Rivista di Ornitologia, Ornitocoltura, Ornitofilia e fotografia Naturalistica
 

ALLA RICERCA DEL PASSERO SOLITARIO:
una inaspettata nidificazione

Testo e foto Massimo Natale  
(articolo di 8 pagine ed 11 fotografie inedite)

Maschio di Passero SolitarioSi tende, in genere, a caratterizzare il Passero Solitario (Monticola solitarius) come parzialmente migratore, individuando in tal senso una popolazione svernante in Africa, che a primavera fa ritorno nei territori riproduttivi, ed un’altra stanziale in Italia centro-meridionale, anche nei periodi invernali.
I contadini ed i pastori da me interpellati ne negano, però, la presenza certa sull’isola durante l’inverno, segnalandolo invece numeroso a partire da aprile: assenza effettiva durante la stagione invernale o, più probabilmente, particolare diffidenza della Specie, dovuta al suo carattere schivo ed introverso, che lo ha reso
Solitario per definizione ed antonomasia, e che tiene le piccole popolazioni stanziali a debita distanza dall’uomo?
E’ certo, però, che tale Specie a partire da aprile sia nidificante in Sicilia, dal livello del mare fino alle zone di alta quota, pur essendo quest’ultime le predilette durante la fase riproduttiva. Il maschio, di un blu “esotico”, lungo attorno ai 20-22cm (poco meno del Merlo comune) si impossessa per primo del territorio, cantando a squarciagola per attirare la femmina. La coppia si forma nelle prime settimane di primavera, ed è in questa fase che delude la sua proverbiale “solitudine” gratificando la vista dell’occasionale osservatore.
Preferisce nidificare in fondo a cavità naturali di aride pareti rocciose (da cui la definizione dialettale di “Merlo di Roccia”), ma anche nei buchi di vecchi casolari in disuso o su travi nel sottotetto di cascinali abbandonati e privi di infissi. Il nido si presenta a forma di coppa e di discreta fattura, costruito con ramoscelli di diametro via via decrescente dal perimetro esterno, che si fanno particolarmente sottili ed accoglienti nell’incavo centrale, destinato ad accogliere le uova prima, e gli inetti nidiacei poi.
I siti di nidificazione sono, in genere, posti a distanza adeguata dal suolo, e normalmente poco accessibili, sia ai predatori che ai fotografi naturalisti.
 

