Rivista di Ornitologia, Ornitocoltura, Ornitofilia e fotografia Naturalistica
 

La posta dei lettori ALCEDO N. 7/2003

 SUL PAPA DELLA LOUISIANA
 Gentilissima Redazione
Fortunatamente mi sono abbonato da subito alla vostra rivista così non mi sono perso neppure un numero di Alcedo. Premetto che allevo principalmente diamanti di Gould, ma circa un anno fa sono venuto in possesso di una magnifica coppia di Papi della Luisiana. Ho provato varie miscele e pastoncini, tuttavia, forse perché abituati da prima, mangiano prevalentemente scagliola. Lì ho alloggiati in una volieretta da 120 parzialmente infrascata per farli stare più tranquilli. Oltre ai soliti integratori, ho messo a loro disposizione due nidi: uno a cassettina e l'altro in vimini; ciò nonostante non ho ottenuto alcuna deposizione.
Se possibile, vorrei sapere: cosa devo fare per tentare la riproduzione, se necessitano di prede vive, a che famiglia appartengono, il tipo di anellino da applicare ed altri Vostri opportuni consigli.
Vi lascio congratulandomi con tutti quelli che contribuiscono a rendere Alcedo così unico.
Grazie per la cortese attenzione
P. F. (e-mail)

Risponde Filippo Gregorio
IL PAPA della LOUISIANA (Passerina ciris) appartiene alla famiglia Emberizidae ed alla sottofamiglia Cardinalinae.
E’ una specie che ben si adatta alla vita in cattività, molto resistente alle basse temperature e che pertanto può svernare anche in voliere esterne purché protette dalle correnti d’aria. In natura, nel suo habitat, si nutre prevalentemente di semi appartenenti a piante del genere Panicum, Amaranthus, Oxalis, Euphorbia e Carex, ma anche di frutti e bacche nonché anche di insetti, come gli Orthoptera (grilli, cavallette), di larve di Lepidoptera, di ragni (Arachnida) e persino di alcune specie di molluschi (Gastropoda). In cattività purtroppo la livrea dei maschi tende a perdere le intense tonalità di rosso che la contraddistinguono, probabilmente a causa della mancanza nella dieta di determinati tipi di frutti e bacche.
Per quel che concerne il misto di semi da fornire, alcuni allevatori consigliano le seguenti percentuali: 50% scagliola, 10%miglio, 10% panico, 5% ravizzone, 5% niger, la specie tuttavia non disdegna altri semi come l'avena decorticata, i semi di papavero e di lino, che però vanno somministrati in piccole quantità. Si possono fornire anche alcune varietà di girasole piccolo, ma non bisogna abusarne, in quanto come gli altri semi oleosi potrebbe indurre nei soggetti pericolosi accumuli di grasso. Anche il pastone secondo molti è da preferire secco asciutto od eventualmente inumidito, ma sicuramente non grasso. Per quel che concerne l’apporto proteico, si può provare a fornire uovo sodo, da solo o mescolato al pastoncino, facendo attenzione a cambiarlo spesso per evitare che fermenti. Ma importantissime sono le prede vive o meglio scottate e surgelate soprattutto durante il periodo riproduttivo (larve di mosca, buffalos, uova di formica etc.).
Il tipo di nido che loro costruiscono è a coppa, quindi è preferibile fornirgli dei cestini per canarini magari quelli preparati per le razze di grossa taglia. In voliere con piante generalmente si riproducono senza grosse difficoltà, in gabbia sarebbe preferibile collocare saldamente il nido in un angolo della gabbia adeguatamente infrasacato con verde naturale o artificiale. Tuttavia pare che la difficoltà maggiore sia quella di far sì che i genitori riescano a portare avanti la nidiata fino all’indipendenza, pare infatti che i piccoli muoiano nei primi giorni di vita, forse a causa di un insufficiente apporto proteico.
I Papi della Louisiana vanno inanellati con anelli di tipo A.
Il maschio di questa specie è molto territoriale specialmente durante il periodo riproduttivo, per cui è sconsigliabile alloggiare più di una coppia all’interno della stessa gabbia o voliera. E pare che a volte i maschi si mostrano aggressivi anche con esemplari di altre specie, soprattutto se questi possiedono una livrea simile alla loro.


