Rivista di Ornitologia, Ornitocoltura, Ornitofilia e fotografia Naturalistica
 

La posta dei lettori ALCEDO N. 4/2002

VERZELLINO X CANARINA
 Salve, da circa 5 anni allevo canarini, ma già da 3 mi sta affascinando il mondo dell'ibridologia. Nella stagione cove 2001 accoppiando un verzellino ad una canarina giallo brinato ho ottenuto 3 ibridi di cui un maschio e due femmine, che sono decedute a muta ultimata. Il maschio ha ottenuto punteggi di 89 e 90 a diverse mostre e tutt'oggi gode di ottima salute. Il mio problema nasce quest'anno: come utilizzarlo in allevamento? Complimenti per la rivista Alcedo, finalmente quello che mancava a tutti gli allevatori.
R. V. e-mail - Orvieto (Terni)

Risponde Renzo Esuperanzi
Gli ibridi maschi di Verzellino x canarino domestico, nella maggior parte dei casi, sono fecondi, per cui, anche quello in Suo possesso può essere tranquillamente utilizzato per essere riaccoppiato o con una canarina o con una Verzellina. Essendo nato da una femmina lipocromica, inevitabilmente, accoppiato ad altra lipocromica darà origine a soggetti più o meno pezzati, che avranno come peculiarità un lipocromo ottimale, inficiato dalla cosiddetta doratura solo nel caso in cui la madre dell’F1 ne avesse decisamente in eccesso. Altri benefici, oltre alla “pulizia” del giallo, tale F1 non può apportarne nella linea di ritorno verso il canarino lipocromico. Va peraltro considerato che per eliminare le pezzature melaniche e ritornare alle dimensioni tipiche del canarino, occorreranno due o tre anni di successivi reincroci con il canarino stesso e la pulizia di lipocromo introdotta dal Verzellino potrebbe perdersi durante tale percorso.
Molto più interessante sarebbe avvalersi di tale F1 per portare delle mutazioni sul Verzellino. Il soggetto in parola, se la madre lipocromica fosse stata a base melanica mutata, sarebbe portatore di una o più mutazioni di colore, che quindi potrebbero essere trasportate sul Verzellino. L’unico modo per accertarsi delle potenzialità genotipiche del suo F1 è quello di accoppiarlo con delle canarine verificando il colore dei figli. Se questi hanno delle pezzature brune, agata o isabella allora l’F1 è portatore di tali mutazioni, altrimenti non ne porta alcuna (o ne porta di recessive) ed è meglio lasciar perdere.
Volendo cimentarsi con l’introduzione di mutazioni di colore sul Verzellino, ottimo sarebbe partire con femmine di canarino di piccola taglia, forma tondeggiante e becco corto, interessate da mutazioni di colore sesso-legate. Tra tali mutazioni, sono da evitare quelle che riducono maggiormente le melanine e che andrebbero ad incidere sulla già scarsa robustezza del Verzellino (quali la lutino). Ottime sarebbero la pastello, la bruno, l’agata e l’isabella (agata + bruno). Meglio ancora se tali mutazioni sono accompagnate dalla cosiddetta soffuso (bianco dominante) che permette di trasportare l’assenza di lipocromo in tutte le generazioni dei reincroci. I più interessanti saranno comunque quelli con lipocromo giallo che, inevitabilmente, ricorderanno meglio il Verzellino.
In Italia il tentativo di introdurre le mutazioni di colore nel Verzellino l’hanno fatto in molti ma finora pochi hanno raggiunto il risultato finale. Tra questi Sergio Lucarini che, negli anni 80, ha introdotto nel Verzellino le mutazioni bruno, agata, isabella e pastello. All’ultimo campionato italiano di Bastia Umbra erano esposti una decina di R1 mutati verso il Verzellino e questo è sicuramente un buon segnale.
Alcuni allevatori hanno utilizzato il Verzellino anche per apportare delle migliorie sui canarini di colore. In particolare oltre alla già citata tonalità di giallo, si è cercato di traslare il disegno ed un presunto fattore mosaico. Ovviamente, visto che il Verzellino non è eccessivamente ossidato nelle melanine, il suo utilizzo è stato focalizzato soprattutto sui diluiti e cioè su quei soggetti che non debbono avere zampe e becco neri.


