Rivista di Ornitologia, Ornitocoltura, Ornitofilia e fotografia Naturalistica
 

La posta dei lettori ALCEDO N. 9/2003

 SULL’USO DEL FINOPRIL
Nella posta dei lettori del n° 1/03 di ALCEDO, c’è una richiesta di aiuto di un allevatore, al quale la presenza di acari nel proprio allevamento crea non pochi problemi. Senza voler dare un parere autorevole e scientifico, vorrei mettere a disposizione di tutti la mia esperienza, fatta negli ultimi 5 anni, nella lotta contro i parassiti esterni (acari), che infestano l’allevamento dei nostri cari uccellini. Io ed altri amici allevatori di Canarini usiamo ormai regolarmente il Fipronil (commercializzato col nome di “Front-line”)con il risultato di non aver più l’angosciosa visione di acari in allevamento, sia di quelli della piuma che del sangue. Il Fipronil ha , diversamente da altri antiparassitari, una azione residuale, lasciando una pellicola protettiva attiva sul soggetto per vario tempo. Questa molecola farmacologia ha anche il vantaggio di essere abbastanza grande da non penetrare attraverso la cute,come invece capita con altri antiparassitari che possono quindi anche avere una azione tossica generale. Altro vantaggio non indifferente per noi allevatori è che non si devono più controllare tutti gli anfratti, anche i più piccoli, dei locali di allevamento, perché i parassiti e le loro generazioni devono per forza tornare sul soggetto per vivere e vengono così a contatto dell’antiparassitario. Questo prodotto di larghissimo consumo sugli animali d’affezione (cani e gatti) è di uso esclusivamente esterno(cute, pelo, nel nostro caso penne) ed è di facile reperibilità in commercio. Lo si trova nei negozi in due confezioni differenti: una in contenitori da 100 - 250 - 500 ml con nebulizzatore di liquido e l’altra in piccoli contenitori dette anche “pipette di concentrato” in vendita con nome “Spot-on”.
All’inizio usavo solo la confezione di liquido da nebulizzare,poi ho provato anche quella “spot-on”,applicandola in questo modo: aperta la confezione con nebulizzatore svitando il coperchio, ho versato un poco di liquido in un piccolo contenitore e con un pennellino ho inumidito (non bagnato) circa il 70-80% del soggetto che tenevo saldo in mano. Quando ho provato la spot-on, ho fatto cadere una piccola goccia a contatto con la cute, in quella parte senza penne che c’è, dorsalmente sulla destra, alla base del collo dove di solito nei novelli piccoli, si vede il gozzo pieno. Avendo usato una sola volta la “spot-on” su metà allevamento non ho abbastanza esperienza, penso però che abbia pari efficaci; comunque per comodità e velocità di esecuzione ho poi sempre usato l’applicazione del liquido spray. Non ho mai riscontrato nessun effetto negativo piuttosto evidente sulla salute e neanche sul piumaggio. Altra cosa molto importante da dire è che, nel mio allevamento, ho sperimentato essere sufficienti due applicazioni all’anno: una prima delle cove sui riproduttori e l’altra sui novelli e sugli adulti prima della muta, man mano che si mettono in voliera .
Dr. Flavio Putto, e-mail


 IL FAMIGERATO “PUNTINO NERO” SULL’ADDOME
Gentile Redazione di Alcedo
ho da porre un quesito circa il manifestarsi di un puntino nero all'altezza dello stomaco nei nidiacei appena nati. Nemmeno il tempo di poter tentare qualcosa che al secondo giorno muoiono intere nidiate. Allevo da oltre 30 anni e mai mi si era posto questo problema e in termini così drammatici. Ho da dire però che non in tutte le coppie, circa 45, si manifesta il problema. Vedere i piccoli schiacciati in fondo al nido con quella parte nera evidente, è uno spettacolo alquanto triste. E' malattia? Esiste profilassi o cura? Vi sarei grato di eventuale risposta o nel caso aveste poca conoscenza del problema di mettermi in contatto con qualche indirizzo a cui potermi rivolgere. In tanti anni mai si era verificata una simile situazione. Con l'occasione Vi porgo distinti saluti.
V. B. e-mail

Risponde il dr. Gino Conzo
Il puntino nero che si osserva in trasparenza nell'addome corrisponde alla cistifellea del nidiaceo ingrossata. Tale aumento di volume è frequente in corso di malattie gastroenteriche. Per mia esperienza posso dire che casi di mortalità in nidiacei così piccoli sono generalmente dovuti ad infezioni da parte di E.coli o altri Enterobatteri. In virtù della spiccata antibiotico resistenza che sviluppano molti ceppi di questi batteri conviene far esaminare, da un veterinario qualificato, i nidiacei morti in modo da evidenziare, attraverso un esame batteriologico e conseguente antibiogramma, quale ceppo batterico è causa della malattia ed a quale antibiotico è sensibile. Trattamenti "alla cieca" possono non risolvere il problema, determinare tossicità nei canarini ed aumentare i casi di antibiotico-resistenza dei batteri.