PRECISAZIONI SULLA RHODIOLA
Salve, innanzitutto complimenti per la rivista, e' fantastica, poi volevo chiedervi una cosa : ho letto il vostro articolo sugli adattogeni (Rhodiola rosea), sono riuscito a procurarmi la tintura madre, ma volevo sapere le dosi per i Canarini. Il vostro articolo recitava 6/12 gocce per beverino da 50 ml per 15 giorni, ma non era scritto ogni quanto tempo bisognava fare il trattamento (ogni mese; ogni 2 mesi; ogni 3 mesi; ecc.). Aspettando la vostra risposta vi rinnovo i complimenti e vi saluto.
Pasquale e-mail

Risponde Stefano Massetani
L'utilizzo degli adattogeni non dovrebbe essere una regola, piuttosto andrebbero somministrati quando il soggetto si trovi in particolari condizioni di stress oppure per migliorare il raggiungimento della forma amorosa (per quegli uccelli, per esempio, soprattutto maschi, che stentano ad entrare in pieno canto ti posso assicurare che 15 giorni di trattamento a 15 gtt. per beverino da 50ml fanno miracoli). Quando acquistiamo un nuovo soggetto, quando separiamo i novelli dai genitori oppure quando cala bruscamente la temperatura, lo stress (ambientale ed alimentare) per gli uccelli è notevole, ed è proprio in questi casi che l'utilizzo della Rhodiola può essere d’aiuto, alle dosi di 10/12 gocce in un beverino da 50 ml per 15 giorni. Se il nostro soggetto stenta proprio a riprendersi, si può ripetere il trattamento alle stesse dosi dopo 5 giorni di sospensione.


QUESITI VARI SUL LOCALE D’ALLEVAMENTO
Complimenti per la rivista è bellissima ed appassionante come non ne avevo mai letto, da quando la leggo la mia passione è incrementata notevolmente, sto iniziando a concepire grazie a voi e ai vostri bei (e chiari) servizi i fantastici meccanismi della genetica, materia che prima non mi attirava.
Mando questa e-mail per un consiglio, dato che sto allestendo una stanza d'allevamento molto simile, o meglio ancora uguale, a quella illustrata sul vostro servizio di Alcedo N.2 pag.94, per allevare Cardellini mutati ed ancestrali, volevo sapere che tipo di illuminazione devo usare (ho letto su un vostro servizio che parlavate di neon con spettro luminoso tendente al rosso) per creare un ambiente ottimale (se cortesemente mi indicate anche marca e modello)
Dispongo anche di un apparecchio alba tramonto digitale.
Ho letto che siete amici di Lino Milone, quindi conoscete molto bene il suo allevamento e la stanza che vi ho citato sopra, volevo sapere se è ideale per allevare cardellini, se in estate si riscalda troppo e infine se ci sono altri problemi che all'apparenza non si vedono e non si pensano.
Vi ringrazio anticipatamente e aspetto con ansia e possibilmente al più presto una vostra risposta.
F.B. e-mail

Risponde la Redazione
Gentile sig. Francesco
se la sua situazione logistica è simile a quella del sig. Lino Milone, allevamento che abbiamo effettivamente visitato, ossia un casotto interamente in vetri con luce praticamente da tutti i lati, allora crediamo che aggiungere la luce artificiale sia inutile o addirittura dannoso, infatti Lino non usa luce artificiale e ad aprile ha i cardellini coi nidi. Riguardo ai consigli, diremmo di aggiungere sicuramente delle zanzariere, di modo da poter cambiare spesso l'aria ed evitare un eccesso sia di umidità sia di calura comportato dalle vetrate. Altri inconvenienti onestamente non ne abbiamo riscontrati, e la situazione è ottima per dedicarsi all'allevamento dei Cardellini.


SULLA COLORAZIONE DEL FANTASTICO IBRIDO CANARINO SATINE’ X CARDELLINO SATINE’
Buon giorno siamo due giovani allevatori e vorremmo porvi un quesito che già da tempo ci assillava e dopo aver visto le vostre stupende foto dell'altrettanto straordinario ibrido mutato tra Canarino e Cardellina, si è ripresentato: come si fa a colorare un ibrido o un nostrano come il Cardellino senza che il colorante vada a rovinare altre parti del corpo da quella interessata (esempio la maschera nell'ibrido)? In attesa di risposta vi facciamo le nostre congratulazioni per la fantastica rivista.
C. e A. L. e-mail

