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SUL PAPA
DELLA LOUISIANA
Gentilissima
Redazione
Fortunatamente mi sono abbonato da subito alla vostra
rivista così non mi sono perso neppure un numero di
Alcedo. Premetto che allevo principalmente diamanti di
Gould, ma circa un anno fa sono venuto in possesso di
una magnifica coppia di Papi della Luisiana. Ho
provato varie miscele e pastoncini, tuttavia, forse
perché abituati da prima, mangiano prevalentemente
scagliola. Lì ho alloggiati in una volieretta da 120
parzialmente infrascata per farli stare più
tranquilli. Oltre ai soliti integratori, ho messo a
loro disposizione due nidi: uno a cassettina e l'altro
in vimini; ciò nonostante non ho ottenuto alcuna
deposizione.
Se possibile, vorrei sapere: cosa devo fare per
tentare la riproduzione, se necessitano di prede vive,
a che famiglia appartengono, il tipo di anellino da
applicare ed altri Vostri opportuni consigli.
Vi lascio congratulandomi con tutti quelli che
contribuiscono a rendere Alcedo così unico.
Grazie per la cortese attenzione
P. F. (e-mail)
Risponde
Filippo Gregorio
IL PAPA della LOUISIANA (Passerina ciris) appartiene
alla famiglia Emberizidae ed alla sottofamiglia
Cardinalinae.
E’ una specie che ben si adatta alla vita in
cattività, molto resistente alle basse temperature e
che pertanto può svernare anche in voliere esterne
purché protette dalle correnti d’aria. In natura, nel
suo habitat, si nutre prevalentemente di semi
appartenenti a piante del genere Panicum, Amaranthus,
Oxalis, Euphorbia e Carex, ma anche di frutti e bacche
nonché anche di insetti, come gli Orthoptera (grilli,
cavallette), di larve di Lepidoptera, di ragni (Arachnida)
e persino di alcune specie di molluschi (Gastropoda).
In cattività purtroppo la livrea dei maschi tende a
perdere le intense tonalità di rosso che la
contraddistinguono, probabilmente a causa della
mancanza nella dieta di determinati tipi di frutti e
bacche.
Per quel che concerne il misto di semi da fornire,
alcuni allevatori consigliano le seguenti percentuali:
50% scagliola, 10%miglio, 10% panico, 5% ravizzone, 5%
niger, la specie tuttavia non disdegna altri semi come
l'avena decorticata, i semi di papavero e di lino, che
però vanno somministrati in piccole quantità. Si
possono fornire anche alcune varietà di girasole
piccolo, ma non bisogna abusarne, in quanto come gli
altri semi oleosi potrebbe indurre nei soggetti
pericolosi accumuli di grasso. Anche il pastone
secondo molti è da preferire secco asciutto od
eventualmente inumidito, ma sicuramente non grasso.
Per quel che concerne l’apporto proteico, si può
provare a fornire uovo sodo, da solo o mescolato al
pastoncino, facendo attenzione a cambiarlo spesso per
evitare che fermenti. Ma importantissime sono le prede
vive o meglio scottate e surgelate soprattutto durante
il periodo riproduttivo (larve di mosca, buffalos,
uova di formica etc.).
Il tipo di nido che loro costruiscono è a coppa,
quindi è preferibile fornirgli dei cestini per
canarini magari quelli preparati per le razze di
grossa taglia. In voliere con piante generalmente si
riproducono senza grosse difficoltà, in gabbia sarebbe
preferibile collocare saldamente il nido in un angolo
della gabbia adeguatamente infrasacato con verde
naturale o artificiale. Tuttavia pare che la
difficoltà maggiore sia quella di far sì che i
genitori riescano a portare avanti la nidiata fino
all’indipendenza, pare infatti che i piccoli muoiano
nei primi giorni di vita, forse a causa di un
insufficiente apporto proteico.
I Papi della Louisiana vanno inanellati con anelli di
tipo A.
Il maschio di questa specie è molto territoriale
specialmente durante il periodo riproduttivo, per cui
è sconsigliabile alloggiare più di una coppia
all’interno della stessa gabbia o voliera. E pare che
a volte i maschi si mostrano aggressivi anche con
esemplari di altre specie, soprattutto se questi
possiedono una livrea simile alla loro.
PRECISAZIONI SULLA RHODIOLA
Salve, innanzitutto complimenti per la rivista, e'
fantastica, poi volevo chiedervi una cosa : ho letto
il vostro articolo sugli adattogeni (Rhodiola rosea),
sono riuscito a procurarmi la tintura madre, ma volevo
sapere le dosi per i Canarini. Il vostro articolo
recitava 6/12 gocce per beverino da 50 ml per 15
giorni, ma non era scritto ogni quanto tempo bisognava
fare il trattamento (ogni mese; ogni 2 mesi; ogni 3
mesi; ecc.). Aspettando la vostra risposta vi rinnovo
i complimenti e vi saluto.