 INTENSO X MOSAICO
Nuovo abbonato Alcedo e vecchio abbonato FOI chiedo cortesemente ad un vostro esperto se è possibile l'accoppiamento tra un maschio giallo intenso con una femmina giallo mosaico. e che cosa ottengo. Grazie.
Stefano Berte e-mail

Risponde Diego Crovace
Gentile lettore,
la domanda da Lei formulata è generica e non evidenzia le finalità per le quali intende compiere l’accoppiamento intenso per mosaico.
Cercherò, pertanto, di rispondere in maniera da contemplare ogni possibile ipotesi relativa alla sua richiesta.
Prima alternativa: l’accoppiamento in oggetto non ha finalità espositive. In questo caso l’unione è comunque fattibile e non presenta controindicazioni di alcuna natura.
Seconda alternativa: l’accoppiamento trattato ha finalità selettive e, verosimilmente, espositive. E’ necessario, in questa circostanza, indagare sul genotipo dei due canarini che compongono la coppia.
Premesso che le tre categorie intenso, brinato è mosaico potrebbero essere, con molta probabilità (non si ha la prova scientifica, ma è presumubile che sia così), alleliche e che l’intenso sarebbe dominante sia sul mosaico che sul brinato e che il mosaico sarebbe dominante sul brinato, si riportano di seguito le possibili combinazioni genetiche.
L’inteso potrebbe essere:
1. omozigote (puro per il fattore possente);
2. eterozigote portatore di brinato;
3. eterozigote portatore di mosaico.
Il mosaico potrebbe essere:
1. omozigote (puro per il fattore mosaico);
2. eterozigote (portatore di brinato).
In funzione del genotipo le possibili combinazioni genetiche relative alla progenie sono diverse, ma quelle idonee ai fini selettivi/espositivi sono limitate all’impiego di intensi omozigoti ed intensi eterozigoti portatori di mosaico per mosaico omozigote.
In particolare:
1. accoppiando un intenso omozigote con un mosaico omozigote si otterrà prole tutta intensa portatrice di mosaico;
2. dall’unione tra un intenso eterozigote portatore di mosaico per mosaico si otterrà prole metà mosaico e metà intensa portatrice di mosaico.
Questo tipo di accoppiamento può avere una sua utilità nella selezione sia del mosaico che dell’intenso sia congiuntamente che disgiuntamente.
La condizione essenziale affinché si possano ottenere ottimi risultati in entrambe o una sola delle categorie è determinata dal tempo: solo dopo 4/5 generazioni ed in seguito ad oculata selezione si otterranno intensi e/o mosaico ottimi.
I tempi medio-lunghi di miglioramento qualitativo delle due categorie sono dovuti:
- per gli intensi al fatto che i mosaico sono spesso frutto di reiterati accoppiamenti in purezza e non hanno geneticamente la propensione a produrre ottimi intensi;
- per i mosaico al fatto che lo standard espositivo previsto per questa categoria si ottiene grazie ad un gene maggiore caratterizzato da un corredo di geni modificatori che agiscono in maniera additiva (detto semplicemente: più ce ne sono e meglio è). Pertanto, solo il tempo e la selezione consentono di “accumulare” un numero sufficiente di geni modificatori in grado di far raggiungere elevati livelli di “gessatura”. Va precisato che dopo 4/5 generazioni è consigliabile compiere accoppiamenti ad anni alterni mosaico x mosaico e intensi/mosaico x mosaico che consentiranno, specie nei maschi, di ottenere ottimi livelli qualitativi di categoria mosaico.
Per ottenere analoghi risultati nelle femmine si renderà necessario reiterare l’accoppiamento mosaico x mosaico per più di una generazione (sempre dopo i 4/5 anni di selezione iniziale).
L’accoppiamento intenso/brinato x mosaico/brinato non è stato preso in esame poiché porterebbe ad una selezione priva di logica essendo diametralmente opposte le linee selettive di brinato e mosaico.
Nella speranza di aver interpretato correttamente il suo pensiero le invio i più cordiali saluti.


