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VERZELLINO X
CANARINA
Salve,
da circa 5 anni allevo canarini, ma già da 3 mi sta
affascinando il mondo dell'ibridologia. Nella stagione
cove 2001 accoppiando un verzellino ad una canarina
giallo brinato ho ottenuto 3 ibridi di cui un maschio
e due femmine, che sono decedute a muta ultimata. Il
maschio ha ottenuto punteggi di 89 e 90 a diverse
mostre e tutt'oggi gode di ottima salute. Il mio
problema nasce quest'anno: come utilizzarlo in
allevamento? Complimenti per la rivista Alcedo,
finalmente quello che mancava a tutti gli allevatori.
R. V. e-mail - Orvieto (Terni)
Risponde
Renzo Esuperanzi
Gli ibridi maschi di Verzellino x canarino domestico,
nella maggior parte dei casi, sono fecondi, per cui,
anche quello in Suo possesso può essere
tranquillamente utilizzato per essere riaccoppiato o
con una canarina o con una Verzellina. Essendo nato da
una femmina lipocromica, inevitabilmente, accoppiato
ad altra lipocromica darà origine a soggetti più o
meno pezzati, che avranno come peculiarità un
lipocromo ottimale, inficiato dalla cosiddetta
doratura solo nel caso in cui la madre dell’F1 ne
avesse decisamente in eccesso. Altri benefici, oltre
alla “pulizia” del giallo, tale F1 non può apportarne
nella linea di ritorno verso il canarino lipocromico.
Va peraltro considerato che per eliminare le pezzature
melaniche e ritornare alle dimensioni tipiche del
canarino, occorreranno due o tre anni di successivi
reincroci con il canarino stesso e la pulizia di
lipocromo introdotta dal Verzellino potrebbe perdersi
durante tale percorso.
Molto più interessante sarebbe avvalersi di tale F1
per portare delle mutazioni sul Verzellino. Il
soggetto in parola, se la madre lipocromica fosse
stata a base melanica mutata, sarebbe portatore di una
o più mutazioni di colore, che quindi potrebbero
essere trasportate sul Verzellino. L’unico modo per
accertarsi delle potenzialità genotipiche del suo F1 è
quello di accoppiarlo con delle canarine verificando
il colore dei figli. Se questi hanno delle pezzature
brune, agata o isabella allora l’F1 è portatore di
tali mutazioni, altrimenti non ne porta alcuna (o ne
porta di recessive) ed è meglio lasciar perdere.
Volendo cimentarsi con l’introduzione di mutazioni di
colore sul Verzellino, ottimo sarebbe partire con
femmine di canarino di piccola taglia, forma
tondeggiante e becco corto, interessate da mutazioni
di colore sesso-legate. Tra tali mutazioni, sono da
evitare quelle che riducono maggiormente le melanine e
che andrebbero ad incidere sulla già scarsa robustezza
del Verzellino (quali la lutino). Ottime sarebbero la
pastello, la bruno, l’agata e l’isabella (agata +
bruno). Meglio ancora se tali mutazioni sono
accompagnate dalla cosiddetta soffuso (bianco
dominante) che permette di trasportare l’assenza di
lipocromo in tutte le generazioni dei reincroci. I più
interessanti saranno comunque quelli con lipocromo
giallo che, inevitabilmente, ricorderanno meglio il
Verzellino.
In Italia il tentativo di introdurre le mutazioni di
colore nel Verzellino l’hanno fatto in molti ma finora
pochi hanno raggiunto il risultato finale. Tra questi
Sergio Lucarini che, negli anni 80, ha introdotto nel
Verzellino le mutazioni bruno, agata, isabella e
pastello. All’ultimo campionato italiano di Bastia
Umbra erano esposti una decina di R1 mutati verso il
Verzellino e questo è sicuramente un buon segnale.
Alcuni allevatori hanno utilizzato il Verzellino anche
per apportare delle migliorie sui canarini di colore.
In particolare oltre alla già citata tonalità di
giallo, si è cercato di traslare il disegno ed un
presunto fattore mosaico. Ovviamente, visto che il
Verzellino non è eccessivamente ossidato nelle
melanine, il suo utilizzo è stato focalizzato
soprattutto sui diluiti e cioè su quei soggetti che
non debbono avere zampe e becco neri.
