricidal® è il marchio registrato del prodotto ad uso professionale a base di estratto di semi di pompelmo dalla NutriTEAM, INC PO. Box 71, Ripton, VT 05766.
La stessa ditta ha anche registrato una linea commerciale dal nome: NutriBiotic®, dove il GSE è contenuto in dosaggi più bassi e rivolto ad una platea più vasta di utilizzatori.
Il prodotto sotto questi nomi commerciali è reperibile solo negli USA, tramite vari distributori di prodotti naturali tra cui la stessa Nutriteam utilizzando il link:
http://nutriteam.com/GSEorder2.htm
In Italia dovrà ricercare tramite la sua farmacia prodotti a base di GSE tipo Actiseed della BIOEARTH INTERNATIONAL Srl. reperibile in flacone da 20 e 50 ml. Nella speranza di esserle stato utile le consiglio i link:
http://www.gfex.com/citricidal.htm dove potrà approfondire le Sue curiosità sul GSE e http://www.landofvos.com/articles/kitchen7.html dove potrà trovare le esperienze di un allevatore di pappagalli di grossa taglia.

 

 

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