LE OSSESSIONI DEL FOTOGRAFO NATURALISTA

Alcune mancate esperienze di fotografia naturalistica possono assumere una particolare valenza emotiva e, in taluni casi, il voler catturare una qualche sequenza comportamentale poco osservata o addirittura mai documentata può accendere un desiderio irrefrenabile o trasformarsi in una sorta di ossessione. A volte ciò capita perché la Specie in questione è talmente rara che, nonostante anni di ricerche, è praticamente impossibile scoprirne l'occasionale sito di nidificazione; altre volte, la Specie (vedi la Tortora selvatica) è talmente diffidente da abbandonare, alla benché minima ingerenza esterna, le uova o anche i nidiacei con incredibile rapidità. Nel caso del Passero Solitario, ad una naturale ma Femmina di Passero Solitario non esasperata diffidenza della Specie (la cui nidificazione si rivela peraltro abbastanza comune e di facile osservazione), si aggiungono alcune difficoltà oggettive di non facile soluzione, prima tra tutte, quella "maledetta" tendenza a nidificare ad una certa altezza dal suolo, il che rende estremamente scomoda (anche se tecnicamente non impossibile) la posa delle apparecchiature fotografiche o, al limite, impone inquadrature dal basso quasi sempre poco soddisfacenti. Un'ulteriore difficoltà, comune a tutte le Specie nidificanti in fondo a cavità naturali o artificiali, è rappresentata dalla mancata documentazione fotografica delle scene di "vita familiare", quali l'imbecco alla prole e la pulizia del nido. Tale problematica è stata brillantemente risolta per altre Specie, quali le varie Cince ed i Picchi, che accettano di buona lena le cassette nido in legno, predisposte per l'applicazione di flashes e macchina fotografica. Ben più riottoso il "Nostro" Monticola solitarius, che, come detto, predilige nidificare nel fondo di cavità naturali o in profondi buchi (40-50cm dal bordo) di vecchi casolari abbandonati e si rivela così Specie di oltremodo difficile documentazione.
Con queste premesse, si comprende il perché della nostra "ossessione": nonostante decine di nidi osservati, mai una soddisfacente ripresa fotografica. La scena è classica: il maschio (o la femmina) posa per una frazione di secondo sul bordo della cavità, per poi sparire nell'oscurità del fondo. Un secondo ancora, ed eccolo di nuovo volare via dal buco come un siluro.
Più che altro, ci frustrava l'idea di riempire l'articolo con monotone foto tutte sul bordo del buco.
Ma non era il bordo esterno della cavità che ci affascinava. Come nel mitico "
Viaggio al centro della terra" di Giulio Verne, noi volevamo scoprire cosa accadeva aldilà del bordo, durante tutto il tragitto che la femmina percorreva, centimetro dopo centimetro, dall'inizio fino alla fine della cavità e, soprattutto, quali scene nascondeva la semioscurità del fondo, proprio lì dove era racchiuso il prezioso nido. I piccoli sarebbero stati immobili sul fondo del nido o avrebbero riconosciuto l'incedere del genitore, protendendo senza timore i becchi spalancati? La preda trasportata dal genitore sarebbe stata divisa tra i nidiacei o sarebbe finita interamente nelle fauci di un unico piccolo? La femmina avrebbe atteso paziente l'emissione delle feci da parte dei novelli o avrebbe lasciato il nido subito dopo l'imbeccata? Ed il maschio? Che differenze avrebbe manifestato nell'atteggiamento verso la prole rispetto alla compagna? Erano questi gli interrogativi che ci ponevamo e che nessuna foto al bordo esterno della cavità, a ben 40cm dal nido, avrebbe mai potuto risolvere.
Il fondo della cavità prescelta dal Passero Solitario per la nidificazione era in definitiva diventato la nostra vera ossessione. Ci voleva un'occasione particolarmente fortunata e, forse, sapevamo che prima o poi sarebbe arrivata. 

ESTATE 2001

Anche quest'anno la ricerca è stata spasmodica. Tutti i nidi da noi reperiti rivelano le medesime problematiche degli anni precedenti, in termini di difficoltà nella posa delle apparecchiature fotografiche e, soprattutto, nella cattura di una qualche immagine degna di nota.
In una di queste infruttuose sortite “alla ricerca del Passero Solitario”, il colpo di fortuna: Salvatore, un pastore del luogo, senza conoscere il motivo del nostro girovagare, ci avvisa di aver osservato l’andirivieni di una coppia di “Merli di Roccia” (così chiamati in vernacolo locale) nei pressi di un vecchio casolare abbandonato. Prontamente, e per l'ennesima volta, decidiamo per un sopralluogo, sicuri di scovare il solito nido a svariati metri dal suolo e fotograficamente poco interessante.  