MORTALITÀ DEI NOVELLI
Gent.le Dott. Teruzzi,
Le invio questa e-mail per sottoporre al suo gradito parere quanto mi accade durante l'allevamento di verdoni mutati, per i quali, purtroppo, registro un'elevata mortalità dei novelli dopo 25 - 28 gg.
Sino al compimento del 20° giorno, i novelli non presentano particolari problemi, ma subito dopo ho osservato che quest'ultimi non si rendono indipendenti e continuano a chiamare insistentemente l'imbeccata del cibo.
I novelli non presentano una pancia gonfia ne arrossata, senza venature particolari e, solo a crisi avanzata, la zona dello sterno dimagrisce.
Questo succede sia se i novelli sono in voliere ampie e sia in gabbie più piccole con il divisorio a griglia.
I genitori sono in perfetta forma e l'alimentazione è costituita da miscuglio secco con diversi semi, semi germinati e pastoncino secco.
Ho provato a somministrare Di Sulfa S in dosi di 10 gocce per beverino ma senza risultato.
Altri allevatori da me interpellati parlano di coccidiosi cecale. E' possibile? Quale terapia consiglia?
Come da vostro consiglio letto su Alcedo, somministro 2 volte la settimana aceto di mele nelle dosi proposte.
Rimango in attesa di un Suo parere e ringrazio la Redazione per il servizio che date agli allevatori.
Cordiali Saluti
S. B. (e-mail)

Risponde il dr. Fabio Teruzzi
Va premesso che è pressoché impossibile formulare una diagnosi certa soltanto sulla base di una descrizione soggettiva dell’allevatore.
L’alimentazione a disposizione dei riproduttori per l’imbecco dei piccoli, oltre che correttamente integrata con vitamine, proteine e sali minerali, deve essere di tipo morbido (es.: pastone inumidito con uovo sodo) anche per agevolare lo svezzamento dei giovani.
La terapia anticoccidica consiste nella corretta somministrazione del farmaco, nel caso specifico il Disulfas va somministrato alla dose di 4-5 ml/lt per 5-7 giorni, associato a vitamina K1 (Konakion gocce, reperibile in farmacia, 30 gocce/lt). Se necessario il trattamento è da ripetere dopo 3 giorni seguendo le stesse modalità. Va segnalato che ogni specie risponde in maniera diversa ai sulfamidici (principi attivi contenuti nel Disulfas), se i soggetti trattati dovessero manifestare segni di sofferenza è consigliabile diminuire il dosaggio del farmaco.
Il caso descritto dall’allevatore potrebbe non escludere la presenza di Megabatteri. In tal caso ai soggetti, adulti e novelli, dovrà essere somministrata Amfotericina B nell’acqua di bevanda (nome commerciale: Fungilin sospensione orale, 10-15 cc/lt per 15-20 giorni). Anche in questo caso è molto importante osservare i soggetti in quanto in alcuni individui il farmaco non risulta gradito e quindi non bevuto, in tal caso il Fungilin va somministrato puro nel becco nella dose di 1-2 gocce 3 volte al giorno. Il Fungilin, anche se somministrato senza la provata presenza di Megabatteriosi, non ha nessun effetto collaterale in quanto non assorbito dal tratto digerente.


CONSIGLI SULLA TECNICA FOTOGRAFICA
Scrivo all'ing. Pidalà perché ho bisogno di un consiglio: ho deciso di acquistare una macchina fotografica digitale per avere delle foto pubblicabili, ed ho qualche domanda da fare:
1) non so bene perché, ma nei negozi (ed amici) mi dicono che esistono le "macchine digitali" e "le foto camere", qual è la differenza, qual è meglio?
2) Su quanti MegaPixel e' meglio orientarsi: 2500, 3000, 4000, 5000, queste ultime costano decisamente (oltre 1500 Euro)
3) Che formato mi consiglia di usare per scaricare le foto sul mio pc, e per eventualmente usarle in un mio sito? (JPG o altro)
4) Non ho tempo, voglia e soprattutto competenza per stare a scegliere tra i vari modelli, mi può indicare  2 o 3 modelli (Nikon xxx, Canon xxx) in modo da non sbagliare qualunque sia la scelta?
Grazie in anticipo.
G. C. (e-mail)