MORTALITÀ DEI
NOVELLI
Gent.le Dott. Teruzzi,
Le invio questa e-mail per sottoporre al suo gradito
parere quanto mi accade durante l'allevamento di
verdoni mutati, per i quali, purtroppo, registro
un'elevata mortalità dei novelli dopo 25 - 28 gg.
Sino al compimento del 20° giorno, i novelli non
presentano particolari problemi, ma subito dopo ho
osservato che quest'ultimi non si rendono indipendenti
e continuano a chiamare insistentemente l'imbeccata
del cibo.
I novelli non presentano una pancia gonfia ne
arrossata, senza venature particolari e, solo a crisi
avanzata, la zona dello sterno dimagrisce.
Questo succede sia se i novelli sono in voliere ampie
e sia in gabbie più piccole con il divisorio a
griglia.
I genitori sono in perfetta forma e l'alimentazione è
costituita da miscuglio secco con diversi semi, semi
germinati e pastoncino secco.
Ho provato a somministrare Di Sulfa S in dosi di 10
gocce per beverino ma senza risultato.
Altri allevatori da me interpellati parlano di
coccidiosi cecale. E' possibile? Quale terapia
consiglia?
Come da vostro consiglio letto su Alcedo, somministro
2 volte la settimana aceto di mele nelle dosi
proposte.
Rimango in attesa di un Suo parere e ringrazio la
Redazione per il servizio che date agli allevatori.
Cordiali Saluti
S. B. (e-mail)
Risponde
il dr. Fabio Teruzzi
Va premesso che è pressoché impossibile formulare una
diagnosi certa soltanto sulla base di una descrizione
soggettiva dell’allevatore.
L’alimentazione a disposizione dei riproduttori per
l’imbecco dei piccoli, oltre che correttamente
integrata con vitamine, proteine e sali minerali, deve
essere di tipo morbido (es.: pastone inumidito con
uovo sodo) anche per agevolare lo svezzamento dei
giovani.
La terapia anticoccidica consiste nella corretta
somministrazione del farmaco, nel caso specifico il
Disulfas va somministrato alla dose di 4-5 ml/lt per
5-7 giorni, associato a vitamina K1 (Konakion gocce,
reperibile in farmacia, 30 gocce/lt). Se necessario il
trattamento è da ripetere dopo 3 giorni seguendo le
stesse modalità. Va segnalato che ogni specie risponde
in maniera diversa ai sulfamidici (principi attivi
contenuti nel Disulfas), se i soggetti trattati
dovessero manifestare segni di sofferenza è
consigliabile diminuire il dosaggio del farmaco.
Il caso descritto dall’allevatore potrebbe non
escludere la presenza di Megabatteri. In tal caso ai
soggetti, adulti e novelli, dovrà essere somministrata
Amfotericina B nell’acqua di bevanda (nome
commerciale: Fungilin sospensione orale, 10-15 cc/lt
per 15-20 giorni). Anche in questo caso è molto
importante osservare i soggetti in quanto in alcuni
individui il farmaco non risulta gradito e quindi non
bevuto, in tal caso il Fungilin va somministrato puro
nel becco nella dose di 1-2 gocce 3 volte al giorno.
Il Fungilin, anche se somministrato senza la provata
presenza di Megabatteriosi, non ha nessun effetto
collaterale in quanto non assorbito dal tratto
digerente.
CONSIGLI SULLA
TECNICA FOTOGRAFICA
Scrivo all'ing. Pidalà perché ho bisogno di un
consiglio: ho deciso di acquistare una macchina
fotografica digitale per avere delle foto
pubblicabili, ed ho qualche domanda da fare:
1) non so bene perché, ma nei negozi (ed amici) mi
dicono che esistono le "macchine digitali" e "le foto
camere", qual è la differenza, qual è meglio?
2) Su quanti MegaPixel e' meglio orientarsi: 2500,
3000, 4000, 5000, queste ultime costano decisamente
(oltre 1500 Euro)
3) Che formato mi consiglia di usare per scaricare le
foto sul mio pc, e per eventualmente usarle in un mio
sito? (JPG o altro)
4) Non ho tempo, voglia e soprattutto competenza per
stare a scegliere tra i vari modelli, mi può indicare
2 o 3 modelli (Nikon xxx, Canon xxx) in modo da non
sbagliare qualunque sia la scelta?