AL VECCHIO CASOLARE ABBANDONATO

Ci troviamo in contrada Pritti, un vecchio agglomerato di case abbandonato da quasi mezzo secolo. Le crepe sui muri pericolanti e le vecchie tegole divelte dimostrano un totale disinteresse da parte degli attuali proprietari, discendenti di quei dignitosi coloni che un tempo qua vivevano di pastorizia e di piccole coltivazioni. In alcune abitazioni gli infissi delle porte hanno ceduto alle intemperie climatiche ed alla noncuranza dei proprietari. E' possibile (ma per motivi di sicurezza non consigliabile) entrare e, limitandosi a "spiare" dall'esterno, sono ancora visibili appesi sui muri ricordi di una vita passata e forse sepolta per sempre: una caffettiera arrugginita, un vecchio crocifisso e qualche piccola fotografia in bianco e nero. Quasi sentiamo l'aroma di un vecchio caffè ed, in lontananza, le preghiere delle donne per quel viso in bianco e nero frettolosamente dimenticato su una parete abbandonata.
D'improvviso, il ripetuto e chiassoso fischio d'allarme del maschio di Passero Solitario appostato sul tetto diroccato, ci riporta al reale motivo della nostra visita al vecchio casolare, e soprattutto conferma la presenza di una coppia nidificante. "
Se i Merli di roccia fanno baccano - ci dice il pastore - sicuramente c'è il nido". Noi questo lo sappiamo bene, ma ci piace ascoltare fino in fondo la restante spiegazione del pastore e seguire così le trame della saggezza popolare, che senza proclami e con poche parole dimostra una sbalorditiva e quasi innata capacità di comprensione degli eventi naturali.
Non è facile scoprire il nido in questa antica frazione, le case sono una decina, ma tutte con numerosi fori sulle pareti laterali. Vi siete mai chiesti il perché di questi numerosi buchi che le vecchie case conservano sulle loro pareti laterali? Fino a qualche decennio fa, la costruzione delle case avveniva per gradi. Non esistevano ancora i moderni ponti montabili ad incastro. I muratori, a circa 3/4 della parete, inserivano delle travi provvisorie, che avevano delle propaggini esterne. Su tali travi venivano appoggiati dei tavoloni, che servivano ai muratori come ponte di lavoro, sia all'interno che all'esterno. Una volta terminati i lavori, i buchi che rimanevano dalla rimozione delle travi provvisorie (in genere, due o quattro per ogni parete), venivano murati dall'interno, ma solo per piccoli spessori, visto che i buchi esterni potevano servire ancora, ad esempio per rifinire dopo qualche anno la facciata.
Una scala esterna meno pericolante ci consente di salire su una terrazzina, da dove abbiamo una visione abbastanza panoramica di alcuni muri e di numerose cavità esposte ad ovest. Siamo nel tardo pomeriggio e la luce del sole incide in maniera favorevole. E' incredibile, ogni buco che riusciamo ad osservare contiene un nido più o meno vecchio di Passero Solitario.
 