Pasquale e-mail
Risponde
Stefano Massetani
L'utilizzo degli adattogeni non dovrebbe essere una
regola, piuttosto andrebbero somministrati quando il
soggetto si trovi in particolari condizioni di stress
oppure per migliorare il raggiungimento della forma
amorosa (per quegli uccelli, per esempio, soprattutto
maschi, che stentano ad entrare in pieno canto ti
posso assicurare che 15 giorni di trattamento a 15 gtt.
per beverino da 50ml fanno miracoli). Quando
acquistiamo un nuovo soggetto, quando separiamo i
novelli dai genitori oppure quando cala bruscamente la
temperatura, lo stress (ambientale ed alimentare) per
gli uccelli è notevole, ed è proprio in questi casi
che l'utilizzo della Rhodiola può essere d’aiuto, alle
dosi di 10/12 gocce in un beverino da 50 ml per 15
giorni. Se il nostro soggetto stenta proprio a
riprendersi, si può ripetere il trattamento alle
stesse dosi dopo 5 giorni di sospensione.
QUESITI VARI SUL LOCALE D’ALLEVAMENTO
Complimenti per la rivista è bellissima ed
appassionante come non ne avevo mai letto, da quando
la leggo la mia passione è incrementata notevolmente,
sto iniziando a concepire grazie a voi e ai vostri bei
(e chiari) servizi i fantastici meccanismi della
genetica, materia che prima non mi attirava.
Mando questa e-mail per un consiglio, dato che sto
allestendo una stanza d'allevamento molto simile, o
meglio ancora uguale, a quella illustrata sul vostro
servizio di Alcedo N.2 pag.94, per allevare Cardellini
mutati ed ancestrali, volevo sapere che tipo di
illuminazione devo usare (ho letto su un vostro
servizio che parlavate di neon con spettro luminoso
tendente al rosso) per creare un ambiente ottimale (se
cortesemente mi indicate anche marca e modello)
Dispongo anche di un apparecchio alba tramonto
digitale.
Ho letto che siete amici di Lino Milone, quindi
conoscete molto bene il suo allevamento e la stanza
che vi ho citato sopra, volevo sapere se è ideale per
allevare cardellini, se in estate si riscalda troppo e
infine se ci sono altri problemi che all'apparenza non
si vedono e non si pensano.
Vi ringrazio anticipatamente e aspetto con ansia e
possibilmente al più presto una vostra risposta.
F.B. e-mail
Risponde
la Redazione
Gentile sig. Francesco
se la sua situazione logistica è simile a quella del
sig. Lino Milone, allevamento che abbiamo
effettivamente visitato, ossia un casotto interamente
in vetri con luce praticamente da tutti i lati, allora
crediamo che aggiungere la luce artificiale sia
inutile o addirittura dannoso, infatti Lino non usa
luce artificiale e ad aprile ha i cardellini coi nidi.
Riguardo ai consigli, diremmo di aggiungere
sicuramente delle zanzariere, di modo da poter
cambiare spesso l'aria ed evitare un eccesso sia di
umidità sia di calura comportato dalle vetrate. Altri
inconvenienti onestamente non ne abbiamo riscontrati,
e la situazione è ottima per dedicarsi all'allevamento
dei Cardellini.
SULLA COLORAZIONE DEL FANTASTICO IBRIDO CANARINO
SATINE’ X CARDELLINO SATINE’
Buon giorno siamo due giovani allevatori e vorremmo
porvi un quesito che già da tempo ci assillava e dopo
aver visto le vostre stupende foto dell'altrettanto
straordinario ibrido mutato tra Canarino e Cardellina,
si è ripresentato: come si fa a colorare un ibrido o
un nostrano come il Cardellino senza che il colorante
vada a rovinare altre parti del corpo da quella
interessata (esempio la maschera nell'ibrido)? In
attesa di risposta vi facciamo le nostre
congratulazioni per la fantastica rivista.
C. e A. L. e-mail
Risponde Gennaro Amitrano
Dallo svezzamento, fino a muta ultimata, il soggetto
non ha ricevuto alcun tipo di colorante, ma è stato
colorato allo stesso modo dei miei Cardellini: miscela
di semi da me composta e piante prative ed ortive (non
somministro pastone ai Cardellini). Come si può
evincere, la dieta è pressoché normale, fondamentale
invece è specificare che il soggetto era alloggiato,
assieme alla sorella ed alla madre, in una delle mie
voliere esterne da 2m x 1,5 x 3, esposte ad
est-sud-est.