 FORMULE!
Egregio Dr. Natale,Sono un lettore di Alcedo che grazie ai suoi articoli sulla genetica ha finalmente iniziato a capire qualche cosa su un argomento cosi importante per l'allevamento dei canarini. Dopo aver studiato i suoi articoli ho iniziato a elaborare un piccolo programma di calcolo che mi permette, impostati i dati, di sapere che genere di prole otterrò. Il programma è basato su un database con tutte le formule genetiche lette su Alcedo. Tuttavia, in alcuni casi il risultato che viene fuori non è catalogato, infatti nell'esempio che Le invio la prole maschile ottenuta nell'accoppiamento non è catalogata. Ho provato ad interpretarla sulla base delle dominanze genetiche dei cromosomi.
Accoppiamento fra:
Maschio Isabella   br  rda;  br  rd
a
              X
Femmina Lutino     br+  rdl;  y 
Prole maschile (X-X), tutta col seguente genotipo:
br rda - br+  rdl 
ossia tutti Agata Portatori di bruno e lutino ?
Prole femminile (X-y), tutta col seguente genotipo:
br  rda -  y  
ossia tutte Femmine Isabella. Mi faccia sapere se ho ragionato correttamente. Nel ringraziarla Le porgo  cordiali saluti.
Antonio Mirabelli, e-mail

Risponde Massimo Natale
Gentile sig. Mirabelli
la ringrazio per i complimenti, e per il gradimento espresso nei riguardi dei miei articoli di genetica. Il suo ragionamento in merito all’accoppiamento proposto è impeccabile:accoppiando un maschio Isabella con femmina Lutino, otterrà tutti i figli maschi Agata portatori di Bruno e Lutino (maschi passepartout, che riaccoppiati a loro volta daranno figlie femmine: Bruno, Lutino, Satinè, ancestrali, in questi ultimi due casi per intervento del crossing-over) e femmine tutte Isabella.


QUESITI VARI
Caro Alcedo, sono sempre il vostro abbonato Stefano Paoletti e purtroppo devo comunicarVi che il n.2/2003 non è ancora giunto. Come dicevo la volta scorsa, essendo Alcedo la migliore RIVISTA ORNITOLOGICA, penso che il n. di marzo sia andato "a ruba". Queste cose sono molto spiacevoli, soprattutto per chi le compie!!! Ovviamente la mia lamentela non è indirizzata a Voi, poiché tutto ciò non è assolutamente colpa vostra, ma dell'inciviltà di fondo propria dell'ipocrita società in cui, ahimè, siamo costretti a vivere. Comunque cambiando argomento, vorrei poterVi fare alcune domande riguardo la passione che ci accomuna.
1. La mutazione DILUITO DOPPIO FATTORE nel Cardinalino, sarebbe quella comunemente chiamata ISABELLA, oppure sono due cose diverse ?
2. In generale, i SERINI sono più facili da allevare e riprodurre rispetto ai CARUELIS/SPINUS ?
3. Riguardo il SERINUS CITRINIPECTUS e il CARDUELIS XANTHOGASTER, quali sono le difficoltà di allevamento e riproduzione? A quando un bell'articolo in stile Alcedo riguardante tali specie ?
4. Possono esistere ibridi fringillidi x estrildidi o viceversa e se si, quali sono stati quelli prodotti ?
Sperando nella vostra considerazione, attendo con ansia una vostra risposta e gentilmente Vi ringrazio.
P.S. Voglio fare anche a Voi un piccolo rimprovero: è anche un pò colpa vostra se accadono questi furti e per evitare futuri "sciacallaggi" Vi propongo di attuare una modifica alla rivista: FATELA MENO BELLA!!!! Almeno cosi giungerà "sana e salva" a casa di tutti gli abbonati.....Scherzo! Vi stimo molto per la vostra professionalità e precisione ed ormai so che alla qualità di Alcedo, a cui mi avete abituato sin dall' esordio, non si può rinunciare. Anzi con ciò, Vi esorto a fare sempre meglio.