Risponde L.G.Pidalà
Gentile sig. Gianfranco, la domanda è abbastanza complessa e presto torneremo sull'argomento nell'apposita sezione dedicata alla tecnica fotografica.
Nel frattempo, le posso dire che:
1) La dizione non è esatta, in quanto qualunque marchingegno produca un'immagine può essere chiamato "fotocamera", anche una "camera obscura con foro stenopeico". Forse vogliono differenziare le fotocamere digitali compatte con obiettivo fisso (relativamente costose) dalle fotocamere digitali reflex con obiettivo intercambiabile decisamente costose. Ovviamente sono meglio le reflex digitali con ottica intercambiabile perché la possibilità di cambiare obiettivo le rende estremamente versatili, e poi perché essendo rivolte ad un pubblico professionale sono necessariamente più performanti.
2) Il numero di pixel minimo consigliato è 3000000 (ossia 3 Megapixel, non 3000), ma se sono di più è meglio.
3) Il formato jpeg provoca una compressione dei dati con perdita di qualità minima, a fronte di una riduzione della dimensione del file fino al 90%. Non ci sono problemi nel riversare le immagini sul web, mentre i più esigenti troverebbero una diminuzione della qualità dell'immagine in stampa. Per non perdere dati l'immagine può essere salvata in formato tiff o in uno dei formati proprietari forniti insieme alla macchina che si acquista, ne hanno tutte uno, denominato molto spesso raw, con grande aggravio della capienza della scheda di memoria e quindi forte riduzione della sua autonomia.
4) Come compatte, consiglio Coolpix 5000 e 995 della Nikon, e Powershot G2 della Canon. Come reflex, a prezzo abbordabile ma comunque molto alto, intorno a 3000 euro, le ultime nate Nikon D100 e FujiFilm FinePix S2 Pro, entrambe con possibilità di montare ottiche Nikon, e Caon Eos D60. Con queste ultime tre, con sensori da 6000000 di pixel non esistono problemi di stampa anche in grossi formati come 30x45 cm


LA MARCATURA (INANELLAMENTO) DEI SOGGETTI
Pur essendo un allevatore "dilettante" con poche coppie di Canarini, mi sono subito abbonato alla vostra pregiata rivista, che concilia felicemente le tematiche tecnico-pratiche con la natura e l'osservazione degli uccelli allo stato selvatico. Avrei una domanda, forse banale, da proporvi: ho spesso visto, sulle vostre bellissime fotografie, degli esemplari dotati di anellino metallico. A cosa serve? E' indispensabile per allevare? Dove si possono acquistare gli "anelletti". Grato se mi vorrete rispondere, saluto cordialmente.
Alberto D. (Milano, e-mail)

 
Risponde la Redazione
Gentile sig. Alberto, si tratta degli anellini metallici con i quali è possibile "marchiare" i soggetti del proprio allevamento. Tali anelli possono essere apposti alla zampa dell'esemplare soltanto entro i primi giorni di vita, ed una volta completatosi il processo della crescita risultano inamovibili, ossia non possono essere più tolti nè ovviamente rimessi. Su ogni anellino sono riportate alcune informazioni: anno di nascita, numero progressivo, sigla (RNA) dell'allevatore. Per ottenere gli anellini è necessario iscriversi alla FOI, Federazione Ornicoltori Italiana, che al momento dell'iscrizione fornisce una sigla strettamente personale poi apposta sull'anellino metallico. Gli anellini hanno diverse valenze: per i Canarini, consentono di classificare e distinguere singolarmente ogni esemplare riprodotto, nonché di partecipare alle mostre; per gli indigeni (ed esotici ascritti alla CITES), consentono di dimostrare, previa atto autorizzativo, l'inequivocabile nascita in cattività e, dunque, la lecita provenienza degli esemplari. Sui diversi anellini oggi disponibili torneremo presto con un articolo, così come molto presto faremo visita alla FOI spiegando ai nostri moltissimi abbonati non iscritti alla Federazione, in cosa consiste e quali sono gli scopi di tale ente associativo.

 

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