Ciò si è rivelato decisivo, in quanto l’ibrido era
nato a metà agosto, per cui se l’avessi alloggiato in
una gabbia da 60cm, con la stessa dieta, avrebbe di
sicuro patito una muta lenta e stentata. Non ho fatto
altro che velocizzare la muta. Visto che il mio
obiettivo era trasformare quell’enorme maschera
giallo-dorato in un rosso arancio brillante (in un
fringillidi “Ino”, come in questo caso, non è
assolutamente possibile ottenere il rosso cupo o
cremisi del Cardellino) e considerato che tale zona
del corpo è l’ultima a mutare, ho atteso fin quando
l’ibrido, a colpo d’occhio, risultava finito (metà
ottobre), a parte ovviamente la zona di nostro
interesse.
Quindi l’ho subito prelevato dalla voliera per
sistemarlo in una gabbia da 60cm, sottoponendola ad
una leggera “chiusa”, pratica utilizzata moltissimo in
passato per ottenere cantori fuori stagione. Così
facendo, ho rallentato il normale corso della muta,
aggiungendo tre varianti:
A: somministrazione per 5 giorni alla settimana di un
buon pastone secco (subito appetito) addizionato con
ortica fresca, estratto di carapace di gambero rosso (Astaxantina),
farina di mais, semi di cartamo frantumati, pigmento
sintetico “carophil rosso” in ragione di 2g x kg
(attenzione: dopo innumerevoli esperienze coi
Cardellini e derivati, ho potuto più volte verificare
che questi graziosi volatili sintetizzano di continuo
i coloranti naturali nel giallo delle remiganti anche
se non in muta, e ciò al contrario della mascherina.
Per questo motivo consiglio di non andare oltre la
dose consigliata, per non ottenere bande alari
rosso-arancio).
B: Ortica fresca offerta tal quale e rinnovata
quotidianamente (N.B.: l’ortica è una pianta
infestante, che in condizioni climatiche adeguate è
possibile trovare in ogni periodo dell’anno. Quella
reperibile in estate è comunque meno buona).
C: Girasole nero piccolo a libera disposizione
(fissante cromatico)
Tengo a precisare che le foto pubblicate da ALCEDO si
riferiscono all’ibrido in piena forma amorosa e quindi
in livrea nuziale e che, ad onor del vero, pur
adottando tale tecnica di colorazione, non sempre il
risultato raggiunto è quello sperato. L’argomento
comunque è estremamente vasto, per questo mi sono
ripromesso, appena la redazione me ne darà
l’opportunità, di fornire con un articolo ulteriori
dettagli.
QUESITI VARI DI
ALIMENTAZIONE
Ieri sera, tornando da 2 giorni di lavoro in Svizzera,
ho trovato il mio "antistress naturale": ALCEDO. Ho
letto tutto avidamente, e condivido la posizione sui
numeri bimestrali: portandoli a mensili e riducendo i
contenuti, si snatura ALCEDO e il Vs sforzo. Io
ragiono troppo semplicemente: non compro un
brutto/medio canarino/cardellino che tanto non
migliora il mio allevamento e mi abbono ad ALCEDO.
Comunque dire che ALCEDO è la più bella rivista di
settore del mondo mi sembra alquanto sbagliato, non
corretto e riduttivo, la vera affermazione deve
essere:
"ALCEDO è la più bella e la più competente rivista di
settore".
Spero che il Dott.Pidalà mi consenta, senza offesa,
un'affermazione riguardante il "Cardellino delle
Palme": come si dice a Milano, Dott. Pidalà ma che …
(diciamo fortuna)!!! Nel mio giardino negli ultimi 3
anni non ho ancora visto un Cardellino o un Verdone, a
causa di un buon numero di corvidi che stazionano
sugli alberi nel raggio di 500-1000 metri, e Lei trova
una femmina per giunta in cova su una palma di una
piazza di puro cemento e completamente assolata.....!
Un paio di domande veloci.
Molto bello l'allevamento di Scurati, molto
interessante l’uso del Rask (il prodotto inglese
menzionato) e ancor di più quella “polentina”
raccontata da Scurati, peccato che non menzioni la
quantità d'acqua da usarsi per la bollitura, la
consistenza che deve avere (chiamandola "polentina"
non riesco a capire se deve essere consistente o semi
liquida, o compatta da poter essere tagliata con un
coltello), le quantità per esempio per 20 sogetti (10
coppie), le percentuali vanno bene ma servono i gr o
hg, la quantità da somministrare per soggetto/coppie,
e non ultimo la conservabilità: se la metto in
frigorifero o in freezer per quanto si conserva ? In
pratica posso fare una produzione settimanale o
bi-settimanale di "Polentina" e congelarla? Inoltre mi
sembra di capire non sia possibile aggiungere nulla a
parte l'uovo.