IL NIDO DEL PASSERO SOLITARIO

Decidiamo per una postazione mimetizzata, che ci consenta di individuare con sicurezza la cavità prescelta dalla coppia. Scendiamo dal terrazzo ed attraversiamo uno stretto vicolo coperto con una vecchia tettoia. Anche qua vi sono delle cavità nel muro, osservo e, quasi sbadatamente, da una di queste noto fuoriuscire del materiale vegetale. Forse un nido di Passero comune? Ma i Passeri lasciano un solo foro come ingresso, chiudendo tutto il resto con della paglia. No, non può essere un nido di Passero comune. Mi avvicino, d'altronde è anche abbastanza basso (circa 1,80m dal suolo) e guardo dentro: una rapida e disillusa occhiata mi consente di vedere la femmina di Passero Solitario immobile ed accovacciata sulla coppa, che cova amorevolmente le sue uova a venti centimetri dal mio naso.
Ho guardato negli occhi la femmina di Passero Solitario, se solo avessi potuto minimamente sospettare che quello poteva essere il nido, non mi sarei neanche avvicinato. Per fortuna non lo sapevo, così ho inconsciamente osato, e per la prima volta ho potuto vedere una femmina di tale Specie in cova sul nido.
L'incrocio di sguardi tra me e la femmina di Passero Solitario lo ricordo ancora come uno degli incontri ravvicinati più emozionanti della mia vita. Lei è rimasta immobile, ma tesa come una molla pronta a scattare. Con movimenti compassati, mi allontano dalla parete, esco da sotto la tettoia, finalmente posso respirare. Mi volto, ancora la intravedo: è nel nido, per fortuna non è volata via, forse ha capito che tra i due ero io quello più emozionato.
Un nido di Passero Solitario costruito sul bordo esterno della cavità, un evento credo inconsueto se non addirittura eccezionale. Ma perché mai questo nido era sul bordo del buco e non, come nei costumi della Specie, sul fondo? Forse una femmina giovane ed alla sua prima ed indecisa nidificazione?
Al termine delle riprese, involati i novelli, avremmo scoperto che anche questo nido era effettivamente nel fondo di una cavità, lunga però non oltre 20cm, contro i 40-50 delle cavità abituali. Dunque, non era la posizione del nido inconsueta, bensì la scelta di una cavità nettamente meno profonda della norma. In questa scelta, crediamo abbia giocato un ruolo fondamentale la tettoia soprastante (a circa 30cm dal nido), che aveva creato un ambiente sufficientemente riparato ed in penombra, tanto da indurre la femmina a scegliere quella piccola cavità come sito di nidificazione.
Ecco finalmente un nido avvincente, dove avremmo potuto realizzare qualche degna ripresa fotografica e studiare meglio i costumi della Specie.
Ci diamo appuntamento dopo una settimana, non senza qualche timore per le sorti di quel nido così visibile ai predatori. Per fortuna, la tettoia ed il totale abbandono della contrada, giocano la loro parte e dopo i fatidici sette giorni ritroviamo la coppa ed il suo prezioso contenuto. Questa volta, dopo pochi minuti dal nostro arrivo, ad emettere il fischio d'allarme sono entrambi i genitori, dunque è fatta, i piccoli sono nati.
Piazziamo l'attrezzatura fotografica, un corpo macchina munito di zoom 100-400mm e due flash, e colleghiamo il telecomando. La presenza, a poche decine di metri, di un vecchio fienile ci consente di occultarci a relativamente breve distanza, col doppio vantaggio di sparire dalla vista dei genitori e di poter osservare comodamente gli usi ed i tempi della coppia.
Ripetiamo il rituale degli appostamenti ogni mercoledì e sabato per due settimane, ottenendo delle immagini degne sicuramente di nota ed acquisendo alcune notizie interessanti sul comportamento in natura dei Passeri Solitari.
Così, abbiamo potuto notare che già dai primi giorni di vita dei nidiacei (la prima “ripresa” avvenne a tre giorni di vita) sia il maschio che la femmina si occupano delle cure parentali, tornando con un ritmo frenetico al nido, in media ogni 15 minuti. Alla posa dell’apparecchiatura, il primo “coniuge” a fare ritorno al nido è stato costantemente il maschio, non per superiore affezione al nido rispetto alla sua compagna, bensì per una maggiore “faciloneria” e superficialità tipica del sesso maschile. La femmina, viceversa, ben più dubbiosa e sospettosa rispetto al suo consorte, ha sempre realizzato un lento e cauto rituale di avvicinamento alla prole, utilizzando dei posatoi abituali, con l’evidente scopo di evitare che eventuali predatori potessero scoprire la cavità prescelta per la nidificazione. Fin dai primissimi giorni di vita dei
pulli, contrariamente a quanto riportato in letteratura, gli adulti già trasportano insetti di grosse dimensioni (lombrichi, farfalle, libellule, ragni ecc.), come testimonia la documentazione fotografica che rappresenta la femmina con nel becco una Scolopendra di almeno 8cm, per piccoli di 4 giorni di vita.
A partire dalla prima settimana, occasionalmente vengono trasportate al nido anche lucertole di medie dimensioni. Dopo l’imbeccata alla chiassosa prole, ambedue i genitori attendono pazientemente l’emissione delle feci, rapidamente allontanate dal nido, che rimane così costantemente pulito.
Dopo due settimane i piccoli si sono involati, quasi salutandoci. Noi abbiamo raccattato per l'ultima volta l'apparecchiatura fotografica, non senza un pizzico di nostalgia, per un nido di Passero Solitario che più degli altri aveva acceso la nostra attenzione.
Rimaneva, però, un senso latente di insoddisfazione. Si, il nido era sul bordo, ma le cure parentali avvenivano costantemente all'interno della cavità ed a noi di tante scene interessanti sono rimaste soltanto immagini della coda del maschio o della femmina. In sostanza, cosa accadeva aldilà del fatidico bordo esterno continuava ancora ad essere un mistero. Ma quella del 2001 era un'estate davvero magica, da lì a poco avremmo trovato un altro nido "fortunato" di Passero Solitario, costruito in un classico buco profondo circa 40cm, ed avremmo scoperto cosa accadeva anche negli oscuri meandri della cavità. In che modo lo scoprirete anche voi in un prossimo servizio, nel quale, mostrandovi delle immagini forse uniche, vi parleremo delle abitudini dei genitori e dei piccoli all'interno della cavità. 

Massimo Natale

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