Grazie in anticipo.
G. C. (e-mail)
Risponde
L.G.Pidalà
Gentile sig. Gianfranco, la domanda è abbastanza
complessa e presto torneremo sull'argomento
nell'apposita sezione dedicata alla tecnica
fotografica.
Nel frattempo, le posso dire che:
1) La dizione non è esatta, in quanto qualunque
marchingegno produca un'immagine può essere chiamato "fotocamera",
anche una "camera obscura con foro stenopeico". Forse
vogliono differenziare le fotocamere digitali compatte
con obiettivo fisso (relativamente costose) dalle
fotocamere digitali reflex con obiettivo
intercambiabile decisamente costose. Ovviamente sono
meglio le reflex digitali con ottica intercambiabile
perché la possibilità di cambiare obiettivo le rende
estremamente versatili, e poi perché essendo rivolte
ad un pubblico professionale sono necessariamente più
performanti.
2) Il numero di pixel minimo consigliato è 3000000
(ossia 3 Megapixel, non 3000), ma se sono di più è
meglio.
3) Il formato jpeg provoca una compressione dei dati
con perdita di qualità minima, a fronte di una
riduzione della dimensione del file fino al 90%. Non
ci sono problemi nel riversare le immagini sul web,
mentre i più esigenti troverebbero una diminuzione
della qualità dell'immagine in stampa. Per non perdere
dati l'immagine può essere salvata in formato tiff o
in uno dei formati proprietari forniti insieme alla
macchina che si acquista, ne hanno tutte uno,
denominato molto spesso raw, con grande aggravio della
capienza della scheda di memoria e quindi forte
riduzione della sua autonomia.
4) Come compatte, consiglio Coolpix 5000 e 995 della
Nikon, e Powershot G2 della Canon. Come reflex, a
prezzo abbordabile ma comunque molto alto, intorno a
3000 euro, le ultime nate Nikon D100 e FujiFilm
FinePix S2 Pro, entrambe con possibilità di montare
ottiche Nikon, e Caon Eos D60. Con queste ultime tre,
con sensori da 6000000 di pixel non esistono problemi
di stampa anche in grossi formati come 30x45 cm
LA MARCATURA (INANELLAMENTO)
DEI SOGGETTI
Pur essendo un allevatore "dilettante" con poche
coppie di Canarini, mi sono subito abbonato alla
vostra pregiata rivista, che concilia felicemente le
tematiche tecnico-pratiche con la natura e
l'osservazione degli uccelli allo stato selvatico.
Avrei una domanda, forse banale, da proporvi: ho
spesso visto, sulle vostre bellissime fotografie,
degli esemplari dotati di anellino metallico. A cosa
serve? E' indispensabile per allevare? Dove si possono
acquistare gli "anelletti". Grato se mi vorrete
rispondere, saluto cordialmente.
Alberto D. (Milano, e-mail)
Risponde la
Redazione
Gentile sig. Alberto, si tratta degli anellini
metallici con i quali è possibile "marchiare" i
soggetti del proprio allevamento. Tali anelli possono
essere apposti alla zampa dell'esemplare soltanto
entro i primi giorni di vita, ed una volta
completatosi il processo della crescita risultano
inamovibili, ossia non possono essere più tolti nè
ovviamente rimessi. Su ogni anellino sono riportate
alcune informazioni: anno di nascita, numero
progressivo, sigla (RNA) dell'allevatore. Per ottenere
gli anellini è necessario iscriversi alla FOI,
Federazione Ornicoltori Italiana, che al momento
dell'iscrizione fornisce una sigla strettamente
personale poi apposta sull'anellino metallico. Gli
anellini hanno diverse valenze: per i Canarini,
consentono di classificare e distinguere singolarmente
ogni esemplare riprodotto, nonché di partecipare alle
mostre; per gli indigeni (ed esotici ascritti alla
CITES), consentono di dimostrare, previa atto
autorizzativo, l'inequivocabile nascita in cattività
e, dunque, la lecita provenienza degli esemplari. Sui
diversi anellini oggi disponibili torneremo presto con
un articolo, così come molto presto faremo visita alla
FOI spiegando ai nostri moltissimi abbonati non
iscritti alla Federazione, in cosa consiste e quali
sono gli scopi di tale ente associativo.
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