Grazie a tutti per il tempo e lo sforzo profuso per le
Vs risposte e per ALCEDO.
G.C. e-amil
Risponde la Redazione
Siamo fermamente convinti che il Dr. Scurati, che
oltre ad essere un ottimo allevatore è anche persona
molto gentile e disponibile, immediatamente ci invierà
le risposte dettagliate alle sue questioni, che
pubblicheremo speriamo sul prossimo numero di Alcedo.
IN BREVE
Gianluca G., da Firenze, ci
ha inviato un lungo fax, in cui pone svariati quesiti,
che per ragioni di spazio di seguito sintetizziamo:
Come risolvere definitivamente il problema degli
Acari?
Non è semplice rispondere in poche righe, stiamo
comunque preparando, con l’aiuto di un esperto
veterinario, un servizio completo su tali noiosi e
dannosi parassiti ematofagi, che presto pubblicheremo.
Nel frattempo, consigliamo di avvalersi degli appositi
spray acaricidi e, nei casi più ribelli, della
molecole di Ivermectina (Ivomec).
Quali Fringillidi si comportano in gabbia come comuni
Canarini, riproducendosi con la stessa semplicità?
Domanda simile pone Paolo, che chiede:
Quali Fringillidi è meglio che io eviti
fino a quando non avrò un'adeguata esperienza?
Per chi voglia iniziare con l’allevamento dei
Carduelidi,
le specie da scegliere dipendono
ovviamente dalle proprie preferenze, con un occhio di
riguardo a particolari difficoltà d'allevamento e al
costo talora alto di taluni soggetti. Per es. per chi
ama i fringillidi indigeni, ottimi ed abbastanza
economici sono i Verdoni, di relativa semplicità
riproduttiva, e già affetti da svariate mutazioni con
le quali è possibile “farsi le ossa” sia a livello
d’allevamento sia come pratica genetica. Altrettanto
diremmo per gli Organetti ed i Lucherini. Viceversa, i
Cardellini sono abbastanza difficili, delicati e
quelli mutati ancora davvero molto costosi. Per chi
ama i fringillidi esotici, consiglieremmo di iniziare
con i Cardinalini del Venezuela ancestrali o con i
Lucherini Testa nera, o ancora con i Ciuffolotti
messicani, rustici, economici e belli. Assolutamente
da evitare i Negriti ed i Tristis, costosi e delicati.
Per chi predilige i Serini, infine, effettivamente non
dovrebbero esistere particolari problemi: i serini
africani sono abbastanza facilmente reperibili
(soprattutto Mozambico, Santelena e Alario),
economici, rustici e prolifici.
Con quali Fringillidi, uniti alle mie Canarine, potrei
ottenere uova feconde al 100% e da queste prole ibrida
sempre fertile in entrambi i sessi?
Diremmo, senza tema di smentita, che ciò non sia
possibile con nessun fringillide: la fecondità della
prole, infatti, è spesso circoscritta agli ibridi di
sesso maschile, e limitatamente agli ibridi con talune
specie. In base alle notizie in nostro possesso, sono
fecondi in buona (non totale!) percentuale soltanto
gli ibridi maschi tra:
-
Verzellino x Canarina
-
Cardinalino x Canarina
-
Xanthogaster x Canarina
Quasi mai lo sono le femmine F1.
Il sig. Giovanni Z., di Zevio (VR) per fax, ci chiede
in sintesi: come mai i miei
indigeni, Cardellini, Verzellini e Lucherini, pur
riproducendosi normalmente non alimentano i piccoli,
che sono costretto quindi a porre a balia sotto comuni
Canarine?
L’attitudine alle cure parentali negli indigeni è
normalmente molto elevata: può essere relativamente
difficile indurre una Cardellina o una Verzellina alla
nidificazione, ma una volta nati i piccoli in genere
le femmine si prodigano nell’alimentazione dei
novelli, portandoli fino a normale svezzamento. Forse
le sue femmine indigene ricevono una dieta sbagliata
alla nascita dei piccoli, per cui non reperendo
alimenti idonei non provvedono ad una regolare
alimentazione dei nidiacei. O forse, il suo è un
problema di ceppo, costituito da riproduttori poco
idonei alle cure parentali. Nel primo caso, provi a
fornire un’alimentazione dedicata, a base
essenzialmente di semi germinati ed insetti bolliti e
surgelati. Nel secondo caso, per interrompere il
circolo vizioso della messa a balia, dovrà
necessariamente munirsi di nuovi riproduttori.
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