Risponde Gennaro Amitrano
Dallo svezzamento, fino a muta ultimata, il soggetto non ha ricevuto alcun tipo di colorante, ma è stato colorato allo stesso modo dei miei Cardellini: miscela di semi da me composta e piante prative ed ortive (non somministro pastone ai Cardellini). Come si può evincere, la dieta è pressoché normale, fondamentale invece è specificare che il soggetto era alloggiato, assieme alla sorella ed alla madre, in una delle mie voliere esterne da 2m x 1,5 x 3, esposte ad est-sud-est.
Ciò si è rivelato decisivo, in quanto l’ibrido era nato a metà agosto, per cui se l’avessi alloggiato in una gabbia da 60cm, con la stessa dieta, avrebbe di sicuro patito una muta lenta e stentata. Non ho fatto altro che velocizzare la muta. Visto che il mio obiettivo era trasformare quell’enorme maschera giallo-dorato in un rosso arancio brillante (in un fringillidi “Ino”, come in questo caso, non è assolutamente possibile ottenere il rosso cupo o cremisi del Cardellino) e considerato che tale zona del corpo è l’ultima a mutare, ho atteso fin quando l’ibrido, a colpo d’occhio, risultava finito (metà ottobre), a parte ovviamente la zona di nostro interesse.
Quindi l’ho subito prelevato dalla voliera per sistemarlo in una gabbia da 60cm, sottoponendola ad una leggera “chiusa”, pratica utilizzata moltissimo in passato per ottenere cantori fuori stagione. Così facendo, ho rallentato il normale corso della muta, aggiungendo tre varianti:
A: somministrazione per 5 giorni alla settimana di un buon pastone secco (subito appetito) addizionato con ortica fresca, estratto di carapace di gambero rosso (Astaxantina), farina di mais, semi di cartamo frantumati, pigmento sintetico “carophil rosso” in ragione di 2g x kg (attenzione: dopo innumerevoli esperienze coi Cardellini e derivati, ho potuto più volte verificare che questi graziosi volatili sintetizzano di continuo i coloranti naturali nel giallo delle remiganti anche se non in muta, e ciò al contrario della mascherina. Per questo motivo consiglio di non andare oltre la dose consigliata, per non ottenere bande alari rosso-arancio).
B: Ortica fresca offerta tal quale e rinnovata quotidianamente (N.B.: l’ortica è una pianta infestante, che in condizioni climatiche adeguate è possibile trovare in ogni periodo dell’anno. Quella reperibile in estate è comunque meno buona).
C: Girasole nero piccolo a libera disposizione (fissante cromatico)
Tengo a precisare che le foto pubblicate da ALCEDO si riferiscono all’ibrido in piena forma amorosa e quindi in livrea nuziale e che, ad onor del vero, pur adottando tale tecnica di colorazione, non sempre il risultato raggiunto è quello sperato. L’argomento comunque è estremamente vasto, per questo mi sono ripromesso, appena la redazione me ne darà l’opportunità, di fornire con un articolo ulteriori dettagli.


QUESITI VARI DI ALIMENTAZIONE
Ieri sera, tornando da 2 giorni di lavoro in Svizzera, ho trovato il mio "antistress naturale": ALCEDO. Ho letto tutto avidamente, e condivido la posizione sui numeri bimestrali: portandoli a mensili e riducendo i contenuti, si snatura ALCEDO e il Vs sforzo. Io ragiono troppo semplicemente: non compro un brutto/medio canarino/cardellino che tanto non migliora il mio allevamento e mi abbono ad ALCEDO.
Comunque dire che ALCEDO è la più bella rivista di settore del mondo mi sembra alquanto sbagliato, non corretto e riduttivo, la vera affermazione deve essere:
"ALCEDO è la più bella e la più competente rivista di settore".
Spero che il Dott.Pidalà mi consenta, senza offesa, un'affermazione riguardante il "Cardellino delle Palme": come si dice a Milano, Dott. Pidalà ma che … (diciamo fortuna)!!! Nel mio giardino negli ultimi 3 anni non ho ancora visto un Cardellino o un Verdone, a causa di un buon numero di corvidi che stazionano sugli alberi nel raggio di 500-1000 metri, e Lei trova una femmina per giunta in cova su una palma di una piazza di puro cemento e completamente assolata.....!
Un paio di domande veloci.
Molto bello l'allevamento di Scurati, molto interessante l’uso del Rask (il prodotto inglese menzionato) e ancor di più quella “polentina” raccontata da Scurati, peccato che non menzioni la quantità d'acqua da usarsi per la bollitura, la consistenza che deve avere (chiamandola "polentina" non riesco a capire se deve essere consistente o semi liquida, o compatta da poter essere tagliata con un coltello), le quantità per esempio per 20 sogetti (10 coppie), le percentuali vanno bene ma servono i gr o hg, la quantità da somministrare per soggetto/coppie, e non ultimo la conservabilità: se la metto in frigorifero o in freezer per quanto si conserva ? In pratica posso fare una produzione settimanale o bi-settimanale di "Polentina" e congelarla? Inoltre mi sembra di capire non sia possibile aggiungere nulla a parte l'uovo.
Grazie a tutti per il tempo e lo sforzo profuso per le Vs risposte e per ALCEDO.
G.C. e-amil

Risponde la Redazione
Siamo fermamente convinti che il Dr. Scurati, che oltre ad essere un ottimo allevatore è anche persona molto gentile e disponibile, immediatamente ci invierà le risposte dettagliate alle sue questioni, che pubblicheremo speriamo sul prossimo numero di Alcedo.