Risponde la Redazione
Gentile sig. Stefano
non perda le speranze, la rivista (il 2° numero) è partito appena da pochi giorni, per cui speriamo bene.
1. La mutazione Diluito in doppio fattore non ha nulla a che vedere con l'Isabella. La Diluito è una mutazione autosomica dominante, comparsa nel Lucherino e travasata, facilmente grazie alla dominanza del gene mutante sull'allelico gene ancestrale, praticamente a tutti gli Spinus d'allevamento. Si dice doppio fattore il soggetto omozigote per il gene in questione. L'Isabella, invece, è data dalla sovrapposizione dell'Agata col Bruno, che sono mutazioni legate al sesso e recessive.
2. Non si può generalizzare, alcuni serini sono relativamente facili, come il Mozambico, mentre tra i lucherini lo sono i Cardinalini ed anche il Lucherino europeo. Alcuni serini sono quasi introvabili e/o molto delicati e difficili (Venturone europeo, lo stesso Verzellino nostrano, il Venturone africano, il Canarino solforato), idem alcuni lucherini, come il Tristis, il Negrito, il Dorso nero etc.
3. Sul Serinus citrinipectus e sul Carduelis xanthogaster speriamo di proporre presto degli articoli, comunque a proposito dello xanthogaster, le anticipiamo che è ormai uno spinus di comune allevamento, e relativamente semplice da riprodurre in gabbia (quelli domestici), ingrassa facilmente, sembra abbia meno attitudine ad imbecco e cova rispetto ad altri spinus, e già ha subito il travaso dal testa nera della mutazione diluito.
4. Non sappiamo di simili ibridi, e se qualcuno dice di averne realizzati o visti, gradiremmo la documentazione fotografica.


IN BREVE
Il sig. Franco chiede una nostra opinione sull’uso della segatura sul fondo dei cassetti al posto delle griglie o della comune sabbia.

Noi riteniamo sia sempre meglio interporre la griglia, che impedisce il contatto diretto con le feci, tuttavia come seconda alternativa la segatura è ottima, in quanto assorbe molto bene sporco ed umidità. Tuttavia è polverosa e può diventare essa stessa ricettacolo di parassiti. Noi consigliamo per le gabbie cassetto con griglia e carta; per le voliere interne, segatura sul fondo.
Il sig. Leonardo V., allevatore di Canarini, Cardellini, Cardinalini, Ciuffolotti ed Agapornis, ci ha inviato una e-mail con una serie di quesiti. In particolare chiede:
la pulizia delle gabbie deve essere fatta necessariamente spostando i volatili in un altro alloggio temporaneo o è possibile farlo con essi all'interno della loro gabbia? Ogni tanto è utile spruzzare nella gabbia e sui volatili un prodotto acaricida?
La pulizia periodica della gabbia si realizza senza spostare il volatile in altro contenitore, ma semplicemente rimuovendo il cassetto, cambiando la carta del fondo e pulendo la griglia con una spazzola d’acciaio. Una volta all'anno, invece, in genere al termine della stagione riproduttiva, le suggeriamo di disinfettare la gabbia più a fondo. Molto utili allo scopo gli apparecchi a getto di vapore, tipo vaporella, oltre che gli abbondanti lavaggi e le irrigazioni con prodotti disinfettanti. In occasione del lavaggio “più approfondito”, ovviamente i soggetti andranno messi provvisoriamente in altro gabbione già pulito. Inoltre ogni tanto, per esempio con cadenza mensile, dopo aver momentaneamente allontanato beverini e mangiatoie, è utile spruzzare un antiparassitario, direttamente sui soggetti, ed anche negli angoli della gabbia e all'interno dei posatoi cavi.
Il sig. Antonio V. chiede:
ho una voliera esterna di mt 2 di altezza 1.5 mt di profondità e 3mt di lunghezza, con glicine interno che si sviluppa per tutta la lunghezza.
Avendo la possibilità di inserivi degli indigeni, quali specie e numero di coppie (numero ottimale) possono coesistere per aver successo riproduttivo ?

Come abbiamo sottolineato in una serie di precedenti articoli sulla costruzione artigianale e la gestione delle voliere (Alcedo n.4 e 5 - 2002), noi consigliamo di utilizzare piccole voliere per singole coppie. La gestione di più soggetti in un'unica voliera è infatti a volte problematica, anche se le specie contenute sono differenti: competizione alimentare, che può diventare drammatica alla nascita dei pullus, nidi sfilacciati da altre femmine, uova "bevute"e così via, ed in sostanza un grosso fardello di stress per le singole coppie e per l’allevatore. Piuttosto, le consigliamo di dividere in 3-4 volierette la sua unica voliera e di inserire una singola coppia per volieretta. Operando in questa direzione i risultati con gli indigeni sono pressoché garantiti.

 

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