IN BREVE
Gianluca G., da Firenze, ci ha inviato un lungo fax, in cui pone svariati quesiti, che per ragioni di spazio di seguito sintetizziamo:
Come risolvere definitivamente il problema degli Acari?

Non è semplice rispondere in poche righe, stiamo comunque preparando, con l’aiuto di un esperto veterinario, un servizio completo su tali noiosi e dannosi parassiti ematofagi, che presto pubblicheremo. Nel frattempo, consigliamo di avvalersi degli appositi spray acaricidi e, nei casi più ribelli, della molecole di Ivermectina (Ivomec).

Quali Fringillidi si comportano in gabbia come comuni Canarini, riproducendosi con la stessa semplicità?
Domanda simile pone Paolo, che chiede: Quali Fringillidi è meglio che io eviti fino a quando non avrò un'adeguata esperienza?
Per chi voglia iniziare con l’allevamento dei Carduelidi,
le specie da scegliere dipendono ovviamente dalle proprie preferenze, con un occhio di riguardo a particolari difficoltà d'allevamento e al costo talora alto di taluni soggetti. Per es. per chi ama i fringillidi indigeni, ottimi ed abbastanza economici sono i Verdoni, di relativa semplicità riproduttiva, e già affetti da svariate mutazioni con le quali è possibile “farsi le ossa” sia a livello d’allevamento sia come pratica genetica. Altrettanto diremmo per gli Organetti ed i Lucherini. Viceversa, i Cardellini sono abbastanza difficili, delicati e quelli mutati ancora davvero molto costosi. Per chi ama i fringillidi esotici, consiglieremmo di iniziare con i Cardinalini del Venezuela ancestrali o con i Lucherini Testa nera, o ancora con i Ciuffolotti messicani, rustici, economici e belli. Assolutamente da evitare i Negriti ed i Tristis, costosi e delicati. Per chi predilige i Serini, infine, effettivamente non dovrebbero esistere particolari problemi: i serini africani sono abbastanza facilmente reperibili (soprattutto Mozambico, Santelena e Alario), economici, rustici e prolifici.

Con quali Fringillidi, uniti alle mie Canarine, potrei ottenere uova feconde al 100% e da queste prole ibrida sempre fertile in entrambi i sessi?

Diremmo, senza tema di smentita, che ciò non sia possibile con nessun fringillide: la fecondità della prole, infatti, è spesso circoscritta agli ibridi di sesso maschile, e limitatamente agli ibridi con talune specie. In base alle notizie in nostro possesso, sono fecondi in buona (non totale!) percentuale soltanto gli ibridi maschi tra:

-
         
Verzellino x Canarina
-
         
Cardinalino x Canarina
-
         
Xanthogaster x Canarina
Quasi mai lo sono le femmine F1.

Il sig. Giovanni Z., di Zevio (VR) per fax, ci chiede in sintesi:
come mai i miei indigeni, Cardellini, Verzellini e Lucherini, pur riproducendosi normalmente non alimentano i piccoli, che sono costretto quindi a porre a balia sotto comuni Canarine?

L’attitudine alle cure parentali negli indigeni è normalmente molto elevata: può essere relativamente difficile indurre una Cardellina o una Verzellina alla nidificazione, ma una volta nati i piccoli in genere le femmine si prodigano nell’alimentazione dei novelli, portandoli fino a normale svezzamento. Forse le sue femmine indigene ricevono una dieta sbagliata alla nascita dei piccoli, per cui non reperendo alimenti idonei non provvedono ad una regolare alimentazione dei nidiacei. O forse, il suo è un problema di ceppo, costituito da riproduttori poco idonei alle cure parentali. Nel primo caso, provi a fornire un’alimentazione dedicata, a base essenzialmente di semi germinati ed insetti bolliti e surgelati. Nel secondo caso, per interrompere il circolo vizioso della messa a balia, dovrà necessariamente munirsi di nuovi riproduttori.

 

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